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Orgoglio, questo mio peccato capitale

Non sono sempre stata così, orgogliosa intendo.

Sono stata insicura, mi è mancata l’autostima, mi sono odiata al punto di volermi annientare con le mie stesse mani. A un certo punto ho persino pensato che non sarei stata in grado di concludere niente e che forse anche la vita stessa aveva un po’ perso il suo senso.

Poi no. Poi è successo qualcosa che nel bene o nel male mi ha fatto uscire da quel circolo vizioso che la mia depressione era diventata: è successo che mi sono guardata intorno e ho creduto di aver tanto da dare, da fare, da ricevere. E lentamente, ma forse neanche troppo, sono risorta dalle mie ceneri.

Questa resurrezione, chiamiamola così, ha portato un grosso cambiamento nel mio modo di essere: mi ha reso orgogliosa, appunto. Orgogliosa di me.

Ha trasformato la mia rabbia in energia e forse ho anche un po’ peccato di presunzione credendo di poter fare tutto da sola, ma alla fine dei fatti direi che mi preferisco così. Non so gli altri, ma io finalmente mi piaccio. Mi stimo. Mi ammiro anche, per certe cose.

E quindi va da sè che se qualcuno si intromette in qualcosa che ho ottenuto, magari sudandomela, magari lottando contro burocrazia favoritismi e monopoli vari, io non ce la faccio – esplodo. Divento anche arrogante, pur di difendere quella che è stata una fatica mia e non un regalo piovuto dal cielo.

Sono fottutamente orgogliosa.

Vivo in casa di mia nonna da un anno e mezzo, non pago niente, mi adatto alle restrizioni di un appartamento in cui il sole arriva solo nei pomeriggi estivi e le cui dimensioni mi obbligano a condividere ogni singola cosa con gli altri membri della famiglia. Viviamo con tre scatole e un mobiletto di giochi in salotto, con meno di due metri quadrati per muoversi; dormiamo in quattro (fra poco cinque) in una camera matrimoniale; non abbiamo una cucina abitabile e la carta da parati è così vecchia che ha iniziato a fare la muffa. Nonostante questo, non mi lamento nè mi approfitto della situazione: continuo a fare la lavatrice e passare l’aspirapolvere dopo le sette di sera, a tenere il riscaldamento sui venti gradi per non ricevere bollette esagerate, a chiudere il rubinetto dell’acqua (e farlo chiudere ai bimbi) mentre mi lavo i denti. Il risultato è che le bollette della luce sono quasi invariate rispetto a quando ci viveva solo mia nonna e il gas mi pare sia circa la metà di quello che una normale famiglia consuma nei mesi invernali.

Non sono un parassita nè un’approfittatrice.

Però sì, mi scoccia dover rinunciare alle agevolazioni per l’arrivo di un nuovo bebè solo perchè faccio parte dello stato di famiglia di mia nonna.

Fino al mese scorso ho pagato il mutuo sulla mia casa, ho pagato le mie bollette, ho pagato le mie tasse (tutte, canone rai compreso), ho pagato l’assicurazione e il bollo della mia macchina, ho pagato la mia spesa, ho pagato la mia benzina, ho pagato il meccanico e il cambio gomme, ho pagato i miei cellulari (ci siamo addirittura concessi un extra di nove euro mensili per avere internet sull’ipad, perchè no, non abbiamo internet a casa), ho pagato l’asilo di mia figlia e via dicendo.

Non vivo di rendita nè mi crogiolo nella ricchezza. Non mi vanto ma non voglio essere sminuita.

Abbiamo venduto casa e quindi da due mesi siamo senza spese (anzi, veramente a fine giugno abbiamo pagato la tasi come tutti), ma stiamo cercandone un’altra e nel mezzo viviamo da mia nonna.

E’ vero, i miei ci hanno aiutato nell’acquisto del terreno e a risolvere un debito che qualche persona di basso livello ha pretesto di chiudere prima del previsto, persona che tra l’altro adesso ci deve circa tremila euro in più di quello che era il nostro debito allora.

Ma è anche vero che se i miei avessero necessità di riavere indietro i soldi, potremmo restituirglieli tutti. Adesso. Senza rateizzare.

E potremmo comunque continuare a cercare una casa, perchè avremmo ancora dei risparmi per permetterci un’offerta.

Io e Salvo abbiamo mille difetti, abbiamo avuto mille problemi, e abbiamo anche avuto molto aiuto – è innegabile. Ma quello che abbiamo fatto, l’abbiamo sempre portato avanti contando solo sulle nostre forze. Abbiamo risparmiato per nove anni, più o meno da quando ci siamo messi insieme. Non abbiamo ceduto a sfizi, abbiamo allontanato le tentazioni, abbiamo rinunciato a vacanze costose rimanendo nelle nostre spiagge per quasi tutte le otto estati passate a Modica.

Non abbiamo vissuto da eremiti, anzi. Abbiamo imparato a godere di altro, invece che delle cose materiali.

Orgogliosamente davanti alla nuova porta di casa nostra

Orgogliosamente davanti alla nuova porta di casa nostra – A.D. 2012

Abbiamo costruito casa nostra dal niente.

Abbiamo rischiato l’ulcera per mille cose, non abbiamo mai mollato.

Abbiamo dovuto vendere, siamo dovuti venire qui.

E’ vero, ci hanno prestato dei soldi (che non hanno voluto indietro) e al momento ne aspettiamo altri, i nostri, che corrispondono a un terzo sul totale di quello che ci hanno prestato. Non briciole, propriamente.

Eppure viviamo serenamente con due figli e una in arrivo.

Non abbiamo vizi, non abbiamo grandi svaghi, ma ci divertiamo e non sentiamo la mancanza di pressochè nulla.

Questo non significa che io non debba sentirmi in diritto di chiedere le agevolazioni fiscali che mi spettano. Salvo non ha un reddito alto, tutt’altro. Mia nonna non mi mantiene e se mi chiedesse l’affitto sarei in grado di pagarlo senza rinunce.

Io sono orgogliosa di quello che ho fatto. Molto orgogliosa.

E detesto che qualcuno si limiti a vedere l’anno e mezzo passato, quello in cui ho vissuto a casa di mia nonna.

Voglio vedere quanti di voi riuscirebbero a vivere in quattro in quarantacinque metri quadrati di casa. Senza internet e senza sky. E in inverno, pure senza sole.

Quindi sì, pecco di orgoglio. E molto.

E odio che mi si dica, eh però i tuoi ti hanno aiutata.