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Il mare che non ho

Sapevo che mi sarebbe mancato, sapevo. Mi mancava in inverno, figuriamoci con trenta gradi la panza del settimo mese e le zanzare tigre.

L’asilo è finito soltanto ieri e già mi sento persa. Siamo qui, io la panza e i bimbi in un minuscolo appartamento con un balconcino che alla fine è più dei gatti che nostro. Qui, a sudare di un caldo che io non ricordavo e loro non conoscevano proprio. A pensare alla casa che abbiamo venduto e che non è più nostra, a chiederci, anzi a chiedermi, come passeremo i prossimi due mesi. 

In realtà dopodomani partiamo per una settimana di mare, anche se (perdonatemi Lignanesi) fatico un po’ a farmi piacere l’idea del mare di Lignano quando io avevo questo:

 
E vabbè. La vita è fatta di scelte, di rinunce e sacrifici che portano avanti. 

Mio marito non ha nemmeno per la testa di tornare in Sicilia, io in effetti ci sto pensando tanto ora che è arrivato il caldo ma poi so che se tornassi là sarei nervosa e stressata come lo sono stata tutta l’estate scorsa – anche se io adesso seleziono i ricordi ed ecco è il mare. Per ora è il mare.

Stiamo cercando casa e abbiamo trovato una zona verde e collinare che ci garba molto. Domani andiamo a vedere due villette a schiera e fino a settembre vorrei poter vedere più case possibile. A settembre arriva Emma Luna e quindi quanto meno mi piacerebbe avere in mano il compromesso.

Non stiamo ancora sognando in grande.

Un passo alla volta e ci arriviamo.

E ci torniamo, mare. 

Ci torniamo, vedrai.

Novembre di traversate, ricordi e ricoveri

Novembre non ha fatto in tempo ad iniziare che è già finito, non riesco a fissare nella mia mente tutto quello che vorrei: il tempo corre, mi sfugge, si succedono grandi cambiamenti e piccoli impedimenti, si cerca di incastrare tutto e in qualche modo ce la si fa. Ma che stanchezza nel mezzo!

Due settimane fa è arrivato Salvo, in furgoncino con il nostro amico muratore che ci ha aiutato con il trasloco (una manna dal cielo, un viaggio indimenticabile) e due giorni dopo, giusto il tempo di un colloquio in un’importante azienda (speriamo speriamo speriamo), siamo ritornati giù, a recuperare gatti e macchina e a chiudere casa, ancora invenduta.

Una settimana soli io e lui, evento che non si verificava dal giorno in cui è nata Noemi. Avrei voluto passare gli ultimi giorni al mare, in solitudine io e lui, ma parte del mio cuore è legato alle persone che negli ultimi anni sono entrate nella nostra vita come una seconda famiglia, che alcune di loro definirle amiche non rende proprio. Non è vero che me ne vado arrabbiata, la rabbia c’è stata ma io adesso ho il cuore gonfio di bei ricordi.

Abbiamo raccolto conchiglie sugli scogli e abbiamo portato il mare da Nicole, che non l’ha mai visto e mai lo vedrà.

Abbiamo riso e scherzato e ci siamo sentiti carichi e pronti a partire, tranne poi addormentarci come due bimbi sul furgoncino che per fortuna non guidavamo noi.

Ci siamo autoinvitati a ogni pranzo e ogni cena ma entrando in casa sapevamo di essere attesi.

Abbiamo salutato Lyla che adesso ha dei nuovi meravigliosi “genitori”.

Ho mangiato la mia ultima crepe a Modica bassa.

Ho aperto il cuore e risposto a domande sul mio passato alle uniche persone che in otto anni hanno avuto la curiosità di chiedere. E l’ho fatto volentieri, senza imbarazzo.

Al mio compleanno mi è stato regalato un mortaio fatto a mano, non me l’aspettavo e non mi aspettavo nemmeno di commuovermi una volta che i saluti sono finiti e la porta s’è chiusa alle nostre spalle.

Abbiamo attraversato l’Italia per l’ennesima volta, carichi di bagagli ma soprattutto di affetto.

Salvo ha fatto il secondo colloquio nell’azienda che nemmeno nei progetti migliori. Stiamo ancora aspettando una risposta (entro fine anno, hanno detto) ma osiamo sognare e in fondo non smetteremo nemmeno se dovesse andar male.

Noemi è stata ricoverata due giorni e non abbiamo capito la causa, se un virus o un’indigestione o una botta in testa che ha preso. Però s’è divertita e dice che ci vuole tornare. Viaggiava nel corridoio con la sua flebo e sembrava una piccola donna, non più una bambina. Niente le procurava disagio, tutto la incuriosiva.

Abbiamo ancora decine di scatoloni chiusi e probabilmente rimarranno chiusi per un po’. Abbiamo un nuovo letto a castello in camera e sempre meno spazio dove muoverci. Ma abbiamo una casa e non importa quanto sia piccola e quanto ci pesteremo i piedi.

Ora siamo davvero pronti a ricominciare.

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