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Ma se ve ne andate come fate con Nicole?

Ce ne andiamo.

Era questo il grande progetto di cui ancora non potevo parlare. Ce ne andiamo e non è più un segreto. La Sicilia non fa più per nessuno di noi. E’ un tornare, ma non un tornare indietro: è un tornare daccapo.

Scalpitiamo tutti ormai e la partenza è prossima: torniamo nella provincia milanese.

Quando l’ho detto la prima volta alle prime persone che l’hanno saputo, molte di loro si sono chieste cosa sarebbe successo con Nicole, che è sepolta al cimitero di Modica. Anni fa, dopo averla persa, mi ero più volte detta che nonostante qui non mi sentissi a casa non avrei potuto andarmene e lasciarla sola in quel posto orribile che all’epoca era il campo dei fanciulli; ma ora molto è cambiato, il lutto s’è trasformato in accettazione, la rabbia s’è placata e soprattutto il cimitero è passato sotto la gestione dei privati, che pur non facendo un eccellente lavoro, fanno comunque un discreto lavoro di mantenimento. Il campo dei fanciulli è tenuto abbastanza in ordine e questo un po’ ci ha tranquillizzati.

Purtroppo la vita va avanti. E non posso imprigionare noi che siamo vivi in una terra che è bloccata e per il bene di una persona che, obiettivamente seppur dolorosamente, non c’è più.

In più, succede nella vita di incontrare persone belle. Amici veri. Di quelli che senti con il cuore ancor prima di carpire le loro parole.

Un amico ha fatto questo:

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Gli abbiamo chiesto se conosceva qualcuno a cui chiedere per poter lasciare nostra figlia con una tomba che non avesse particolare bisogno di essere curata (e quindi in pietra – la piastrella decorata ce l’aveva regalata subito dopo la sepoltura un fornitore di mio marito) e lui ci ha risposto che se ne sarebbe occupato personalmente. Ha recuperato la pietra e l’ha lavorata con le sue mani, e con Salvo, una domenica mattina, sono andati a posarla sfidando le mafie del cimitero. Manca ancora un po’ di ghiaia e qualche piccolo accorgimento ma questo spetta a noi. Io e i bimbi abbiamo comprato due nuovi angioletti e dei piccoli fiori che loro stessi hanno voluto lasciarle e ora lei è lì, in pace, come noi.

Possiamo andare sapendo che il vento e la pioggia non rovineranno più i nostri goffi tentativi di abbellire il suo piccolo pezzo di mondo.

Possiamo andare sapendo che c’è chi se ne prenderà cura, così come in questi ultimi anni s’è preso cura di noi.

Possiamo andare sapendo che in tutto quello che è andato male abbiamo trovato un amico.

Un amico vero.

Stranezze

La vita è strana. Un giorno ti svegli e ti porta via tutto, pensi che niente abbia importanza, niente abbia senso, rivaluti tutto quello che hai fatto fino a quel momento, cambi le priorità, non dai peso a cose che prima erano fondamentali, credi che nella vita in fondo c’è solo una cosa che abbia davvero valore. E ne ha così tanto che è inestimabile. Più del denaro. Più delle fortune materiali.
Eppure c’è sempre qualcuno che con un pugno ti porta a terra. E infierisce su ferite dilaniate dal dolore. Ti porta a pensare, a innervosirti per cose che tu reputi senza senso. Ti porta a capire quanto tutta la vita sia colma di ingiustizie. Ti porta a capire come essere buoni in fondo non serve proprio a niente.
E vorresti urlare, prendere le persone a sberle, tirare calci a chi ti ha portato via tutto. Vorresti, ma alla fine ti fermi e allarghi le braccia. Speri che qualcuno ti aiuti. Ma non c’è nessuno.
E torni sulla sua tomba, pensando che quella era felicità. Ed ora è morta.
Non c’è più.