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Stasera la luna…

Pensavo – mi ero convinta – che anticipasse più di Nicolas, che è nato a 38+2 settimane.

Sono a 38+4 e non ho alcun tipo di segnale, se non che improvvisamente due giorni fa mi è scesa la pancia. Non sono in ansia per il suo arrivo, sono in ansia per un miliardo di cose che contornano quest’attesa. Ho mille pensieri, che più o meno è normale, ma più che altro non riesco a decidermi se vorrei partorire subito o se invece forse preferirei che mi lasciasse ancora qualche giorno.

Tutti gli esami che ho fatto, ultimi compresi, non mi hanno rassicurata. Anzi, l’elettrocardiogramma mi ha mandata in paranoia. Era completamente sballato, ma mi hanno congedata con un “vabbè è a posto perchè hai la pancia che schiaccia” che non mi tranquillizza per niente. Per quale motivo farmi fare un elettrocardiogramma prima del parto se poi c’è qualcosa che non va ma non importa? Allora tanto valeva non farlo. Perchè le scritte su quel foglio sono brutte, e con brutte intendo brutte che spaventano. Che forse due paroline in più la dottoressa di turno poteva dirmele – e io che ho sempre fatto mille domande qui mi freno.

E poi di nuovo lo streptococco, e il fatto che partorirò in un ospedale che non conosco, dove forse c’è più assistenza e forse è proprio quest’assistenza in più che mi spaventa. Io sono abituata a partorire assistita dal mio ginecologo e poi ad essere lasciata a me stessa. Che è orripilante per tutto ma è la realtà che conosco e che quindi mi rende sicura. Essere lasciata sola con Emmaluna, a gestirmi i cambi, i pannolini, i pianti e l’allattamento.

E’ la terza figlia, non mi spaventa il suo arrivo, più o meno so a cosa vado incontro. E ho un grosso desiderio di stare sola con lei, per godermi quei momenti che in gravidanza un po’ mi sono mancati.

Settimana scorsa, in una buffa conversazione a due notturna, accarezzandomi la pancia le ho chiesto per favore di aspettare un attimo, che volevo fare l’inserimento alla materna di Nicolas e vedere la loro prima lezione di piscina (ne ho viste un miliardo, Nicolas è in acqua da quando aveva quattro mesi, ma è una cosa che amo, che mi diverte, che mi rende felice). Lei mi ha ascoltata, così come quando qualche giorno dopo le ho chiesto di darmi un segnale, che volendo poteva uscire, Salvo era lì accanto a me nel letto e aveva tempo fino alle sei del mattino per farmi capire se c’era. Si è fatta sentire per qualche ora ma quando mio marito s’è svegliato è ammutolita. Però la pancia era scesa.

Da quel momento sono passati due giorni e due notti, una visita in consultorio che non mi ha lasciato niente e… mi è tornata l’ansia. Ansia di andare oltre al termine e dover rivivere un parto indotto, ansia che nasca e io non sono pronta. In fondo il pancione non mi dà alcun fastidio, non mi limita, non mi impedisce di continuare a fare la mia vita come prima di avere la bimba dentro di me. Non sento il peso della gravidanza. Ho un’enorme voglia di conoscerla, questo sì. Ma ho un’enorme paura di non riuscire a fare tutto in tempo.

Perchè mai dovrei poi?

Fare tutto in tempo?

Potrei semplicemente lasciarmi andare e viverla così, come viene.

Ma che maniaca del controllo sarei se non impazzissi di fronte all’imprevedibilità della Natura?

Oggi è luna nuova.

Piove che sembra autunno.

Salvo ha il giorno libero perchè il suo capo sta cercando di organizzargli i turni in modo da riuscire a coprire la panetteria anche se lui dovesse correre via all’improvviso, e la domenica non sarebbe possibile. Sarebbe perfetto.

Ma piove e sembra autunno e i miei bimbi sono nati tutti col sole.

Anche se lei si chiamerà Emmaluna.

E’ la terza figlia che metto al mondo eppure non cambia niente: arrivi al nono mese ed è tutto un vivere attimo per attimo un’attesa che è dolce e snervante allo stesso tempo, un’attesa che è… lunga quanto tutti i nove mesi di gravidanza messi assieme.

Emmaluna un mese fa

Emmaluna un mese fa

 

Bambini bambini e ancora bambini: di vita vissuta e desideri

L’altro giorno, così, per sicurezza, ho chiesto a Noemi se le piacerebbe un altro bambino in famiglia.

Sì! mi ha risposto entusiata. Però mamma io voglio un fratellino più grande.

Vabbè lo sapete tutti che vogliamo il terzo figlio e che lo vogliamo da un pezzo, io da oltre un anno e Salvo da poco meno. In genere una volta che hai fatto la coppia la gente dà per scontato che tu sia soddisfatta e che si possa mettere un punto al capitolo famiglia e andare oltre. Pensare ad altro.

Innanzitutto, fare la coppia non è mai stato un obiettivo che mi sono posta, non avevo alcuna curiosità per il maschietto e se fosse venuta un’altra femmina sarebbe andata benissimo. Ora che ho Nicolas sono felicissima di avere nella mia vita un altro uomo: è un universo così diverso, un’esplorazione continua in diversi modi di sentire e di esprimersi che si vedono già dalla culla. Non avevo particolari desideri per la seconda (terza) gravidanza; al contrario ammetto di aver voluto una femmina con tutto il cuore quando sono rimasta incinta di Noemi, un po’ perchè già la desideravo quando ho scoperto di aspettare Nicole e un po’ proprio perchè l’avevo persa e desideravo ritrovarla. Insomma, poteva essere Nicolas o una bambina e sarei stata al settimo cielo alla stessa maniera.

Quindi per me l’aver fatto la coppia non significa niente. Amo entrambi i miei figli e apprezzo di loro ogni aspetto della loro femminilità (poca!) o mascolinità. Mi piace il confronto che hanno, mi piacciono le diverse dinamiche che si instaurano, odio quando litigano e amo osservarli di nascosto quando si siedono sul divano con un libro e Nicolas chiede a Noemi di leggerlo e lei gli racconta le immagini e risponde alle sue mille (incomprensibili) domande.

Non amavo i bambini prima di Nicole. E quando l’ho persa ho fatto fatica a rientrare in contatto con loro. All’inizio ero imbarazzata, non li capivo, non percepivo le loro esigenze, non sapevo cosa dir loro e detestavo che mi venissero intorno.

Non avrei mai pensato di arrivare oggi e desiderare con tutto il cuore di poter avere una grande famiglia.

Desidero il terzo figlio, che prima o poi arriverà, e non so se poi desidererò anche il quarto. Al contrario, non ho ambizioni lavorative o personali di particolare grandezza. Vorrei poter avere un po’ di tempo in più per me stessa ma mi rendo conto che al momento la mia felicità passa attraverso gli occhi dei miei figli.

Non mi sono rimbambita e anch’io sto attenta ai soldi e a volte ho paura che questo mio ottimismo verso la vita possa non essere ricambiato. Al momento nè io nè Salvo stiamo lavorando (ma… e incrociamo le dita non dico altro), abbiamo qualche piccolo risparmio e una casa da vendere quindi prima o poi un minimo di tranquillità finanziaria l’avremo. Non ora forse, non l’anno prossimo, magari fra dieci anni chissà. O forse finiremo sotto i ponti, ma finchè non succede non vedo perchè devo preoccuparmene. Siamo persone attente, il sognare e il desiderare non ci impedisce di essere razionali, ma ci permette di non scoraggiarci mai.

Ho davvero un forte desiderio di maternità. Amo la gravidanza in sè, è uno stato fisico che mi fa sentire utile, quando sono incinta mi sento in armonia con l’universo, come se alla fine il mio compito primordiale di donna fosse stato assolto. Amo sentire di avere vita dentro di me e amo pensare di aver creato io, insieme a mio marito, una cellula che è diventata un bambino in pochi mesi. Amo non sentirmi mai sola e amo gli ormoni gravidici che mi fanno sentire leggera (cosa che, avrete intuito, capita raramente nella mia vita mentale).

Amo il momento in cui ci si incontra e ora che ho vissuto anche l’incontro tra due fratelli non vedo l’ora di riviverlo, a tre. Quel momento magnifico in cui il grande accoglie il piccolo e lo riconosce come suo, esattamente come fa la mamma quando le appoggiano il figlio accanto.

Amo la maternità e come mi fa sentire. Amo la sensazione di avere un senso, un senso che per molti è normale e invece a me riempie. Amo vivere con i bambini e ricominciare tutto daccapo e riscoprire la vita che solo loro sanno ancora apprezzare così tanto. Amo rubare la loro fantasia e cercare di ritrovare la mia. Amo il non essere mai sola e l’essere sempre utile a qualcuno.

L’altro giorno prima di addormentarmi ho avuto un attimo di panico all’idea della terza (quarta) gravidanza. Quello stesso attimo di panico che ho avuto il mese prima di scoprire di aspettare Nicolas. Quello stesso attimo di panico che ho avuto il mese prima di rimanere incinta di Noemi. Quel panico che ti prende e che ti fa domandare, ommioddio ma ce la farò?

E’ che io già lo so. Non importa l’insicurezza, importa l’amore. Non importa che tipo di madre sarai, importa che sarai per sempre la loro mamma. Non importa la paura, loro ti daranno sempre un motivo per sognare ancora e per credere che la felicità esiste.

Io so che ce la faremo.

Così come sapevo che Noemi non sarebbe stata gelosa e avrebbe apprezzato un altro bimbo in casa. Ci sono attimi, minuti, di reciproca gelosia, ma i miei figli nell’essere fratello e sorella hanno trovato un’enorme risorsa e so che sarà lo stesso con il bambino che da qualche parte ci sta aspettando.

D’altronde Noemi ha saputo accogliere l’idea di una sorellina in cielo, si porta in giro una bambolina che ha chiamato Nicole e mi dice che noi non la possiamo vedere ma magari se la chiamiamo forte Nicole può vedere noi. 

E Nicolas ancora non comprende bene tutto questo, lui è nato già fratello ma è un bambino dolce, accogliente, pacifico.

Non ho dubbi su di loro, come non ho dubbi su di me. Come non ho dubbi sul papà.

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Io ho ancora posto nel cuore, ne ho ancora tanto. Non sono folle, in realtà ho trovato la mia strada e non c’è timore che tenga, non c’è giudizio, non c’è avvertimento. Io sono questa e cambieranno il dove il come il quando ma non cambierà l’essenza di quello che sento e di quello che mi porto dentro.