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Vale la pena vivere

 

 

… mi chiederai, sì ma perchè?

 

 

Ed è quello che mi chiedo io quando mi guardo intorno e mi viene da pensare se la vita che ho donato ai miei figli sia stato un regalo a loro o a me. Io amo il mestiere di mamma (e questo si è capito) ma ogni tanto il dubbio mi viene.

Stragi, guerre, uomini cosiddetti civilizzati che trucidano balene e altri animali, ragazzi indottrinati di non si sa quale religione che si fanno saltare in aria massacrando centinaia di persone, violenza, violenza ovunque.

Mi spaventa la violenza.

A volte mi fermo senza respiro a guardare quello che mi succede intorno e mi chiedo, avrò fatto bene?

L’altro giorno, frastornata dai fatti di Parigi, mi sono detta, basta, basta. Se avevo qualche incertezza di fronte al fatto che Emmaluna sarà la mia ultima figlia, ecco, in quel momento ho semplicemente pensato, basta. Basta figli.

Ieri sera mio marito leggeva una fiaba ai bimbi di là in camera e io avevo la piccola sulla pancia, seduta. Mi guardava coi suoi occhioni stralunati  e rideva, e io la guardavo e mi chiedevo se avevo fatto bene a farla venire al mondo.

A questo mondo. 

Ma cosa ci sta succedendo?

Siamo veramente degni di essere chiamati umani?

Come sarà la loro vita? E se scoppierà la terza guerra mondiale? E se si troveranno faccia a faccia con il terrore? E se dovranno anche loro vivere quello che troppi, troppi bambini vivono nel mondo? E se un giorno anche loro dovranno scappare su un barcone?

Sono consapevole che sono pensieri di una mamma occidentale, abituata a stare bene, forse pensieri anche un po’ stupidi di fronte a chi le tragedie le vive quotidianamente e non solo attraverso il tran tran delle notizie.

Sono pensieri. Giusti sbagliati coerenti o ipocriti. Non lo so.

So che a volte ho paura che i loro sorrisi possano essere spezzati da qualcosa più grande di tutti noi. Ho paura di non poterli proteggere. Ho paura di aver sognato un mondo che non esiste.

Eppure lo so, in fondo al mio cuore, lo so.

Vale la pena vivere.

Perchè se no avrebbero vinto loro.

I cattivi.

E invece, come ha risposto Noemi l’altro giorno al mio tentativo di raccontare la guerra e il terrorismo, i supereroi, lo sai mamma, uccidono i cattivi.

Nuova vita

 

 

Quando il terrore ti entra dentro

Scrivo per esorcizzare la paura, nella speranza che battere i tasti al cellulare focalizzi la mia attenzione altrove, permettendomi di ritrovare il sonno.
Ascolto i telegiornali solo di sfuggita, non voglio lasciarmi influenzare – ma come succede a tutti le notizie degli ultimi tempi mi costringono a pensare. A chiedermi, e se?
Non passo le mie giornate a rimuginarci ma soprattutto in vista dell’Expo mi sono spesso chiesta se siamo davvero al sicuro come fingiamo di essere.
Mi sono appena svegliata da un sogno in cui un uomo nero vestito di bianco con un fucile mi separava dai miei figli. O meglio, sapevo che stava per farlo e in un primo momento ho lasciato la mano di Nicolas, come per volermi proteggere, ma poi l’ho ripresa tenendola forte, che sono loro a dover essere protetti.
Mi sono svegliata e non é successo niente ma mi é rimasta dentro un’inquietudine profonda. Continuo a vedere immagini di noi sorpresi dai terroristi. Come potrei nasconderli?
Vedo Nicolas col suo faccino ingenuo ridere e venire scoperto e mi salgono le lacrime agli occhi.
La verità è che mi sento impotente e… terrorizzata all’idea che possa succederci.
Non saprei proteggerli.
Li sento piangere, vedo la paura e l’incomprensione nei loro visi – nel buio della notte mi sembra tutto così tangibile.
Eppure sono qui accanto a me e respirano beati. Ignari ancora della cattiveria del mondo.
Come sarà il futuro?
Ne sto per mettere al mondo un terzo, voglio che sia questo ciò che conosceranno?
Non ho ragione ora. Per un attimo, nel buio, lascio che sia il terrore a comandarmi.
E domani sarà tutto finito, sarà di nuovo una remota possibilità.
Per ora é qui. Dentro. E pulsa al ritmo dei miei battiti accelerati e delle lacrime calde che scendono fuori controllo.
I bambini no.
I miei bambini no.