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Cara Noemi…

… stasera siamo a casa da sole. Non è che io ne sia troppo felice, è stata una giornata lunga, interessante, anche un po’ faticosa, e speravo di potermi spaparanzare a letto con il tuo papà, addormentarmi addosso a lui come presto farai tu.
Invece siamo qui io e te, di fronte al computer, con la schiena un po’ incriccata e i tuoi piccoli calci d’assestamento da cui cerco invano di capire la tua posizione. Ma come sei messa? Ti sento muovere in ogni angolo della pancia… forse ti sei già girata, perchè ora i calci sono più in alto. O forse sei una piccola trottola perchè vuoi goderti i tuoi ultimi momenti di libertà, visto che fra poco di spazio ne avrai molto meno.
Chissà cosa significano i tuoi piccoli pugni… mi stai chiamando? Vuoi farti sentire?
E quando rispondi a Salvo? Sei tenerissima, come una piccola sorpresa nascosta dentro di me…
Appoggiamo il dito e tu prontamente rispondi.
Qualcuno dice che è perchè ti dà fastidio, ma io al contrario credo che tu voglia farti sentire forte e chiaro. Forse percepisci un po’ le mie paure, il dolore che ogni tanto riemerge, e vuoi rassicurarmi.
Oggi al corso preparto ti sei proprio divertita. All’inizio potevo vederti, quei piccoli rigonfiamenti che si spostavano da destra a sinistra sulla mia pancia… mi veniva da sorridere al pensieri che ti poteva vedere chiunque!
La schiena mi fa un po’ male, ma non c’è dolore che non sopporterei adesso per poterti avere tra le mie braccia.
Mi sto già mentalmente preparando al tuo arrivo… come se in un certo senso fossi davvero qui con me. All’esterno, insieme a noi.
I primi giorni forse saranno duri, il parto è faticoso per te, ma anche per me… eppure ti partorirei domani stesso! Non vedo l’ora di attaccarti al mio seno… di cominciare per l’ennesima volta una nuova vita, stavolta con te, con Salvo.
Tutto cambia quando arriva un bambino, lo dicono sempre quasi fosse una minaccia!
Ma io non vedo l’ora che tutto cambi… non vedo l’ora di averti qui, di sentire la stanchezza anche fisica, di passare le notti in bianco, pur di godere di quell’indimenticabile momento che sarà il tuo primo sorriso, quando mi guarderai negli occhi e già lo so che mi farai piangere!
Vorrei tanto un parto naturale, il più naturale possibile – così non sarà un trauma neanche per te. Voglio metterti subito sulla mia pancia, sporca e bruttina come sarai appena fuori, in questo mondo che forse all’inizio ti spaventerà… voglio attaccarti al seno, voglio sentire un dolore che per la prima volta in vita mia avrà un senso, un senso profondo, grande… il senso che solo l’amore materno conosce.
Voglio fotografarti, fotografarci insieme, io, te e il papà, e tenere quel ricordo sempre nel mio cuore.
Saremo finalmente completi, io e lui.
E sarai tu a rendere tutto questo possibile.
Tu, piccola grande luce di gioia.

Che spavento…

Piccola… che spavento mi hai fatto prendere!
Lo so che stai bene, ti sento muovere sempre, come a volermi rassicurare che non mi lascerai sola, ti sento quando appoggio la mia mano sul ventre e tu mi rispondi con un bel calcio per dirmi che sei qui… sei sempre qui, non te ne vai. Ma ieri, che spavento! Quel rosso sul fondo del water, il terrore che tutto stesse per finire di nuovo, al sesto mese, ancora troppo presto per nascere, per lottare degnamente… sono riuscita a mantenere la calma solo per qualche secondo, ma come si fa?
Mentre guidavo come una pazza verso il negozio di Salvo ti pregavo di non lasciarmi, mi accarezzavo la pancia per farti muovere, mi incolpavo di stupide scaramanzie non osservate e poi… la corsa all’ospedale con le lacrime agli occhi e il ricordo della tua sorellina improvvisamente vivo, fresco, lì, a ricordarmi che non sempre tutto va bene, che la Natura è miracolosa ma non è sempre pietosa.
E infine il sorriso del dottore, un sorriso scanzonato, come a dirmi che non c’era bisogno di correre da lui, che può succedere. La visita, l’ecografia, il tuo cuore che batteva forte nello schermo e di nuovo i tuoi calci…
Solo tanto spavento.
Non farlo mai più…
Ma poi, tu non c’entri proprio niente. E’ stata la mia tensione, nient’altro.
Ci vediamo a luglio, Noemi. Non prima. A luglio.