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Frustrazione e smarrimento: la mamma pubblicamente crocifissa

Chino la testa e mi cospargo il capo di cenere.

Ho sbagliato, sbaglio e sbaglierò.

So di farlo, non so come evitarlo, continuo a ripeterlo, cerco soluzioni nuove e complico la vita a me e ai miei figli.

Pensavo che la difficoltà estiva sarebbe stata togliere il pannolino a Nicolas e invece nel giro di una settimana tutto fatto. Non mi sono nemmeno troppo applicata, un po’ per mancanza di voglia un po’ per mancanza di energia e un po’ per provare il gusto di questo “vediamo se è pronto”. E lo era. Certo, continua a capitare un po’ di pipì qui e là, e notoriamente, almeno fino al mese scorso, lui amava fare la cacca mentre la sua mamma si concedeva i pochi incontri con i pochi amici rimasti. Che un po’ fingevo e un po’ era proprio impossibile: puzzava tremendamente e aveva quella inconfondibile palla compatta che penzolava dalle mutande.

Ma tant’è, pannolino andato. Da due mesi ormai, notte compresa. E incidenti notturni per ora quasi zero: uno solo se non ricordo male, e credo si trattasse più che altro del freddo e del fatto che avevo lasciato la finestra della cameretta aperta in una nottata decisamente poco estiva.

Il nostro problema quest’estate è un altro, non nuovo in effetti (ora che ci penso è capitato con Noemi alla sua stessa età): il riposino pomeridiano. Santa Mecca della mamma esaurita esauriente.

Dal giorno in cui abbiamo messo piede in terra sicula, i miei bimbi hanno iniziato a riprodurre fedelmente alcuni episodi di Sos Tata di fronte ai quali avevo spesso sorriso. Urla, salti, risate, piedi sbattuti, pianti da parte loro e – orrore – grida, rimproveri e sculaccioni da parte nostra.

Io non sono una mamma del tutto contraria allo sculaccione, credo che in certi momenti serva come freno, come contenimento, come rottura. Rottura di un circolo vizioso (raramente mi capita coi capricci, invece, quelli per paradosso li gestisco benissimo) e rottura momentanea della complicità che quasi sempre ho con loro: eh no, adesso non sono “amica”, adesso sono mamma. Fino a qualche mese fa ne avevo dati veramente pochi. Mi viene molto più semplice gridare, perchè purtroppo tendo ad alzare la voce con niente e non solo con loro. Ma da quando siamo tornati ho, e hanno, perso il controllo. Spesso si addormentano sfiniti dalla lotta che portiamo avanti, per quasi un’ora. Che tante volte, specie per quanto riguarda Noemi, mi sono chiesta se forse era arrivato il momento di non farla più dormire. Ma poi dormono, eccome se dormono. Hanno provato a sfiorare le quattro ore di nanna pomeridiana e comunque dormono la notte senza problemi. Quindi non è questione di bisogno. E’ una lotta di potere, sono le prime sfide, che forse partono dalla grande e che il piccolo prontamente imita. Ma su noi genitori sono devastanti. Lo dico veramente chinando il capo e spargendomi la testa di cenere: io mi sento una madre pessima in quei momenti.

Ottengo sì quello che voglio, ma a quale prezzo?

Fuori casa i miei figli sono esemplari: composti, educati eppure vivaci e sorridenti. Ascoltano, fanno pochi capricci, camminano mano nella mano.

Appena varcata la soglia di casa è un incubo. Non sempre ma spesso.

Che ho provato a pensare che fosse la mia sindrome premestruale, che fossero i miei lutti, che fosse il mio nervosismo, che fosse la mia ansia e la mia poca pazienza ma no. Forse sono proprio loro.

Non amo essere sfidata. Reagisco male. Colpisco forte – a parole: non sono una che alza le mani, non ne ho le doti fisiche.

Non ero mai stata sfidata da un bambino prima d’ora, e ora che sono i miei figli a farlo mi sento persa. Perdo il controllo di me, mi sale la rabbia, vorrei urlare, vorrei allontanarli da me, vorrei che mi lasciassero in pace. Non capisco e divento matta. E non posso scappare, cosa che ero abituata a fare per sbollire. E devo pure trattenermi, cosa che non mi fa esplodere ma… implodere.

Il mio grande problema è che ho grosse difficoltà a gestire la rabbia, il che è abbastanza semplice con un adulto. Fare scene con un adulto (nello specifico: mio marito) non mi scompone più di tanto. L’adulto comprende. Si arrabbia, magari ti risponde pure (ma non mio marito) ma capisce che sei arrabbiata e come inizia finisce.

Gestire la rabbia coi bimbi è difficile. Non puoi urlare loro addosso tutto quello che hai dentro, non puoi certamente picchiarli (beninteso: lo sculaccione è un’altra cosa), non puoi chiuderti la porta di casa dietro le spalle e ciao.

L’altro mio grosso problema è che ho sofferto e superato la depressione ma comunque qualcosa dentro rimane. E se generalmente sono una persona piena di autostima (duramente conquistata negli anni), con loro mi perdo. Mi basta un piccolo fallimento per crollare e sentirmi mancare la terra sotto i piedi.

E’ così che mi sento a volte: una mamma fuori controllo. Una mamma che alza troppo la voce, una mamma autoritaria e non autorevole, una mamma che le tendenze moderne metterebbero in croce facilmente.

Ogni volta che sbaglio penso a tutte le possibili soluzioni che conosco, ai consigli degli esperti, all’assecondare di più le esigenze dei bimbi, a quanto sbagliato sia stato quello sculaccione (e infatti improvvisamente entrambi i miei figli alzano le mani più spesso di prima – e magari è normale ma dentro di me penso sia tutta colpa mia). Penso di aver toccato con mano un mio limite e a quanto destabilizzante questo sia, quando sei mamma e non semplicemente una persona ordinaria.

Non è di fronte allo specchio che io devo fare i miei conti, è di fronte ai miei figli.

Di fronte a loro giusto e sbagliato diventano immensi.

E io piccolissima.

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Dormire

Io ci provo, e ci riesco spesso, ad essere una madre buona, paziente, autorevole e quant’altro. Non mi piace risolvere le cose con le sberle e mi sono ben resa conto che i bambini capiscono molto più di quanto noi adulti crediamo.

Guardo Tata Lucia, Jo Frost e simili e cerco di farmi un’idea su cosa mi va a genio e cosa no. Apprezzo molti dei loro suggerimenti, ne ignoro altri. Sono una mamma che ragiona molto a istinto: non c’è consiglio che accetto se il mio cuore non lo approva.

Un’unica volta ho ceduto alla lettura e alla riproduzione di un metodo: ebbene sì – voi che ora vi rivolterete davanti allo schermo del pc – ho letto e ho messo in pratica il famoso metodo Estivill. Mettetemi in croce ora, ma non solo non l’ho trovato nazista come la maggior parte delle persone crede (e poi finisce per far dormire i propri figli nel lettone fino a 20 anni, che personalmente è qualcosa che va oltre la mia comprensione) ma con Nicolas ha funzionato alla perfezione.

Avevo provato di tutto – e badate bene che per due mesi l’ho fatto dormire nel lettone senza problemi (per comodità mia e sua, visto che l’allattavo ogni tre ore, giorno e notte) e che allo scattare del terzo mese ha voluto da solo il lettino e da solo ha imparato a dormire otto ore – ma al settimo mese, quando ormai la mia sopportazione era al limite e il mio cervello spappolato tra la voglia di sbatterlo al muro e quella di tenermelo per sempre nel lettone, pur di riuscire a riposare, ho ceduto. Ho preso il libriccino magico e l’ho messo in pratica senza pietà.

Tre giorni e il pupo ha ricominciato a dormire tutta la notte e due ore la mattina e due ore il pomeriggio. Non per questo mi ha odiata, anzi. E’ il solito mammone di sempre.

Con Noemi non ho avuto di questi problemi: lei è nata dormigliona e tale è sempre rimasta.

Fino ad ora.

Non c’è Tata Lucia o Jo Frost che tengano: lei il pomeriggio mi deve tirar scema per chiudere occhio. Ho anche pensato che non avesse più bisogno del riposino pomeridiano, ma a tre anni mi sembrava un’idea poco convincente. Tanto più che quando poi si addormenta è capace di dormire anche quattro ore di fila. O cinque. E non è che questo influisca poi sulla notte, perchè la notte dorme comunque.

E quindi mi trovo spesso a farla addormentare dopo uno scapaccione e un bel pianto da parte sua.

“Non si picchiano i bambini! Per l’amor del cielo sono metodi antichi e controproducenti!”

Grazie. Non è che il darle uno sculaccione mi fa poi sentire bene, tutto il contrario. Mi sento uno schifo io e ottengo ben poco. A volte. A volte invece ottengo.

Ma ci sono pomeriggi, come oggi, che i due marmocchi sembrano essersi fatti di prozac perchè hanno la risata incontenibile, sono incontrollabili, irrefrenabili… sono assolutamente privi di sonno.

Non sono una persona che rinuncia, chi mi conosce lo sa fin troppo bene. Io non rinuncio mai, e anche ai miei figli, tendo a non darne una vinta, perchè sono piccoli sì, ma ho già capito di che pasta sono fatti. Dai loro un dito e si prendono la mano. Oggi non li faccio dormire, domani sarà peggio di prima.

Oggi non li ho fatti dormire.

Non c’è stata punizione, minaccia o scapaccione che siano serviti a calmare lo stato d’eccitazione in cui versano.

Il risultato? Io mi sento una madre di merda, e non devo farlo vedere, loro si sentono invincibili.

Sono i momenti come questo che mi fanno perdere la bussola: sto facendo giusto? Sto facendo bene? Perchè mi prendono in giro? Cosa c’è stato nella mia espressione che non è andato a segno?

Io non ho un modello da seguire, sono mamma “così, come viene”, con una sola cosa chiara in testa: io sono la mamma. Non sono un’amica. Sono amichevole, gioco con loro, me li abbraccio, li lancio in aria, li faccio girare, li lavo, li vesto, li porto in giro, assecondo la creatività, propongo il possibile.

E poi tiri una sberla, un’unica sberla. E tutto cade. E’ come se in quell’attimo perdessi la fiducia in ogni mia capacità, perchè mi dico, non è possibile che io abbia come unica alternativa la sberla.

E invece, a quanto pare, sì. Perchè sono umana anch’io. Perchè mi arrabbio anch’io. Perchè una bambina di tre anni sa portarti all’esasperazione. Sa portarti in alto quanto una nuvola leggera, ma sa anche portarti giù, nel fango.

I bambini sanno tutto. I bambini capiscono tutto.

I bambini in fondo ne sanno più di noi. E chissà come, alla fine vincono loro.

Oggi.

01_Fuga dallo zoo_Bovisio