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Giorni di riflessioni

Sono giorni di grandi riflessioni, questi. Bè io sono una persona riflessiva quindi probabilmente la cosa non stupisce molto, ma ogni tanto mi capita di fermarmi a passare la mia vita sotto una lente di ingrandimento.

Penso un po’ a tutto, alle cose che mi, anzi ci succedono, che ci sono successe come coppia e come singoli, penso a come mi sono comportata in determinate situazioni, penso alle mie scelte, penso al mio vissuto. Penso e magari inciampo.

Non è facile conciliare il mio essere mamma con questo. Con il mio essere così riflessiva, intendo. A volte io ho proprio bisogno di estraniarmi, di chiudermi in camera e star lì a rimuginare su cose che magari sono vecchie di secoli. Penso alle persone che sono nella mia vita, a quelle che se ne sono andate – e magari per sempre, penso a quelle che hanno appena fatto capolino, a quelle che sono state una grande bufala, a quelle che ci sono dai tempi immemori e anche quando credi che siano ormai lontane poi riappaiono e ti confondono.

Non sono una persona possessiva. Di più. Se sei mio, non solo sei mio, ma non devi essere di altri. Che va bene in amore, dal mio punto di vista e per fortuna da quello di mio marito, ma non va bene in amicizia e in generale non va bene punto. Sono esclusivista, diciamo così. Me la prendo terribilmente se stai diventando mia amica e un pomeriggio mi lasci per andare dalla tua vicina di casa, per dire. Per fortuna so che razionalmente non è un ragionamento sensato, ma solo un capriccio che non ha proprio niente di diverso da quello dei miei figli.

Non è solo questo.

Penso anche alle scelte. A volte mi giudico in maniera cattiva. Magari mi dico che ho abortito perchè mia figlia era come un gioco guasto e meglio buttarlo via piuttosto che vederlo lì, brutto e diverso. E quando mi vengono questi pensieri è persino difficile ricordare la sofferenza di quei giorni in cui tutto era annebbiato e di cui infatti non ricordo che pochi istanti. E’ difficile perchè a volte si cede ai commenti di quelle persone buoniste che pensano che devi accettare le scelte divine chinando il capo e ringraziando il Signore. Si cede e ci si chiede se forse non hanno ragione loro a pensare che dovremmo bruciare nel rogo dell’inferno per l’eternità. Perchè poi c’è che io guardo Noemi e in fondo lo so che forse non sarebbe qui se avessi portato avanti la mia prima gravidanza. E con la consapevolezza di questo mi sento in colpa due volte: la prima con Nicole e la seconda con lei.

A volte mi sento profondamente ipocrita. Penso di predicare bene e razzolare male o semplicemente di mostrarmi per quella che non sono. Forse, mi dico, cerco di far vedere una mia perfezione che non esiste. Forse cerco di far credere di essere migliore degli altri o forse alla fine è quello che passa da chi mi legge con superficialità o da chi legge quello che vuole leggere perchè è offuscato da un litigio o da una vita che non è andata come doveva andare. Mi sento quasi di dover giustificare la sicurezza che ho nel mio essere madre e persino nelle minchiate che faccio quotidianamente coi miei figli. Quando sono al parco mi capita di osservare le altre madri e mettermi a paragone con loro e poi che ci devo fare? Alla fine della giornata io sento di aver fatto bene il mio mestiere di mamma.

Certo a casa tra le quattro mura domestiche è un po’ diverso. I miei figli hanno la particolarità di essere davvero buoni e angelici appena varcata la soglia di casa ma di scatenarsi una volta dentro. Che poi, anche lì, no. Perchè ho visto i bimbi veramente scatenati e i miei hanno i loro raptus ma in linea di massima se sto lavando i piatti in cucina e loro giocano in sala non vado neanche a controllarli. Più o meno ho capito quali sono i no che recepiscono e quelli che fanno finta di non sentire e so quando Noemi punterà i piedi e so quando Nicolas inizierà a frignare perchè gli chiedo qualcosa di diverso da quello che vorrebbe. Ma quando loro puntano i piedi io li punto di più e questo è semplicemente un pregio del mio essere cocciuta e testarda e irremovibile sulle mie posizioni.

A volte quando si è mamma quelli che spesso vengono considerati difetti si trasformano in preziosi aiuti. Io poi sono una che davvero di fronte a un capriccio si crea una bolla e non sente più, un po’ come la pubblicità dell’Amplifon, e infatti oggi l’ottico cercava il mio sguardo per capire se doveva continuare a parlare lo stesso anche se mia madre dall’altro lato del negozio stava litigando con la bimba per metterla a sedere in un angolo come le avevo suggerito – non potendone più dei suoi capricci – e io non capivo perchè non parlasse che io le grida di mia figlia non le sentivo neanche più. Tanto mi irritano questi capricci che so di doverli ignorare per non dover dare di matto.

Ma sono io che sono così. Tanti mi chiedono ma come fai. Se io dico no è no e se i bimbi si mettono a piangere e urlare perchè diventi un sì per me potremmo essere in udienza privata di fronte al Papa ma figurarsi se cedo. Ma sono fatta così. Non so se è fortuna, pratica o quello che è. Forse è solo che a furia di sentire gli altri e di ascoltare poco me stessa mi sono rotta le balle e ho iniziato ad andare avanti con la stessa cocciutaggine di un mulo.

Anche tante altre scelte, le ho fatte, al momento erano giuste, ora sono sbagliate: come sono andata avanti dritta allora, vado avanti dritta adesso. Scelta e controscelta. Ma sono convinta. Mi chiedono, ma sei sicura? E certo che lo sono. Finchè non sono sicura al mille per cento io mica mi muovo.

Sembro scema, dico ogni tanto a Salvo.

Sembro, ma non lo sono.

Sto sempre schiscia quando conosco gente nuova. Io non lo faccio mica capire che ho un cervello funzionante. Preferisco stare buona buona e osservare bene prima di espormi. Non tanto per paura di farlo, ma perchè mi conosco e siccome io e la rabbia andiamo molto bene insieme, preferisco tenermi lontano dalle situazioni che in qualche modo potrebbero scalfire la sicurezza che ci ho messo un millennio e mezzo a raggiungere.

Perchè la rabbia è un mio grande problema, e da quando lo so ho deciso di sfruttarla. Di essere opportunista anche con lei. La rabbia è il mio motore. Da fuori sembro la persona più serena del mondo ma dentro ribollo. Non credo ci siano molte persone in grado di capire, e infatti preferisco non spiegare più.

Solo che ecco, poi mi metto a riflettere.

A volte penso anche, e se muoio? E se muoio cosa succede?

A parte l’atavica paura di morire che ho praticamente da quando sono nata, ora ho paura di lasciare i miei figli senza mamma. Se penso a loro senza di me mi manca l’aria. Se penso di non vederli più crescere, di non poter vedere Noemi diventare donna e Nicolas diventare uomo, mi sento venire meno.

Poi penso a tutti i problemi del quotidiano, alle rotture di balle, ai rapporti che devi mantenere anche se vorresti solo alzarti e dire, sai che c’è? C’è che te ne puoi andare a fancu quel paese! e invece ci tocca stare qui a far finta che vada tutto bene, che ci vogliamo bene lo stesso anche se continui a comportarti di merda. E il bello è che manco te ne accorgi. Penso alle grandi questioni irrisolte dell’Italia, penso agli immigrati che mi stanno tanto a cuore e alle persone che li farebbero annegare tutti – come poi tra l’altro ultimamente succede. Penso che stronza, potevo darglielo un euro, che mi cambiava? E poi mi racconto su che a me è ‘sto fatto dell’elemosina che non mi va, perchè poi alla fine si potrebbe pure fare qualcosa per guadagnarselo ‘sto euro no? E penso che siamo pieni di contraddizioni e io non sono da meno.

E penso che parlo troppo e che spesso mi espongo male. Penso che a volte sbaglio i tempi e arrivo troppo tardi o troppo presto. Mi chiedo cosa farò ma mi rispondo sempre che andrà tutto bene. Che alla fine sono una di quelle persone che hanno poco e che insieme hanno tanto. Che in fondo la vita sta andando un po’ come la sto scegliendo io e un po’ a seconda di come riusciamo ad aggirare gli ostacoli. Ma ferma, ecco, ferma non ci so stare.

Nemmeno coi pensieri.

Flusso di coscienza

Siamo tornati.

Prevedibilmente s’è trattato di una delle più belle vacanze della nostra vita. E non della nostra vita “insieme”, ma di tutta la nostra vita.

Sapevo che la Sardegna è splendida ma… è splendida davvero.

A conti fatti, mi spiace ammetterlo, sembra più avanti della Sicilia. Teniamo fuori i paesi dell’entroterra, per entrambe le isole. E’ più ordinata, più pulita, meno stressante. Non mi sembrava vero che le auto rispettassero i limiti di velocità e non sorpassassero come dei pazzi ovunque.

Quindi a volte mi torna la domanda: ma che ci sono venuta a fare qui?

Sono venuta a costruire una famiglia, in un posto dove ho il lusso di stare a casa e fare la mamma.

Se voglio vedere i lati negativi, ne ho un elenco intero. Sono anche piuttosto nota per saperli individuare al volo.

Eppure non andrei più via da qui.

Dopo aver perso Nicole c’è stato un momento in cui sia io che Salvo volevamo abbandonare tutto, mandare letteralmente al diavolo ogni nostro progetto qui e cercare lavoro su, casa su. Non in Lombardia, magari in Emilia, in Liguria.

Purtroppo Nicole è qui, e rimarrà per sempre qui.

Non ha possibilità di spostarsi con noi, per cui volente o nolente ormai il nostro posto è questo.

Ma non è solo per lei, qui abbiamo la possibilità di costruirci una casetta in un terreno immenso con una cifra che da me basterebbe per un monolocale in periferia.

E Noemi potrà crescere giocando all’aria aperta, come noi un tempo. Ora qui, in questo quartiere, è impossibile. Impossibile, no. Ci sono bimbi che lo fanno, ma non mi sentirei in pace. Sento le auto e le moto sfrecciare ad ogni ora.

Ho già perso una figlia, non ne voglio perdere un’altra per colpa dell’idiozia di certa gente.

Non vivo con l’ansia, al contrario di come potrebbe sembrare da certi miei ragionamenti. Noemi significa “gioia, felicità” e fino a questo momento è quello che dimostra anche lei. E’ raro sentirla piangere. Sorride sempre.

Nessuno ci avrebbe mai creduto.

Io ero quella con i pensieri di morte, quella che al mondo non ci voleva stare, che il mondo le faceva schifo e la gente pure, che tutto andava male e non vedeva mai la via d’uscita.

E’ questa la mia via d’uscita.

E’ stato Salvo, che il destino mi ha fatto incontrare. L’ho conosciuto in una situazione al limite del grottesco, ma ho avuto il coraggio di inseguirlo, per poi lasciare che fosse lui a condurre i giochi.

Mi ha portato qui. Fino a qualche anno fa glielo rinfacciavo spesso.

In realtà ho sempre deciso tutto io.

Non permetto più che qualcun altro prenda decisioni sulla mia vita.

Sono qui, e ho mille problemi.

Ma sono qui e ho due cose per cui vale la pena affrontare tutto: Salvo, e Noemi.

Fra poco una casa, la libertà di non avere vicini se non a più di cinquanta metri di distanza. La libertà di un terreno immenso. La libertà.

Aspettavo questo momento da anni. E ancora devo aspettare, ma mi sembra tutto molto più vicino, tutto molto più facile.

Sono successe cose nella mia vita che mi hanno fatto cambiare il modo di vedere tutto. Ho dovuto nuotare in così tanta merda che ora il semplice fatto di vivere mi sembra bellissimo.

C’è un detto modicano che mi piace molto, ed è quello che applico su me stessa quando qualcosa o qualcuno mi rema contro: “La pioggia mi lava, il vento mi asciuga”.

Passa tutto.

E domani sarà migliore.