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Che strana cosa.

Forse sono arrivata all’ultimo passo: accettazione.
Le ho passate tutte: negazione, rabbia, depressione. Ora invece sento una strana calma dentro.
Pensavo di crollare, visto i recenti lieti eventi, ma qualcosa in me s’è improvvisamente trasformato: guardo Salvo e capisco che il temporale è finito.
La mia vita con lui potrebbe anche bastare. Ho tutto quello che ho sempre chiesto: una persona che mi ama più della sua stessa vita, e che io amo più della mia stessa vita. O quasi insomma, forse la vita è una cosa troppo importante per passare in secondo piano: ma è anche certo che se non ci fosse lui, perderebbe ogni senso.
Stiamo riprovando, un po’ più seriamente, dopo mesi di esitazione, di sensi di colpa, di malessere, di disperazione. Stiamo riprovando e mi rendo conto che se anche non viene, va bene. Sono completa. Lo potrei essere ancora di più, ma sono comunque completa.
Non è scoppiata la coppia, non s’è rotto quel legame che ci teneva insieme nella gioia. Come nei matrimoni più perfetti è arrivato anche “nel dolore”, e siamo ancora qui. Siamo ancora in piedi. Ci siamo piegati un poco, ma spezzati mai. E ora, come un elastico, ci alziamo più forti e più innamorati di prima.
La bambina è morta.
E’ morta.
Continuare a piangere non serve più, se non a tentare di riportare in vita una creatura che ha smesso di vivere molto tempo fa. Ingiustamente, prematuramente. Ma è morta. E oltre a ricordarla e onorare la sua assenza, non posso fare. Non possiamo fare.
Possiamo vivere. Vogliamo vivere.
Possiamo riprovare, ma l’insegnamento è più grande: “nella gioia e nel dolore, in salute e in malattia, finchè morte non vi separi”.

Come si fa?

Come si fa a non pensare che la vita è crudele? Quando persino la cassiera del tuo solito supermercato ti mostra felice il pancione, e non sa che la tua scadenza sarebbe stata fra poco meno di un mese. Quando tuo marito dorme beato e tu sai che se vuoi un bambino è quello il momento, e lo senti respirare come se niente potesse svegliarlo. Quando pensi che hai lottato una vita intera per essere felice e in un solo pomeriggio ti hanno cancellato tutto. La possibilità di essere madre, o meglio, la possibilità di essere madre della splendida bambina che hai in grembo, che si chiama Nicole e che ti chiede di mangiare ogni due ore.
Come si fa a non pensarlo? Come?
Quando tutto intorno a te sorride e tu vorresti solo mandare a fanculo il mondo intero?
Quando cerchi di essere forte, ma capisci bene che dentro di te si sta sgretolando tutto. Lo senti, quello scricchiolìo. Lo senti. Cerchi di contrastarlo e poi un niente ti butta giù. Lo senti dormire accanto a te, lo senti dire che vuole un bambino, ma i bambini non nascono per caso. O meglio, qualche volta sì. Non quando lo desideri. Non quando ne hai appena perso uno.
Come si fa, allora, a non pensare che la vita è crudele?
Che hai lottato per ogni singola minuscola cosa che ora ti stanno strappando?
Come si fa a credere che ci sia un Dio che vuole questo?
E non dormire. Non avere più un momento libero dai pensieri. Dall’idea che sei vecchia. Senti il tempo scivolarti dalle dita come un granello di sabbia, e ad ogni mese, ad ogni goccia di sangue, ti senti addosso il peso di vent’anni tutti insieme.
E nel buio della notte ti trovi a pensare che vuoi smettere di provarci, almeno sarai sicura del prossimo ciclo e non piangerai sola nel buio della notte. Non avrai attacchi di panico. Non ti morderai senza accorgertene. Non odierai il tuo maledetto corpo che ti tradisce per l’ennesima volta.
E nonostante tutto, cerchi di essere felice.
Cerchi un appiglio.
Cerchi almeno lui. Lui che stanotte dorme mentre tu hai già capito che le ore passeranno ma i tuoi occhi non si chiuderanno.