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Ottavo

Ottavo.

Ottavo.

Caro Nicolas,

al contrario di Noemi, non sono mai riuscita a scriverti, a entrare in diretto contatto con te. Tutti mi ripetono che non c’è differenza tra primo e secondo figlio, e pensavo fosse così. Invece ho spesso provato un grande senso di colpa nei tuoi confronti, un senso di colpa dato dal fatto che tra tua sorella che cresceva, i problemi che aumentavano a dismisura e la gravidanza che è sempre andata benissimo, non sono mai riuscita a sentirti come sentivo lei. Ora scalci come un matto, anzi, non da ora, è come se avessi cercato di farti sentire sin dal terzo mese, quando riuscivi addirittura a farmi male, nonostante fossi un piccolo embrione ancora. Embrione. Una piccola creatura di neanche 10 cm che scalciava e nuotava e voleva farsi sentire perchè io ero troppo presa da tutto il resto.

Mi perdonerai mai?

In realtà ora ti sento, ho fatto delle piccole scelte che mi permettessero di viverti come avrei dovuto fare già dai primi mesi: ho iscritto Noemi al nido, sono andata in piscina, ho iniziato a parlare di te nel modo in cui tutte le mamme fanno. Ti ho comprato (a dire il vero, la nonna ti ha comprato) un po’ di vestitini, ho guardato le cose che invece potrai prendere da tua sorella. Sto pensando a te, finalmente.

In un certo senso non vedo l’ora di averti qui, di presentarti il tuo papà e la tua sorella più grande, ma sempre piccolina. Non vedo l’ora di portarti con noi nella casa nuova che stiamo costruendo, e che doveva addirittura essere pronta per la nascita (che poi non c’è stata) della sorellina che hai in cielo, e che ora è più piccola di te. Purtroppo gli imprevisti sono stati un milione, e ancora stiamo aspettando il mutuo. Ma presto ci trasferiremo e inizierà una vita nuova per noi, e inizierà la tua vita, con noi.

Ho tante paure nei tuoi riguardi, ma nessuna di questa è per il parto o per l’averti qui.

Intanto sei un maschietto, e non ho grandi esperienze di maschietti, ma sono felice perchè è una sfida, e alla tua mamma le sfide piacciono da morire. Dovrò imparare tutto, dovrò imparare a relazionarmi con un ometto.

Poi sei il mio secondo figlio, e a volte si ha quasi paura che amando così tanto la prima (le prime, nel mio caso), non ci sia abbastanza spazio anche per gli ultimi. Però, già lo so, quando uscirai da me, e ti metteranno sul letto al mio fianco ogni turbamento svanirà, e ti amerò – come per Nicole e Noemi – più della mia stessa vita.

Le altre paure sono più legate alla mia nuova vita con due bambini: il non riuscire a uscire da sola, il non poter fare la spesa tutti insieme, e cose così. Cose molto stupide, lasciamelo dire.

Però ora ti sento: ti fai sentire, eccome! E ti sente anche il tuo papà, e credo che anche Noemi abbia capito che ci sei, e che ci sarai. Spero andrete d’accordo, spero che saremo una nuova famiglia ancora più bella e ancora più felice.

Ora devo solo convincermi a preparare il borsone, perchè piccolo mio, stai arrivando anche tu.

 

Caldo afoso.

Non si muove un filo di vento, l’unica cosa che si muove è “la piccola insolente” dentro la mia pancia. Ormai è grande abbastanza da farsi vedere: un gomito, un ginocchio e improvvisamente mi volta le spalle deformando il mio ventre. Ora singhiozza, e tutto mi balla.
Fa un caldo terribile in questi giorni, non so neanche come io riesca ad avere la forza di sopportarlo. O forse in fondo è solo il sudore che asciugandosi riesce a rendermi un po’ più fresca.
Ma l’unico mio pensiero è rivolto alla visita di lunedì, non ho neanche bisogno di vederla, la mia bimba. Ormai è così presente nella mia vita, nella nostra vita, che un’ecografia non mi cambia molto. E’ come se potessi già vederla. La porto a spasso come un koala, o come un piccolo canguro. La sento avvinghiarsi a me, a volte sento braccia e gambe ovunque, quasi volesse davvero tenersi. Facciamo tutto insieme: dalle pulizie, al lavoro, alle spese, alle passeggiate. Soltanto il bagno in mare non ci è ancora riuscito. Forse non era abituata al freddo dell’acqua di giugno, e così ho preferito uscire dopo un minuscolo tentativo di nuotare. Tutto il suo corpo s’è rannicchiato sotto l’ombelico e la mia pancia è diventata un sasso. Meglio uscire, ho pensato.
Va tutto così bene che a volte mi chiedo se siamo davvero in due, o è solo la mia sensazione, quella di averla qui dentro.
I momenti a tre sono i più belli. Quando lei e il suo papà giocano pur senza essersi ancora visti.
L’unica cosa che mi angoscia sono le imbarazzanti incursioni dei medici nel mio corpo. Vorrei solo essere lasciata in pace in questo mio idillio, e ancora sono qui a scervellarmi per trovare una soluzione, per tentare di imporre la mia volontà al medico. Se non fosse che ormai è tutto per lei, non per me.
Penso e ripenso a come sconfiggere le paure, ma temo sia impossibile.
Al sistema sanitario non può fregare di meno di quello che provo, di quello che sento. A cosa importa loro di profanarmi, o di chi sia a farlo? Se uomo, donna, macellaio o ostetrica? A loro interessano le analisi per tutelarsi.
Mica per tutelare per me. Se fosse per tutelare me farebbero in modo di mettermi a mio agio. Non mandarmi da uno sconosciuto.
E’ tutto quello che riesco a pensare. A lunedì, a come imporre la mia volontà.
Perchè oltre a Noemi, ci sono io.
E ci dev’essere un modo per conciliare il suo bene con il mio.