Archivi tag: ivg anomalie fetali

Chissà se ti arriva il mio pensiero…

Nicole

… chissà se ne ridi o se ti fa piacere…

31 gennaio 2009.

Nicole.

“It’s pouring rain, it’s paralyzed.”

Addio, piccola…

(h 6.07)

Ho talmente tante cose in testa che non posso ordinarle, escono solo lacrime, perché in fondo la decisione è presa. Arrivare a cinque mesi, vederla, sentirla muovere, parlarci… e doversene separare, vedendola affogare in un mondo che non è pronto a riceverla. Quello stesso mondo mi è letteralmente crollato addosso, io che non ho mai pensato all’aborto come soluzione… non ne vedo altra. Non sono forte, non ce la farei. Non sapevo neanche se sarei stata pronta ad essere mamma, ma l’amavo già profondamente.

E, piccola, ti muovi ancora dentro di me, ma quasi impercettibilmente, capendo forse quello che sto per farti.

Ero finalmente entrata in connessione con lei, la sentivo vivere dentro di me, e non la potrò mai vedere. La butteranno via come spazzatura. La mia bambina. La mia piccola.

Ero così felice… non vorrei mai separarmene, ma cosa devo fare? Il suo cuore è praticamente inesistente, oltre a una possibile sindrome cromosomica, e non avrebbe mai una vita normale… la sto uccidendo, sto decidendo io per lei. Io che mi aggrappo alla vita disperatamente. Me la sto strappando di dentro, come un mostro che si appiglia alle mie viscere.

Ed io la amo prepotentemente, ma non ho la forza.

Dovrò partorire a cinque mesi, avere le doglie, le contrazioni, il travaglio, il dolore, il sangue… morirò nel sentirla uscire. Io che l’amavo tanto ho deciso di non farla vivere. Non lo saprò mai se è stato meglio, perché io mi sento che la sto uccidendo.

Forse dovrei accarezzarla, starle vicino mentre soffoca in questo mondo che non l’ha voluta. Vincere il mio dolore e amarla mentre muore. Lo farebbe qualsiasi mamma. Ed io sono la sua mamma. La sua mamma a metà.

Mi sento male. Mi sono appena svegliata da un sogno in cui stavo per abortire. Chiedevo al medico come fosse. Volevo l’epidurale per non sentire quello che stavo facendo.

E poi, e poi la butterete via?

Nella spazzatura. La mia bambina.

Sembro forte, ma sto morendo dentro.

Non potrò stringerla a me, lei che con le manine si copriva il viso per proteggersi dall’ecografo. Lei che ha passato mesi ciucciandosi il dito dentro di me.

Lei che ha fatto sognare me e Salvo. E che ora ci sta sbattendo a terra con violenza. E me la strapperanno via.

Una possibilità su migliaia. Ed è capitato a noi.

Muoviti, piccola, fatti sentire ancora una volta.