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Come si fa?

Come si fa a non pensare che la vita è crudele? Quando persino la cassiera del tuo solito supermercato ti mostra felice il pancione, e non sa che la tua scadenza sarebbe stata fra poco meno di un mese. Quando tuo marito dorme beato e tu sai che se vuoi un bambino è quello il momento, e lo senti respirare come se niente potesse svegliarlo. Quando pensi che hai lottato una vita intera per essere felice e in un solo pomeriggio ti hanno cancellato tutto. La possibilità di essere madre, o meglio, la possibilità di essere madre della splendida bambina che hai in grembo, che si chiama Nicole e che ti chiede di mangiare ogni due ore.
Come si fa a non pensarlo? Come?
Quando tutto intorno a te sorride e tu vorresti solo mandare a fanculo il mondo intero?
Quando cerchi di essere forte, ma capisci bene che dentro di te si sta sgretolando tutto. Lo senti, quello scricchiolìo. Lo senti. Cerchi di contrastarlo e poi un niente ti butta giù. Lo senti dormire accanto a te, lo senti dire che vuole un bambino, ma i bambini non nascono per caso. O meglio, qualche volta sì. Non quando lo desideri. Non quando ne hai appena perso uno.
Come si fa, allora, a non pensare che la vita è crudele?
Che hai lottato per ogni singola minuscola cosa che ora ti stanno strappando?
Come si fa a credere che ci sia un Dio che vuole questo?
E non dormire. Non avere più un momento libero dai pensieri. Dall’idea che sei vecchia. Senti il tempo scivolarti dalle dita come un granello di sabbia, e ad ogni mese, ad ogni goccia di sangue, ti senti addosso il peso di vent’anni tutti insieme.
E nel buio della notte ti trovi a pensare che vuoi smettere di provarci, almeno sarai sicura del prossimo ciclo e non piangerai sola nel buio della notte. Non avrai attacchi di panico. Non ti morderai senza accorgertene. Non odierai il tuo maledetto corpo che ti tradisce per l’ennesima volta.
E nonostante tutto, cerchi di essere felice.
Cerchi un appiglio.
Cerchi almeno lui. Lui che stanotte dorme mentre tu hai già capito che le ore passeranno ma i tuoi occhi non si chiuderanno.
 

Insonnia

Tre mesi.
Tre lunghissimi mesi.
Non ci sono parole per descrivere quello che si prova. Penso e ripenso a lei. Penso e ripenso a lei. Penso e ripenso a lei.
Non riesco nemmeno a trovare le parole, o a parlare d’altro. In fondo lei è tutto quello che desideravo. Non chiedevo molto. Chiedevo solo di poterla abbracciare, crescere, amare.
Neanche questo.
Neanche questo.