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Questo treno in corsa che non si ferma mai

Sono (siamo) qui da tre settimane e mi sembra passato un anno. Ho la testa confusa per la velocità in cui succedono le cose, a tratti mi sento in una centrifuga, senza la forza di resistere. Giro, il vortice mi trascina, perdo il senso del qui e ora.

Ci siamo trasferiti, in qualche modo ci siamo riadattati a vivere con due bimbi e due gatti in un bilocale di meno di cinquanta metri quadri e non ci pestiamo i piedi come credevamo (a patto che in cucina si entri uno alla volta). I bimbi sono tranquilli, hanno superato la prima influenza e si avviano verso il prossimo raffreddore, ma dopo la gastroenterite soffiare loro il naso non mi sembra così terribile. I gatti iniziano a entrare in casa e non stanno più rintanati tutto il tempo nella loro cuccia. Gli amichetti di Noemi iniziano a venire a casa nostra e si sta stretti ma loro non sembrano farci caso. Io ho una nuova amica che sento molto vicina e ho ritrovato le mie vecchie amicizie (tranne una). Ho di nuovo una famiglia e per la prima volta da quando ho dei figli riesco a ricavarmi qualche piccolo spazio per me. Niente di che, sono ancora nella fase in cui non riesco a stare lontana da loro per troppo tempo, perchè è inutile, pur facendo mille progetti, pur sognando di un futuro più rivolto alla mia persona, io per ora vivo di loro e mi sta bene così. Qualcuno insiste nel chiedermi se non mi manca la realizzazione personale ma per me fare la mamma è la più grande realizzazione che finora io abbia provato (e ho la vaga sensazione che rimarrà comunque la più grande).

Non riusciamo ad allargare la famiglia e nonostante la delusione per ora non me ne faccio un cruccio. Anche se l’ho dimenticato, rimosso o accantonato per via di una perdita ben più grossa, ad agosto ho avuto un aborto ed evidentemente io l’ho superato ma il mio fisico no.

Salvo ha quasi un lavoro e per ora stiamo correndo dietro ai suoi colloqui, le sue visite, i suoi certificati e i nostri (inteso come italiani) incompetenti.

Non mi sono ancora fermata un attimo e temo di non riuscirci per un po’. E se non mi fermo io, figurarsi i miei pensieri.

Siamo stati in fiera dell’Artigianato, finalmente dopo otto anni sono riuscita a portarci anche mio marito, uno dei rari (forse l’unico) eventi che mi mancava seriamente. Ho comprato poco e niente ma abbiamo mangiato come dei maiali.

L’anno scorso ci ero andata con il mio amico Piero.

Piero non c’è più e ora inizio a sentirlo veramente. Devo ripetermelo più e più volte, farlo rimbombare nella mia testa fino a farmi male. Piero è morto, Claudia. Piero è morto e non tornerà più. E inizia a mancarmi. Ma non permetto al dolore di salire in superficie perchè non mi servirebbe a niente. Due volte mi è apparso in sogno, aspetto che si affacci ogni tanto, ma non credo nell’aldilà – è una mera illusione che mi fa svegliare malinconica.

La gente viene a vedere casa a Modica ma ancora nessuna offerta. L’ultima coppia s’è spaventata per aver visto la piastrella di Nicole che abbiamo dimenticato fuori (come abbiamo fatto? Non lo so, è rimasta lì, sarà che pochi giorni dopo io me la sono tatuata addosso). Pensavano fosse morta lì e non ne hanno voluto sapere di comprare casa. A niente è servito che gli spiegassero che la bimba se n’è andata ancora prima che noi comprassimo il terreno. Cosa volete che vi dica? A questo punto sono io che non voglio venderla a loro. Non mi piacciono queste superstizioni, tanto più se sono su mia figlia che per me è una stella che protegge silenziosamente Noemi, che qualcuno che ha vissuto una storia simile alla mia ha definito bimba arcobaleno.

La Sicilia sembra così lontana.

Ma non mi sento arrivata. Io so di essere ancora in transizione, so di avere ancora molte scelte da fare. So di avere ancora molto futuro da costruire.

Per ora, nonostante la velocità, mi godo il treno che corre.

Facciamo un po’ di chiarezza

Perchè qui c’è gente che passa il venerdì sera a spulciarsi i miei blog (senza nemmeno notare che l’anonimato è sparito da più di un mese) e a sprecare fiato e parole per insultarmi (anonimamente, che da un anno a questa parte di gente che ci abbia messo la faccia non ne ho ancora vista).

Punto primo: non ho deciso io di lasciare la Sicilia.

Mio marito non è il mio burattino ma una persona capace di intendere e di volere, dotata di cervello per capire determinate situazioni che certo non si limitano al misero negozio in cui ha lavorato dieci anni, come invece per altri accade. Abbiamo riflettuto vario tempo prima di considerare l’idea di abbandonare la Sicilia. Prima ancora che si verificassero determinati fatti eravamo arrivati all’idea di andarcene nel giro di qualche anno, giusto il tempo per goderci la tanto agoniata casa in campagna.

Poi è successo quello che è successo e qualcuno stupidamente ha fatto una ripicca invece di cercare un confronto e questa ripicca, in aggiunta ad altre situazioni del passato e del periodo in questione, ha portato mio marito ad affrettare i tempi.

Non ho deciso io di lasciare la Sicilia. L’ha deciso lui. Più di un anno fa.

Io ho deciso di farmi da parte e, contrariamente a quanto mi viene detto, non sono rimasta sola: ho solo smesso di frequentare il suo ambiente lavorativo, cosa che in passato avevo fatto quotidianamente. Ho coltivato amicizie al di fuori ma sicuramente, avendo preso la decisione di andarcene, non ho cercato di instaurare nuovi rapporti, non avendo più voglia di mantenere relazioni a distanza.

Punto secondo: quale infinita pena mi fa questa persona che non solo non ha spina dorsale per affrontarmi ma deve anche inventarsi un nome di fantasia per venire a offendermi in rete quando io per tre mesi e mio marito per più di un anno siamo stati a un tiro di schioppo. E quale considerazione dovrei avere di una persona che riappare sul mio blog l’esatto giorno in cui Salvo smette di lavorare?

Mi dicono che non ho fatto che litigare con le persone… ma magari ci avessi litigato! Con chi avrei litigato, di grazia, che oltre a non metterci le palle non ci avete messo nemmeno la faccia?

Non ho litigato con nessuno, io.

Forse voi avete litigato con voi stessi.

Punto terzo: starò benissimo ovunque sarà la mia famiglia, ovunque vedrò i miei figli sorridere, ovunque sentirò di avere intorno persone trasparenti che non si tirano indietro e non si devono cammuffare per dirmi come la pensano. Giusto per aggiungere, mi piace dipingermi come asociale, lunatica e malinconica, ma nella realtà sono una persona serena e tranquilla, cosciente delle proprie capacità e dei propri limiti e soprattutto determinata a non accontentarmi di qualcosa soltanto perchè mi dicono “che vuoi, le cose vanno così“. Ho già nuovi amici e non ho mai perso i miei. Sono sempre andata sulla mia strada e continuerò a farlo e sicuramente determinate decisioni non sono dettate da persone al di fuori del nostro nucleo famigliare ma da riflessioni che ci hanno impegnato per qualche mese. C’è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma è stata, appunto, la goccia.

Punto quarto: se leggete bene tutto si capisce chiaramente che io faccio una serie di considerazioni e non mi fermo a un singolo episodio. Proprio in questi giorni, per il sud Italia, si parla di “desertificazione economica“, che chiaramente al momento è un’esagerazione, un avvertimento, ma è qualcosa su cui io e Salvo abbiamo riflettuto. Cosa potremo dare ai nostri figli? Con il suo lavoro, che economicamente ci avrebbe anche garantito una certa stabilità, ma di fatto non vedevamo che uno stipendio ogni quattro mesi, e due settimane di ferie l’anno, non saremmo stati in grado di coltivare il nostro ideale di famiglia. Saremmo stati obbligati a rimanere nell’isola trecentocinquanta giorni l’anno e non avremmo potuto garantire ai nostri figli la stessa libertà di scelta che noi abbiamo avuto.

Vendere casa è rinunciare a un sogno di stabilità per poter donare ai nostri bimbi un futuro di libertà.

Punto quinto: io non ce l’ho con i siciliani. Ce l’ho con un certo tipo di mentalità siciliana, o tipicamente meridionale, che non mi si può contestare perchè ampliamente riconosciuta all’interno della stessa isola bedda.

Molti amici di mio marito (e sì, anche clienti del vostro negozio) l’hanno spronato ad andarsene. Molte persone ci hanno incoraggiati nei momenti di indecisione e, magia magia, erano siciliani. E poi, voglio dire, quanti siciliani ci sono all’estero, o al Nord? Molti fra di voi hanno scelto di studiare su, piuttosto che in università dell’isola, e perchè mai? Se è tutto perfetto, se è tutto migliore, perchè non restare lì? E quando incontro un siciliano qui dove sto ora, sapete che mi dice?

Giù? Io non ci tornerei nemmeno se mi pagassero.

Quindi forse ampliando un po’ le proprie vedute, la nostra scelta non è così folle, e non è certo dettata da una discussione o da un insulto che mi è stato fatto anonimamente sul blog.

Infine, caro parente, caro ex-collega, cara ex-amica, mi fa piacere che tu passi ancora a leggermi e che tu perda tempo scrivendo in anonimo sperando di ferirmi. Ma puoi anche smetterla, perchè tutto quello che mi tiri fuori è un’infinita pena: io vi ho già dimenticati tutti e presto lo farà anche mio marito.

Non ti preoccupare di come staremo: sicuramente meglio di come starete voi, chiusi nella vostra piccola fortezza pietrificata.

E per concludere, sapete qual è stata la domanda che mi fatto Noemi la prima sera in cui siamo tornati a Modica, lo scorso giugno?

Mamma, domani torniamo a casa?

Milano sguardo di ghiaccio

Il cielo grigio non aiuta gli stati d’animo, metaforicamente la mia é stata una traversata, un passaggio da un mondo a un altro, oltre che al banale viaggio da sud a nord, da estate a autunno, da sole a pioggia, dalla natura quasi selvaggia al cemento.

E non è facile se andando via una piccola distrazione, una disattenzione o una vera e propria mancanza di tatto arrivano a minare i pochi bei ricordi che ti erano rimasti.

Si parte sempre con la speranza di aver lasciato qualcosa di sé, specie con chi in qualche modo ti eri aperto e con cui seppur brevemente eri entrata in contatto.

Forse, come spesso accade, mi sbagliavo.

Continuo a permettere alle persone di ferirmi con niente, continuo ad avere quella sensibilità bambina che tanto mi ha fatto soffrire in passato.

Spostava le rocce con incredibile forza e determinazione e inciampò in un sassolino.

Sarà la pioggia, sarà che per un mese io e Salvo saremo ancora lontani, sarà che forse cerco sempre di dare agli altri più di quello che dovrei, ma oggi va così.

Speriamo torni presto il sole.

Ultimi giorni

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Che cosa buffa, mi affaccio alla finestra e vedo che una nuvola si riflette sul mare, laggiù in fondo.

Il mare che vedo da casa l’ho fotografato almeno una volta a settimana da quando sono qui, se non più. Eppure non c’è nemmeno una fotografia che renda lontanamente l’idea.

E quando settimana scorsa la luna ci si rifletteva dentro?

Come le descrivi queste cose?

E quando la luna sorge dalla cava?

E quando una costellazione che non ho ancora capito quale sia mi appare davanti alle quattro del mattino che sembra bucare la finestra da cui mi sono affacciata?

Non le so descrivere queste cose. Non le so nemmeno fotografare.

Mi mancheranno persino i miliardi di insetti in giro per la veranda e dentro casa, tra ragni e ragnetti, scarabei, millepiedi, ricciolini (hanno un loro nome ma a me piace così), falene, formiche e formicone, quella orribile scolopendra, bruchi tanto belli quanto devastatori, farfalle, api, vespe normali e vespe doppie (vasaio), fastidiosi tafani, mosche mosconi moschini, zanzare, cimici di ogni tipo. E poi le lumache, la volpe, il riccio, la mucca, le pecore, i cavalli, il falco, la poiana, le gazze, i passeri, le tortore e una moltitudine di uccelli e uccellini che purtroppo non so riconoscere. I cardellini.

Ogni singola creatura vivente vissuta con fascino e non con lo schifo della città. I miei figli giocano con i ragni e i millepiedi (Noemi è più delicata, purtroppo Nicolas lascia qualche vittima, non per cattiveria ma proprio perchè è rozzo) e che mi chiedono il nome di ogni cosa.

Ho vissuto in campagna meno di un anno e ho capito che forse non in Sicilia ma questa è la mia vita. Mi affascina, mi riempie e proverò a cercarla altrove.

Quante cose mi porto dietro!

Quante cose lascio volentieri!

Parto sabato mattina di buon’ora e ho una gran voglia di andarmene a dire il vero, ma già so che anche quest’anno i primi tempi saranno difficili.

E’ per la casa, è per il mare. E’ per tutto ciò che potrò portare solo nei ricordi.

06102014 (7)

 

La stanchezza che viene alla fine

Avevo scritto altro ma sono svuotata e credo che non pubblicherò quel post, nè ora nè in seguito. Sono stufa di vivere arrabbiata e vorrei solo che passassero questi due mesi per poter veramente ricominciare da un’altra parte, che sia Milano o qualunque altro posto nel mondo. La Sicilia mi ha dato tanto e s’è presa tanto, alcune persone rimarranno e altre svaniranno, alcuni ricordi mi sveglieranno nel cuore della notte e altri scivoleranno via lentamente.

Stiamo cercando di vendere casa ma il periodo è quello che è, la gente viene, che bello e sparisce. Il telefono suona e quando sembra che quasi ci siamo rimane muto per settimane. Siamo un po’ in corsa, vorremmo tanto poter vendere prima di traslocare, per non lasciare qui un’appendice che non è solo fisica ma è soprattutto emotiva: questa casa per noi significa tanto. E’ vero, ci abbiamo messo anni e tanta fatica per arrivare a viverci ma è più tutto quello che c’è dietro che fa male, o fa bene, a seconda dei momenti.

L’abbiamo sognata, pensavamo fosse impossibile e invece eccoci qui.

Per questo disfarcene, e doverlo fare in fretta, è anche doloroso. Ci guadegneremo qualcosina ma che sono i soldi? Non sono quella che pensa che si possa vivere senza denaro ma sono sicuramente il tipo di persona che dà al denaro il giusto valore: un mezzo che serve per campare, non certo il fine ultimo.

Sono stanca. Vorrei liberarmi di tutte le catene, in particolar modo quelle mentali, e lasciarmi tutto alle spalle. E con tutto intendo proprio tutto. Ho bisogno di tranquillità e qui non ne ho mai avuta. Non ne avrò mai in un certo senso perchè sono così, io mi trastullo nei pensieri e mi creo ansie inutili, ma più che altro ho bisogno per un attimo di non dover lottare per essere me stessa.

Ho sempre un po’ odiato e un po’ amato Milano, e anche adesso che ci torno non è cambiato questo sentimento strano, come cantavano gli Articolo 31 una decina di anni fa: “Milano quando sono lontano voglio tornare, Milano quando ci sono voglio scappare“. Per questo sono un po’ indecisa su come sarà il futuro, se decideremo di impiantarci lì in pianta stabile oppure penseremo a un altro posto, magari più vicino al mare.

Sembra un capriccio questo mare ma chi ci vive sa di cosa sto parlando.

Il mare ti guarda ma non ti giudica, ti accarezza ma non ti stringe, ti trasporta ma non ti abbandona, ti culla ma non ti illude. Il mare calmo, il mare grosso, il mare dominato e il mare dominante. Il mare che decide lui e ti ricorda che in fondo siamo piccoli. Il mare in cui mi immergo e non penso più a niente. Il mare che d’inverno profuma l’aria. Il mare che devi rispettare, non c’è niente da fare. E se lo rispetti, lui rispetta te.

Il mare che vedo ora dalla mia finestra mentre scrivo, e laggiù stamattina, dopo che è passato il ciclone, si vede di nuovo Malta.

Il mare, che poi è l’unica cosa che mi mancherà davvero.

Ma se ve ne andate come fate con Nicole?

Ce ne andiamo.

Era questo il grande progetto di cui ancora non potevo parlare. Ce ne andiamo e non è più un segreto. La Sicilia non fa più per nessuno di noi. E’ un tornare, ma non un tornare indietro: è un tornare daccapo.

Scalpitiamo tutti ormai e la partenza è prossima: torniamo nella provincia milanese.

Quando l’ho detto la prima volta alle prime persone che l’hanno saputo, molte di loro si sono chieste cosa sarebbe successo con Nicole, che è sepolta al cimitero di Modica. Anni fa, dopo averla persa, mi ero più volte detta che nonostante qui non mi sentissi a casa non avrei potuto andarmene e lasciarla sola in quel posto orribile che all’epoca era il campo dei fanciulli; ma ora molto è cambiato, il lutto s’è trasformato in accettazione, la rabbia s’è placata e soprattutto il cimitero è passato sotto la gestione dei privati, che pur non facendo un eccellente lavoro, fanno comunque un discreto lavoro di mantenimento. Il campo dei fanciulli è tenuto abbastanza in ordine e questo un po’ ci ha tranquillizzati.

Purtroppo la vita va avanti. E non posso imprigionare noi che siamo vivi in una terra che è bloccata e per il bene di una persona che, obiettivamente seppur dolorosamente, non c’è più.

In più, succede nella vita di incontrare persone belle. Amici veri. Di quelli che senti con il cuore ancor prima di carpire le loro parole.

Un amico ha fatto questo:

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Gli abbiamo chiesto se conosceva qualcuno a cui chiedere per poter lasciare nostra figlia con una tomba che non avesse particolare bisogno di essere curata (e quindi in pietra – la piastrella decorata ce l’aveva regalata subito dopo la sepoltura un fornitore di mio marito) e lui ci ha risposto che se ne sarebbe occupato personalmente. Ha recuperato la pietra e l’ha lavorata con le sue mani, e con Salvo, una domenica mattina, sono andati a posarla sfidando le mafie del cimitero. Manca ancora un po’ di ghiaia e qualche piccolo accorgimento ma questo spetta a noi. Io e i bimbi abbiamo comprato due nuovi angioletti e dei piccoli fiori che loro stessi hanno voluto lasciarle e ora lei è lì, in pace, come noi.

Possiamo andare sapendo che il vento e la pioggia non rovineranno più i nostri goffi tentativi di abbellire il suo piccolo pezzo di mondo.

Possiamo andare sapendo che c’è chi se ne prenderà cura, così come in questi ultimi anni s’è preso cura di noi.

Possiamo andare sapendo che in tutto quello che è andato male abbiamo trovato un amico.

Un amico vero.