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Amicizie e piacevoli sorprese

Negli ultimi anni ho un po’ rinunciato a conoscere persone nuove, mi sono chiusa nonostante all’esterno trasparisse tutt’altro: chi mi ha incontrata dalla nascita di Noemi in poi mi ha sempre vista carica, grintosa, sorridente e soprattutto… chiacchierona. Una gran chiacchierona.

Io, piccola timida e introversa secchiona, mi sono trasformata in una specie di intrattenitrice. Io mi do alle persone, non ho problemi a raccontarmi o ad aprirmi anche su questioni che per molti sono tabù o motivo di vergogna. Io parlo, parlo, parloparloparloparlo. A qualcuno piace, a qualcuno no. Ma la cosa spesso è reciproca e pace e amen. Non muore nessuno.

Il problema vero è che non riesco ad affezionarmi. Certe ferite bruciano e negli anni le delusioni sono state troppe, spesso da persone molto vicine. Non amo creare legami online e a volte mi dispiace, ma non ho trovato che abbagli e purtroppo come io non sono quello che leggete, gli altri non sono quelli che leggo. Mi piace seguire i racconti di vita e spesso sento proprio delle affinità con chi scrive ma non riesco e non voglio andare oltre. Non è paura, non è superbia, forse è un limite che per ora non mi sento di superare.

Io in amicizia cerco presenza, una voce sicura, meglio ancora se c’è del contatto reale. Mi piacciono gli abbracci e mi piacciono le persone che non faticano a darne.

Un’altra cosa mi piace particolarmente: mi piacciono gli sguardi. Mi piacciono quelle persone con cui non ho mai parlato a lungo ma con uno sguardo ci siamo spesso intese e con piccoli gesti ci siamo rassicurate. Pur non avendo costruito un reale rapporto di amicizia costante, ci siamo creati una piccola sfera di sicurezza, almeno per me. Il cassiere al supermercato che mi caricava la spesa in macchina e che una sera di novembre di due anni fa è rimasto più di un quarto d’ora ad appiattire scatoloni da infilare nel mio baule, scatoloni che mi aveva messo appositamente da parte per il trasloco, lui che ho rivisto il mese scorso e che mi ha passato sottobanco dei coupon per pagare meno il sapone di marsiglia. La commessa del negozio di animali in cui passavo intere mattinate solo per parlare, che un giorno mi ha detto che la mia energia le dava forza. La titolare della piscina dei miei figli che mi sorprende con un piacevolissimo pensiero, specialmente ora che sono lontana e che ricordo quel posto come un rifugio tranquillo. Il mio ginecologo che con i suoi piccoli accorgimenti mi ha accudito dall’aborto in poi, che si fida del mio sesto senso più del suo ecografo, che mi ascolta e che mi dice che quando tutto intorno è stagnante è meglio andare via. Il mio veterinario, la mia veterinaria, persone diverse fra loro eppure ugualmente calorose e disponibili nei miei confronti, che non ci siamo mai visti al di fuori dell’ambulatorio ma mi hanno fatto sentire accolta e mi hanno ascoltata senza mai giudicare. Due clienti di Salvo, che hanno deciso di conoscerci al di fuori e che mi hanno fatto sentire in diritto di sentirmi così, così come mi sento ora. Persone che si ricordano di me a distanza di anni, a distanza di tempo… a distanza e basta.

E gli amici veri, quelli che ci sono stati, che non hanno mai preteso niente ma hanno dato tanto. Richard, il nostro muratore, il nostro papà acquisito, lui che ci ha fatto il regalo più grande che si possa immaginare, e insieme a sua moglie ci ha accolto a braccia aperte e ci sono stati sempre, dal momento in cui ci siamo conosciuti. Nonna Gu e nonno Enzo, nonni acquisiti meravigliosi per i nostri figli, un porto sicuro per noi, che ci hanno prestato la casa quando la situazione nella nostra era diventata insopportabile. I vicini di casa, ragazzi come noi che di meglio non potevamo trovare, quelli del caffè la domenica mattina, degli incontri al volo, quelli che ci fanno arrivare un piatto di focacce fatte in casa e che terranno la nostra gatta selvaggia, Lyla, che in appartamento non può più stare e che il giorno dopo avertelo detto le hanno già tirato fuori una cuccia e ti mandano foto per dirti che sta bene. Giuli, che ci siamo viste poco ma sentite tanto, una persona dolce e sempre pronta ad ascoltare, l’amica che ti abbraccia piangendo l’ultimo giorno prima di partire. Mia suocera, che con tutti i limiti della sua vita, nel momento del bisogno vero non ha mai ritardato un attimo, che mentre partorivo Nicole se ne stava fuori dall’ospedale, in macchina, che così se telefonavo era già pronta a salire. I miei cognati che nella loro riservatezza ci hanno sempre fatti sentire a casa e non hanno mai giudicato, mai, ma sempre accolto e sempre sostenuto.

lyla

E poi ci sono quelli che dicono che non sei mai stata niente, che hai solo fatto un gran casino e che ti considerano il male reincarnato. Ma questa è altra storia, e ce ne frega poco e niente.

Io le mie persone le ho già trovate, e sono felice così.

Eh sì. Le ho trovate in Sicilia. Eh sì, le porterò nel cuore con me, qui a Milano. E ovunque la vita decida di portarmi.

 

L’amicizia che cos’è?

Passo e chiudo.

Dopo aver compiuto trent’anni, dopo varie chiusure, dopo aver capito che le persone non ci stanno accanto incondizionatamente, ho iniziato a riflettere un po’ di più sull’amicizia e sul valore che le si dà a quindici o a trent’anni.

Lo dico con brutale schiettezza: io sono opportunista e “condizionata” esattamente come tutti gli altri. Non mi reputo migliore e so di avere sempre un ruolo nelle chiusure che ci sono state, recentemente come nel passato. Volontariamente o involontariamente, inconsciamente forse, ho sempre provocato quella che poi s’è trasformata nella goccia che ha fatto traboccare il vaso, sia dalla mia che dall’altra parte. 

Ma con altrettanta brutale schiettezza aggiungo che non mi faccio esami di coscienza da anni, e se me li faccio l’argomento è sempre uno e uno solo: i miei figli, niente più. Sì, ci penso alle cose, alle persone, ma non ci perdo troppo tempo. Purtroppo mi rendo conto che io sono quel tipo di carattere che bisogna vivere quotidianamente per poter capire, e non bastano email, due o un miliardo, e non bastano telefonate, e non bastano due chiacchiere una volta ogni tanto. Io sono una persona che se non mi conosci dal vivo, non mi conosci punto. Quello che dico, quello che scrivo, non è che una misera punta dell’iceberg e chiunque abbia la pretesa di capirmi dalle parole ha già sbagliato in partenza: sia che pensi di me splendidamente sia che pensi di me la peggio cosa.

Io questo lo so bene e quindi quando un rapporto finisce, e con me finisce sempre brutalmente – con discussioni brutali o con un silenzio altrettanto brutale, non mi sfiorano le parole che mi vengono lanciate contro, le accuse o le cattiverie. Io so come mi sono comportata, lo so sempre, nel bene e nel male.

So cos’è l’amicizia. 

L’amicizia è qualcosa che va oltre il luogo, oltre il tempo, oltre le parole pronunciate. 

L’amicizia è ritrovarsi dopo dieci anni e sentirsi ancora come quando si parlava di scuola prima di addormentarsi (e a me capitava sempre di addormentarmi sotto un poster di Zaccheroni…). E’ ricordare quella volta che è successa quella cosa e sentirsi ancora unite da quel filo che s’è scoperto per caso a quindici anni. E’ soffrire e gioire insieme di un destino beffardo. E’ il silenzio quando tutto va male, ma un silenzio che non fa male, è il silenzio di chi ti osserva perchè sa che non può fare altro e però ti tiene d’occhio. E’ un’email che mandi da millemila chilometri perchè ti sei accorta, da uno sguardo a una domanda banale, che qualcosa non va. E’ una foto che ti arriva una mattina di marzo nel cellulare e la gioia pura che condividi.

L’amicizia è sentirsi dire che la tua partenza sarà un addio, perchè io non sono capace di mantenere i rapporti a distanza, e ritrovarsi dopo sette anni che niente è cambiato. E’ piangere e urlare contro il cielo quando anche a lei succede la stessa cosa, è stare ore a fissare il cellulare aspettando che ti dica che è nata e aspettare dieci giorni per vederla perchè sai che quel momento dev’essere solo loro. E’ ricevere una telefonata alle sette del mattino e correre in farmacia sotto l’acqua a prenderle il latte artificiale antidisssenteria. E’ una mamma che ha perso una bimba eppure gioca con la tua. E’ entrare in casa sua e sentirsi nella propria, tanto che non c’è nemmeno più bisogno di bussare. E’ condividere, e non certo su un social network.

L’amicizia è parlare su skype che non ci si vede da mesi e dimenticarsi del tempo che è volato. E’ ritrovarsi dopo un litigio che è durato anni per dimenticarsi il motivo. E’ rispondere ai suoi sms alle tre di notte perchè non puoi aspettare la mattina dopo se lui si sente così. E’ prendersi in giro per come si era e raccontarsi per come si è. E’ ridere come scemi perchè forse è la cosa più bella che c’è e perchè poi c’è sempre tempo per essere seri.

L’amicizia ha tanti volti, molti dei quali viaggiano con te da quando eri piccola. Sanno tutto di te, hanno vissuto tutto, e tu sai tutto di loro, c’eravate e c’eravate insieme. C’eravate a scuola, quando improvvisamente vi coglieva la stupidera, c’eravate fuori, ai primi amori, ai primi problemi. Ci siete adesso, con quindici anni in più e lo stesso spirito di allora. C’è una mamma che insegna alla figlia a gridare “P!” alla finestra e la bimba non lo sa perchè, ma fa tanto ridere ed è bello così, stupido e senza senso. 

E poi chissà perchè gli amici sono sempre più di quelli che credi. Che quando ti senti solo improvvisamente spuntano e ti tendono la mano. 

L’amicizia è rara. L’amicizia è forte. L’amicizia è un abbraccio caldo quando fuori è buio e una risata cristallina su un cielo blu intenso.

Io so essere una buona amica. Anzi, io credo di esserlo. 

Ma non sono fessa: lo capisco quando un rapporto è destinato a durare e quando invece si sta sciogliendo. E purtroppo quando inizia a sciogliersi io lascio perdere, non insisto più. Una volta mi dannavo l’anima per un’amica che se ne andava, ora no. Mi gela il cuore, non si ferma il mondo. 

A quindici anni perdere un amico è un dramma, a trenta no. Perdere un amico a trent’anni forse è fisiologico, forse è semplicemente che ognuno va per la sua strada, o forse è che non si è più d’accordo sulle cose e non si ha voglia di investire tempo per superarle. Fatto sta che non è una tragedia.  

Perchè ognuno è libero di andare. Anche voi, anche io.