La fatica di lasciar andare

Credo sia a causa della fretta, o del poco tempo che ci separa dalla nascita di Emma Luna.

O forse è il desiderio di (ri)avere una casa nostra.

O forse sono i dubbi che ci assalgono ogni volta che vediamo una casa e che vorremmo comprarla.

Comunque, di fatto, l’anno prossimo rimarremo qui, per dare la possibilità a Noemi di finire l’asilo con i suoi amici e per inserire Nicolas, così abituato a stare solo con me e poche altre persone, in un ambiente che conosce, un ambiente rassicurante dopo tutto questo girovagare che c’è stato da quando è nato.

Dobbiamo comprare casa entro maggio, per non dover restituire la differenza dell’IVA al 4%, e vorremmo cambiare residenza entro novanta giorni dalla nascita della bimba, per poterci togliere dallo stato di famiglia di mia nonna e usufruire di quello che lo Stato offre per le famiglie a basso reddito. Niente giri strani, vorremmo semplicemente che le tasse che noi abbiamo sempre pagato regolarmente ci possano in qualche modo tornare indietro. 

Ci manca il tempo.

Ci manca la sicurezza di quello che vogliamo per i prossimi cinque anni. 

Forse ci manca anche un po’ di coraggio, di lanciarci e semplicemente abbandonare questa regione che amiamo così poco. Ma come si fa, quando tuo marito ha ottenuto quel posto di lavoro sicuro e tu aspetti la terza figlia? 

In fondo non possiamo nemmeno dire di trovarci male qui. È che non è la nostra vita.

E poi, non so, io in questi giorni ho quest’immagine in testa, e il rammarico che al posto mio ci siano altri a goderne.

  
Per cui mi sono fissata sull’unica casa che abbiamo visto che ha un panorama simile fuori dalla finestra (escludendo il mare). Mi sono fissata sull’unica casa che abbiamo visto che rendeva l’idea di quello che vorremmo: una casa di campagna in città – se così si può chiamare un paese di nemmeno cinquemila abitanti nell’alta Brianza che confina con la provincia di Lecco.

Una casa non male, non perfetta, ma non male, secondo i miei canoni estetici e quel poco che ne capisco del resto. Ma Salvo arredava case di professione e vede difetti ovunque, perchè è vero, costruttori e negozianti spesso si approfittano di chi non è del mestiere. Difetti che sono disposta a mettere di lato, pur di poter dare ai miei figli una camera grande e una vita dove l’aria è un poco più pulita, intanto che mio marito lavora in quel posto sicuro e vogliamo riservarci la possibilità di un trasferimento per il futuro, quando saremo più certi di quello che vogliamo.

Noemi mi chiede insistentemente la casa al mare, assecondando la mia idea che alla fin fine, se la famiglia è felice, ci si può spostare senza creare traumi. 

Ed ecco, non è che non siamo felici, è che ci manca qualcosa. Qualcosa che faceva parte di noi e che fatichiamo a lasciar andare.

E che inseguiremo, va da sè.

Ma per ora abbiamo fretta, perchè Emma sta arrivando e viviamo in una casa buia e minuscola, senza cameretta e con il comò ai piedi del letto, perchè dove era prima abbiamo dovuto incastrare il letto a castello dei bimbi. E se la piccola non vorrà stare nella carrozzina ci ritroveremo prigionieri di un co-sleeping forzato. E a noi le forzature non piacciono.

E abbiamo fretta perchè lo Stato italiano è una gigantesca macchina lenta e ingrippata, ma quando si tratta di ricevere pretende tutto e subito, ed entro dicembre non lo so, ma la vedo dura riuscire a fare tutto.

Per una maniacale del controllo come me, questa situazione è dura, è stressante. Per certi versi, estenuante.

Per cui mi sveglio la notte e inizio a calcolare i metri quadrati della piccola camera matrimoniale che ci rimarrebbe, lasciando la camera grande ai (tre) bimbi, e arredandola mentalmente perdendo preziose ore di sonno e pensando che noi, in fondo, una casa ce l’avevamo. Ed era bella, e non era grande ma era perfetta.

E sì, in questo mi sento derubata. 

Derubata da chi avrebbe dovuto dare e invece ha costantemente, lentamente e inesorabilmente, tolto.

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2 risposte a “La fatica di lasciar andare

  1. Un filo ci unisce sempre alle case che abbiamo vissuto, ai posti che ci hanno visto crescere, che hanno accolto le nostre storie. La vista di quella casa è molto bella, trasmette serenità. Spero che possiate trovare un nuovo nido più a vostra misura, che accoglierà la piccola Emma e le vostre nuove avventure.

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