La cosa che più mi urta

Ho aspettato un’ora. Entro nello studio e una faccia poco accogliente storta il naso alla vista dei miei figli. Non è tanto il principio, la regola, o qualsivoglia motivo ci sia alla base: è la faccia storta alla vista dei bambini. E’ l’arroganza della risposta alla mia domanda.

Io non li impongo mai. Evito di portarli dove non dovrebbero andare, non guardo telegiornali in loro presenza, cerco nel mio piccolo di salvaguardare la loro innocenza ma mai, mai e poi mai, nascondo loro gli aspetti negativi della vita. La vita è meravigliosa, ma la vita a volte è dura e non è sempre gentile come nelle fiabe.

I miei figli (specialmente Noemi) sanno di Nicole e sono venuti con me al cimitero in più occasioni. Non vado al cimitero tutti i giorni, non ci andavo prima e non ci vado ora che sono lontana. Ma Nicole è mia figlia e, anche se non è mai stata, è la loro sorella. Non deve pesare sulle loro spalle ma voglio che la conoscano, voglio che sappiano quello che due bambini così piccini possono capire: che hanno avuto una sorellina che non stava bene e che non è riuscita a stare nella pancia della mamma. Una sorellina che forse è in cielo, forse è in terra, che probabilmente sicuramente non conosceranno mai. Non credo alla vita dopo la morte per cui non ho cercato di indorare la pillola, cerco di assecondare quello che loro mi lasciano intendere di poter capire. Nicole è volata via. Dove, la mamma di preciso non lo sa.

L’ultima volta, quando l’abbiamo salutata a ottobre, i bimbi le hanno lasciato due piccoli giochi nella sua tomba. L’hanno fatto loro, non gliel’ho chiesto io.

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L’anno scorso ho provato a parlare un po’ di più con Noemi e ho scoperto in lei una sensibilità che mi ha sconvolta. Noemi ha un animo profondo, dolce, gentile. Noemi chiede e si affida a quello che le diciamo. E io non me la sento di mentirle.

Mamma perchè Piero è morto? mi ha chiesto un mese dopo che è successo. Gli s’è fermato il cuore, gioia, le ho risposto con un nodo in gola. E allora lei ogni tanto mi chiede di lui e mi dice che si ricorda dei piccoli episodi che non pensavo avesse nemmeno interiorizzato. Quando siamo tornati in un parco giochi qui vicino dov’eravamo stati con lui mi ha detto che era il parco giochi dove lei e Piero erano stati sull’altalena.

Ha chiamato una bambolina con le ali Nicole.

Ma non per questo soffre.

Ma non per questo le sto togliendo la sua infanzia felice.

E certamente non per questo posso essere giudicata.

Nemmeno da te, caro medico dei miei stivali, che mi dici che trovi ingiusto che io parli di questa mia figlia ai miei bambini, che mi guardi con lo sguardo duro e mi consigli, dall’alto della tua esperienza di bimba traumatizzata, di non portarli al cimitero.

Io non piango Nicole ogni momento, io non vado al cimitero tutti i giorni e non vivo nel suo ricordo costante e triste.

Ma Nicole è mia figlia. Nicole è la loro sorellina. E non ne hanno vissuto il dramma, per loro è un po’ come un angelo in cielo, una presenza leggera, che io racconto con parole dolci, non con il peso che ho nel cuore.

E allora ho aspettato un’ora e doveva essere un giorno felice, e tu che sei una donna come me mi hai fatto rinunciare. Mi hai portato a galla un dolore, mi hai giudicata come madre.

Mi faccio riconsegnare la ricetta, dico che non ho la minima intenzione di farmi visitare da lei – che non ho più la serenità per godermi questo momento.

Chiudo la porta con il cuore gonfio di rabbia e a mai più rivederci.

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13 risposte a “La cosa che più mi urta

  1. Credo che nessuno,nemmeno un medico,dovrebbe permettersi di dire cosa è giusto o no per i figli degli altri. Se la mamma ritiene che era il caso di portare con sè la bimba, vuol dire che era il caso e NESSUNO dovrebbe permettersi di dire il contrario, questo almeno è il mio punto di vista (di non mamma).

    Un abbraccio, perdere un figlio deve essere una tragedia.

    Gilda di http://www.nonpuoesserevero.blogspot.it

    • Grazie Gilda. Anch’io credo di dovermi prendere la responsabilità di decidere per i miei figli (almeno fino a quando non possono farlo in autonomia). Nello specifico Noemi avrebbe tanto voluto vedere il bimbo che ho nella pancia ma sapeva anche che poteva “non esserci” (così le avevo spiegato come alcuni bambini volano via prima di farsi vedere… in termini medici l’aborto spontaneo, e lei lo sapeva, lo sa che la vita é fragile). Insomma sai com’è finita? L’ecografia l’ho fatta quasi alla fine del terzo mese… da sola. A Noemi ho solo potuto mostrare l’orrenda foto che mi hanno lasciato. Quando invece poteva vedere manine e piedini di quello che sarà il suo fratellino o la sua sorellina. Che rabbia!!

  2. Hai fatto benissimo ad andare via, le persone senza sensibilità non meritano la fiducia di nessuno.
    Nessuno può permettersi di dare un parere su una situazione così delicata come questa, ognuno deve viverla come meglio ritiene e mi sembra, dalle reazioni dei tuoi figli, che tu lo stia facendo nel modo giusto.
    Io ho smesso di farmi dire come devo vivere da molto tempo e sono felice così.
    Proprio l’altro giorno, ho sentito due colleghe, che mi sparlavano dietro molto tranquillamente, per come mi vesto, perché ho 34 anni e mi metto abiti particolari e secondo loro dovrei smetterla di fare la ragazzina.
    Tanto per iniziare me ne dai al massimo 26, ma poi saranno fatti miei? Non siamo manco amiche, ma chi ti conosce? Ma che mi frega a me di come ti vesti tu e di consigliarti?
    Lo so che la questione appena descritta è molto banale in confronto alla tua, ma era per dire che purtroppo questo genere di persone che si sentono in diritto di dirci come dovremmo vivere dall’alto della loro superiorità ci sono e ci saranno sempre.
    Bisogna liberarsene, proprio come hai fatto tu.
    BRAVA!

  3. Ben fatto Claudia, assolutamente !

  4. E’ una questione cosi’ vostra che non so cosa dire, perche’ certe cose non le puoi capire se non le annusi, se non ci passi.
    Pero’ complimenti Claudia, per essere stata cosi’ concentrata sul tuo benessere da uscire da quella stanza senza farti visitare da una dottoressa indelicata.
    Un abbraccio!

    Io leggo tra le righe ed esplodo di gioia.
    Chissa’ se leggo bene. ❤

    • Leggi bene 😉. Certo dopo l’ecografia sarei stata più sicura nel dirlo ma essendomene andata ancora non posso proprio urlarlo. Mi ha urtata così tanto che mai le avrei permesso di essere lei a visitarmi. Avrà avuto le sue buone ragioni ma ci sono modi e modi per esprimerle e direi che… ha toppato abbastanza.

  5. Deduco che forse sei in gravidanza e che volevi rendere partecipi i tuoi figli alla prima ecografia, magari sbaglio,ma se è così era una bellissima cosa e la dottoressa non capisce una cippa. Essera giudicata da una donna medico è bruttissimo, non avrebbe dovuto, manca di sensibilità.
    Se ho sbagliato a dedurre. …scusa

    • 😉 anch’io mi ero posta il problema, poi Noemi é stata a casa dall’asilo perché ieri é stata male e mi sono detta che, come già successo per Nicolas, poteva venire con me. Nel caso in cui fosse andata male le avrei spiegato (come già fatto quando ho scelto di non nasconderle la gravidanza, spiegandole che non tutti i bambini riescono a svilupparsi e a nascere). Purtroppo la dottoressa invece di limitarsi a dire che i bambini non potevano entrare ha detto una frase in più e io non sono potuta stare a sentire. Mi sono arrabbiata e in definitiva ho rinunciato al controllo. Io credo che ok i principi ma anche un po’ di tatto.

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