Cosa vuoi fare da grande?

Non avevo certo in mente di fare la mamma quando in prima elementare mi sono appassionata all’inglese. Pensavo in grande, ovviamente. Per anni ho creduto che mi sarebbe piaciuto tradurre libri e ho lavorato in quella direzione. Amavo le lingue, le amo tutt’ora. Ho studiato inglese, spagnolo, tedesco (l’avrei studiato meglio se avessi avuto un’insegnante decente ma d’altronde ho avuto anche troppa fortuna con tutti gli altri) e al primo anno di università ho scelto norvegese.

Se non mi fossi fatta mangiare dall’anoressia e scavare dalla depressione a quest’ora probabilmente lavorerei per qualche casa editrice scandinava, come molti miei compagni universitari. Invece io, mentre loro si laureavano, mi facevo ricoverare e lottavo come una tigre contro qualcosa che era dentro di me, ed ero io e allo stesso tempo non ero io.

Così, per qualche anno, mi sono appassionata di psicologia. Lasciata Mediazione linguistica e culturale all’inizio del secondo anno, ho provato il test di Psicologia. Anzi non l’ho provato, mi sono seduta, ho aspettato i fogli, poi un contrattempo via l’altro e quell’emozione che sale, quel ma che ci faccio qui? che esplode e prima ancora di poter scrivere il nome scendo alla cattedra e mi ritiro. Capisco subito che non fa per me, che sono stufa di risolvere problemi, che sì, bella la psicologia ma forse non mi va più.

Io voglio vivere.

E improvvisamente la vita prende una strada diversa.

Conosco Salvo, mi trasferisco e mi sposo nel giro di un anno.

Già mentre ero malata spesso sognavo di avere un bimbo: era un sogno tra il metaforico e il realistico, la mia rinascita ma anche un semplice e genuino istinto materno. Onestamente non pensavo nemmeno di essere fertile: anni nella malattia qualcosa dovevano lasciarlo, pensavo. E invece Nicole è arrivata subito, e veloce com’è arrivata se n’è andata.

Da allora è cambiato tutto.

Io ho scelto di fare la mamma.

A tempo pieno, intendo.

Sono passati quasi sei anni da quel momento e non me ne sono mai pentita. E’ vero quello che dicono, che le mamme a tempo pieno alla fine si annullano un po’, qualcuno dice che dipendiamo dai figli, qualcuno che non abbiamo una nostra vita. Non è così. Noi viviamo attraverso di loro.

Non è un concetto semplice da spiegare, non è dipendenza, non è una scusa che ci diamo per non fare altro, non è romantico e non è nemmeno eroico: è un modo di vivere come tanti altri.

Ho scelto i bambini perchè credo fortemente nella vita che continua. Fare figli è un dono per me e per loro: per me che riscopro il mondo per come lo vedono loro e per loro che possono vederlo, questo mondo che tanto amiamo e tanto odiamo.

Ho scelto di fare la mamma anche perchè non avrei comunque trovato un impiego: chi si mette a cercare lavoro mentre è incinta? In Italia è improbabile che qualcuno anche solo accetti di farti un colloquio. Ma non è stato un ripiego: è stata un’opportunità. Per qualche anno decido di accantonare i miei deboli progetti e di vedere la vita sotto un’altra prospettiva.

Decido di dare alla vita il valore che le danno i miei figli: assaggiare, assaporare, godere, imparare, scoprire… meravigliarsi. Per noi che ormai siamo arrivati all’amaro delle cose credo che sia importante potersi fermare e rigenerare.

Generare e rigenerarsi. 

Qualcuno recentemente mi ha accusato di buttare via la mia vita in questo modo, di non essere onesta con me stessa e di farmi andare bene qualcosa che in realtà è solo capitato.

No.

No.

Questa cosa non è capitata, questa cosa è voluta.

Non penso proprio che la mia vita così sia sprecata, o che lo siano la mia intelligenza e la mia vivacità mentale, anzi.

Scopro una nuova voglia di fare, una nuova voglia di mettermi in gioco, scopro che ora come ora le lingue possono servirmi ma solo per viaggiare, scopro o forse riscopro che l’acqua è il mio elemento naturale e mi viene voglia di provarci, di sognare, di credere che anch’io posso fare un lavoro che mi piace. Scopro che mi piacciono i bambini e vorrei poter lavorare con loro.

Ma non adesso. Adesso ho i miei figli.  Adesso ho la voglia di provare ancora questa maternità meravigliosa, questa sensazione di portare in grembo la vita e di donarla a qualcuno che saprà assaporarla nel modo migliore.

Perchè la vita – e lo so è pura filosofia per i più ma non per me – è unica, è rara, è preziosa, è… bella.

E io voglio poterla regalare finchè mi sento in grado di farlo.

 

Annunci

4 risposte a “Cosa vuoi fare da grande?

  1. I miei due figli hanno 16 e 11 anni e io ho fatto la mamma a tempo pieno fino a un anno fa. Ora , non con gioia, sono tornata a lavorare. A 45 anni comprendo che prima me ne prendevo cura. Ora vivo per vedere il loro futuro il più possibile realizzato. Dal giorno del primo test di gravidanza sono mamma, donna e moglie. In quest’ordine. Un po’ mi dispiace in certi momenti. Vorrei essere prima di tutto Donatella.

    • Ciao Donatella, questo mio articolo ha un paio di anni ma grossomodo continuo a pensarla così. Al momento tra l’altro aspetto la terza figlia.
      Però capisco quello che scrivi, non so come mi sentirò fra qualche anno, già adesso in qualche occasione anche io sento che mi manca “Claudia”, che mi sto un po’ perdendo, pur con tutto l’amore che ho per i miei figli. E allora inizio a pensare a un modo di conciliare le tre cose: mamma, moglie e me stessa. Un modo per coltivare qualche mia passione per far sì che i miei piccoli (perchè comunque i miei sono ancora proprio piccoli: 5 e 3 anni e nono mese di gravidanza) possano imparare ad amare la famiglia ma anche a coltivare e quindi realizzare i propri sogni…
      Insomma… il mestiere di mamma è complicato anche per questo. Chissà se mai riusciremo a conciliare tutto!

  2. Ma come si può dire ad una donna, che ha scelto di essere mamma e di fare la mamma a tempo pieno, che butta via la sua vita? Ogni scelta costruttiva, è una scelta di vita, una scelta di crescita, un progetto.
    Magari poi chi te l’ha detto è pure una donna. Che vergogna.
    I tuoi progetti per il futuro sono molto belli, ti auguro il meglio.

    • Il mondo moderno a volte porta a questi ragionamenti. Una donna sí, non mamma. Una persona a cui tengo pure. Da un lato capisco anche, dall’altro mi sono sentita persa. A dirla tutta, sono stanca di dovermi giustificare!
      Grazie Moky ti abbraccio!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...