Le cose che diamo per scontate

Uno dà per scontato che quella persona ci sia per sempre, che una volta entrata nella tua vita non potrà uscirne se non per volontà di uno dei due. Uno dà per scontato che se non ti senti questo mese, ti sentirai il prossimo, e se oggi non hai tempo di uscire, uscirai domani.

Uno dà per scontato che con il tempo le cose miglioreranno, e non ti preoccupare, in autunno sarà tutto diverso e torneremo amici come prima.

Io non ho paura che le cose cambino, so che il tempo è galantuomo e noi diamo per scontato di avere tutta la vita davanti.

Perchè io ho trent’anni e tu dieci di più.

Perchè gli infarti capitano ma non a noi. Perchè noi siamo invincibili e diamo per scontato che domani ci saremo ancora e che se non ti chiamo oggi domani avrò tempo.

Invece un giorno ti svegli e quel tempo che ti sembrava infinito si è esaurito e dovevamo vederci per ridere come scemi e io sono qui al tuo funerale e non c’è davvero niente da ridere.

E io avevo anche pensato che se avessi battezzato Nicolas tu avresti potuto essere il padrino.

Tanti pensieri, tante occasioni mancate. Nel futuro ma soprattutto nel passato.

Non è passato nemmeno un mese da quella telefonata che mi ha catapultato in un’altra dimensione, dove il reale e il surreale si mischiano, dove cammino e non sento la terra sotto i piedi. Non ho ancora metabolizzato e in fondo non ci credo nemmeno. Rifletto molto ma mi viene difficile percepire l’assenza. Mi chiedo se è questo che poi succede quando ti abitui al dolore, che non lo senti più. Che si offusca la realtà e ci si ritira in una bolla che conosciamo solo noi. Che improvvisamente le persone non contano più e tu ti senti di non contare più per loro, che capisci che quando succede una cosa così grande tutto cambia ma fuori non è cambiato niente. Che ti aspettavi qualcosa di più, che ti aspettavi comprensione e invece come sempre c’è solo silenzio.

Caro Piero tu te ne sei andato e io sono rimasta qui, piena di rabbia e solitudine come quando ci siamo conosciuti. Quella stessa rabbia e quella stessa solitudine che negli anni ho imparato a gestire ma non si sono mai acquietate. Quella solitudine che alimenta la rabbia e quella rabbia che alimenta la solitudine e quel dolore che non sento più perchè il cuore s’è indurito di nuovo.

Mi ritrovo sola coi miei pensieri a sputare giudizi su questo e quello e su come e quando e sul perchè la mia vita non va mai come vorrei. Mi ritrovo sola con un dolore che c’è e non vuole uscire, con l’ansia e l’incapacità di vivere la mia vita qui e ora. Senza pazienza con nessuno, senza voglia, a tratti senza obiettivi reali. Mi ritrovo incapace di essere del tutto amorevole con i miei figli e totalmente incapace di avere amici, con i miei pensieri che frullano e la rabbia che difficilmente avevo domato di nuovo in circolo.

“Con la rabbia ci si nasce o ci si diventa, e tu che sei un esperto non lo sai. Perchè quello che ti spacca e ti fa fuori dentro forse parte proprio da chi sei.

 

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