Di quanti angeli è cosparso il mio cielo?

Un paio di settimane fa, quasi tre, mi sono ritrovata a pensare che fosse tutto improvvisamente perfetto: ero incinta, un certo progetto sembrava procedere più in fretta del previsto e le ferie di mio marito stavano andando benissimo, senza litigi dettati da un quotidiano pestarsi i piedi che di solito ci avvolge quando siamo entrambi a casa.

Continuavo a sorridere tra me e me pensando che forse la ruota stava finalmente girando anche per noi. Che per una volta nella vita potevamo essere felici senza pensieri, senza fatica. Che avremmo avuto il terzo figlio schioccando le dita, come invece ci è stato negato per gli altri due bimbi.

Avevo paura a lasciarmi andare a questa gioia. Avevo paura di svegliarmi, continuavo a ripetermelo. Forse è un sogno e ora mi sveglio.

Martedì scorso ho avuto la conferma di aver avuto un aborto e mercoledì mattina ho saputo che il mio migliore amico se l’era portato via un infarto.

Non è stato un semplice risveglio. E’ stato un pugno in piena faccia.

E ora me ne sto qui, incapace di descrivere come mi sento, ma consapevole di essere in un limbo, che sta a metà tra la negazione e la rabbia per me stessa. Non sono ancora arrivata alla rabbia per il mio amico, perchè se n’è andato troppo presto e nel pieno della sua rinascita. Non ci sono ancora arrivata perchè sono troppo impegnata a cercare di metabolizzare il fatto che non lo rivedrò mai più. Che è morto, ed è vero.

La sera, o quando sono in macchina con la musica che mi brucia i timpani, mi scorrono nella mente immagini della nostra amicizia. Cerco ricordi, cerco di ancorarmi a lui con tutte le mie forze. Non cerco un perchè, perchè lo so fin troppo bene che è inutile. Per mille e più volte ho cercato un perchè nella mia vita e un perchè non c’è. Cerco lui. Cerco un contatto, fingendo di credere che possa ancora sentirmi.

Finalmente ieri l’ho sognato. Diceva che doveva trasferirsi a Campione, che doveva farlo per lui, per stare meglio, che la vita qui ormai era stretta. Piangevo e lo abbracciavo e gli dicevo che ero felice per lui ma non poteva impedirmi di essere triste e provare dispiacere. Lo abbracciavo perchè sapevo che sarebbe stata l’ultima volta in cui ci saremmo visti. Nel sogno aleggiava un presagio di morte, come se entrambi fossimo consapevoli di questo amaro destino.

Non posso spiegare il tipo di amicizia che avevamo. Non ci vedevamo spesso perchè viviamo ai capi estremi d’Italia, ma c’è sempre stato qualcosa che ci teneva uniti, qualcosa per cui io lo chiamo “il mio migliore amico” anche se lui con altre persone aveva rapporti sicuramente più costanti. Forse più che un amico era qualcosa di simile a un fratello, almeno inteso come vivo io i rapporti con la mia, di sorella. Io sapevo di poterlo chiamare alle tre di notte, non è mai capitato ma sapevo di poterlo fare. Lui sapeva di poter fare altrettanto e non è mai capitato ma lo sapeva.

Quando si cresce si impara a vivere un po’ di più in solitudine.

E’ quello che sto facendo ora. Anzi, vorrei potermi isolare di più ma durante il giorno sono l’unica responsabile dei miei figli e in fondo loro sono quelli che mi mandano avanti. Per questo amo fare la mamma: è un dare e ricevere costante, persino quando si passa il pomeriggio a gridare ed esaurirsi perchè proprio non ne vogliono sapere di smettere di litigare o di riordinare la loro stanza.

E’ da loro che sono andata quando ho capito che stavo abortendo. Non mi aspettavo che molti altri capissero il senso di quello che stavo provando. A nemmeno cinque settimane molti nemmeno percepiscono che si tratta di gravidanza, e quelli a cui lo dici non lo considerano un aborto. Tranne il mio dottore, che il giorno dopo avermi confermato l’accaduto e dopo che finalmente ero riuscita a chiedergli una risposta per me importante, mi ha mandato un messaggio per sapere come stavo. Non mi aspetto niente da nessuno, anche se ammetto di desiderarlo. E’ vero che sono forte e che supererò ogni cosa, è vero che sono testarda e arriverò dove voglio, ma è anche vero che mi sento sola e che nessuno riesce a sanare questo vuoto che ho dentro.

Siamo tutti soli, questo mi dicono in molti. Che sarà anche vero ma io ora mi sento un po’ più sola di altri. Mi sento che la vita è una continua conquista e sarei anche stufa di lottare ma mi tocca continuare a farlo. Mi sento che vorrei un abbraccio e poterne parlare a lungo ma poi alla fine non è mai possibile o non è mai il momento giusto. Mi sento che mi manca una cosa, ora come ora, che è poi banale, è qualcosa che ci si vergogna a chiedere perchè siamo tutti forti e siamo tutti capaci. Ma io ora vorrei sentirmi presa, protetta, tenuta da qualcuno.

Prendersi cura.

E’ qualcosa a cui penso spesso ultimamente. Prendersi cura dell’altro. Non solo di quelli che all’apparenza ci sembrano i più deboli. Anche di quelli che all’apparenza ci sembrano i più forti.

“Quando sai com’è l’abisso non sei più lo stesso. Ti tieni un po’ più stretto a chi ti tiene stretto. Ma alla fine di questo dolore sarà per sempre alla luce del sole ciò che rimane di noi… ciò che rimane di noi.”

(Ciò che rimane di noi – Ligabue)

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6 risposte a “Di quanti angeli è cosparso il mio cielo?

  1. unospazionelcuore

    Ci sono momenti nella vita in cui le cose brutte capitano tutte assieme, è capitato anche a me recentemente. Ci si chiede come sia possibile che il destino si accanisca così, quando si pensa di aver già dato abbastanza. Mi dispiace molto per quello che ti è successo, ma mi chiedo se non sia vero quello che si dice… che certe cose capitano solo alle persone forti che le possono sopportare.. Forse la tua solitudine deriva dal fatto di non sentirti capita, a volte per me è così….
    Coraggio, ti mando un abbraccio virtuale e un “in bocca al lupo” per tutto.

    • Grazie… sento molto ogni cosa che mi hai scritto, compreso quello che so dice sulle persone forti. Posso sopportare tutto ma sono stufa ecco. É vero anche il non sentirsi capita, almeno fuori dal web. Qui in realtà siete in molti a farlo. Ricambio l’abbraccio, forza e coraggio a tutte e due!

  2. Il dolore di una perdita è sempre difficile e c’è bisogno di molto tempo per accettare che sia avvenuto.
    Un abbraccio

  3. Purtroppo il dolore ci fa sentire ancora più soli di quanto non ci si senta già ..il mio abbraccio , per quanto solo figurato, possa raggiunger ti e scaldarti un po’…

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