Non sto male

Non sto male. Sono abbastanza grande e ho vissuto abbastanza gravidanze per capire che non ho perso un figlio. Ho scritto quello sfogo perchè avevo bisogno di metterlo nero su bianco prima di poterlo archiviare, volevo condividerlo invece di fare finta di niente. Volevo che in qualche modo si capisse che quando mi lamento non lo faccio mai per niente. E’ vero, questo non era niente, era un ovulo che si era fecondato ma non era riuscito ad andare avanti, uno di quegli errori che spesso capitano e che probabilmente io conosco e sento perchè sono fatta così e perchè pur non avendo un ciclo regolare non ho mai ritardi. 

Non sto male, sono delusa. Sono arrabbiata perchè poteva semplicemente non capitare, potevano venirmi le mie cose e morta lì. Non era necessario dover vivere per una settimana l’ennesima illusione. Che io sono una che sogna, una che progetta tutto fin troppo in anticipo, sono una che ha bisogno di avere il controllo per sentirsi tranquilla, e settimana scorsa, pur con un test positivo in mano, sentivo di non essere incinta.

Io ho sempre delle sensazioni quando mi succede qualcosa. Non lo so perchè, e so che molti pensando siano stupidate. Ecco, per me non lo sono. Quando sogni che la morfologica sarà rimandata perchè il dottore non c’è e che partorisci una minuscola bimba bionda di 20 cm di lunghezza in inverno, quando il parto è atteso per giugno, e il giorno dopo la segretaria chiama per avvisarti che si rimanda l’ecografia di un paio di giorni perchè il ginecologo ha problemi in famiglia e una settimana più tardi sei in ospedale con la tua bimba di cinque mesi in una bacinella d’acciaio, ed è gennaio e la bimba è lunga 20 cm, forse inizi a pensare che i sogni significano qualcosa e non raccontano solo ansie e paure ma dicono più di quello che siamo disposti ad ascoltare.

Martedì scorso, il giorno in cui ho deciso di comprare il test perchè ero stanca di aspettare e perchè sapevo – sentivo – che era un uovo cieco ma volevo averne la certezza prima che finisse tutto, ho sognato un test positivo e una grossa perdita di sangue, sintomo di aborto. Quando mi sono svegliata mi sono detta, è normale, una è la paura e l’altra è la speranza. 

Alle otto ho fatto il test, e l’ho ripetuto alle quattro, perchè la linea “fantasma” del mattino mi stava già confermando la sensazione che avevo ma volevo essere sicura al cento per cento. Ho chiesto a Salvo di andare a prendermi un test più accurato. Diceva “Incinta” ma io incinta non mi sentivo. Il giorno dopo ho perso un grumo di sangue.

A Ferragosto è andato via tutto.

Non mi sento male, e non ho scritto per farmi compatire o perchè le persone si dispiacessero per me.

Ho scritto perchè quando dico che ogni minima conquista della mia vita è sudata, intendo anche questo. Intendo che ho due figli ma su cinque gravidanze iniziate ne ho portate avanti due. Una è finita al quinto mese, quello sì che è perdere un figlio. Questo no. Questa è un’illusione che crolla, una delusione in più sulla lista, un sogno che faticherò un po’ di più a realizzare.

Non sto male. Sono un po’ arrabbiata, se proprio. Non capisco perchè ogni tanto non mi caschi un regalo dal cielo. Ma è così, probabilmente io sono una di quelle che le cose deve andarsele a prendere. E allora ci vado. 

Qualche giorno fa m’è tornata in mente una frase che ho amato sin dal primo momento in cui l’ho vista, un decennio fa credo, sulla maglietta del ragazzo davanti a me in fila per una giostra a Gardaland:

Don’t let your fears stand in the way of your dreams.

Mai. 

Io sogno, e sogno in grande. E fatica o no, tutto quello che ho sognato l’ho realizzato.

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13 risposte a “Non sto male

  1. Pingback: Caro Amico ti scrivo… | Claudia's blog

  2. Allafinearrivamamma

    Io ti ho letto l’altro giorno e poi oggi.
    Preferisco rimanere in silenzio.
    Alla rabbia non voglio dare spazio.

    • Lo so, ma sto parlando di ME. Non sto parlando di qualcosa che dev’essere universale. Io il dolore lo vivo così, ORA. Io già sapevo di essere vuota, se proprio ti devo dire di più nell’illusione avevo già dato un nome a quello che pensavo di avere in grembo… ma non avevo niente. E l’ho capito ai primi dolori. Ho reagito così, IO. Con tutto il rispetto per chi la vive diversamente. Fosse stato solo una settimana più in là sarebbe stato diverso. Ma non era una gravidanza e non mi posso permettere di rivivere un dolore come quello dell’altra volta. Mi spiace ti sia sentita coinvolta ma ti ripeto, sto parlando di ME. Del mio modo di affrontare una gravidanza che non è nemmeno iniziata.

      • Parlavo della mia rabbia e il dolore per la tua perdita, non per le mie.

      • Scusami pensavo l’esatto opposto. Tra l’altro senza volerlo hai scoperchiato la grande paura che avevo di pubblicare questo post: ossia che si percepisse la mia idea di una scala del dolore, data dalle settimane in cui si perde un figlio, cosa a cui invece non credo.
        Per l’ennesima volta faccio giustamente la figura dell’arrabbiata cronica. Scusami Anna, ho molto rispetto per le tue perdite e il mio timore era questo. Anche se il fraintendimento l’ho creato io da sola, con le mie incertezze e con il timore che il mio rifiuto del dolore potesse ferire chi invece il dolore se lo vive a fondo. Davvero scusami.

  3. Questo post mi piace tantissimo. Grazie.

  4. Ti avevo scritto una lunga mail l’altro giorno ma non sono riuscita ad inviartela.
    Volevo solo dirti che la tua sensibilita’ e’ diversa, purtroppo o per fortuna.

    • Oh mi spiace! Chissà che nervoso, quando non riesco a inviare qualcosa divento matta 😉
      Grazie… la sensibilità a volte l’ho odiata ma devo dire che ora sono contenta così, é una continua lotta interiore ma va benissimo, mi sento viva!

  5. Pensavo fosse un post perchè avevi ricevuto delle critiche. Esternare, scrivere è molto utile per la nostra psiche, hai ragione e hai fatto bene a scrivere.

    • In realtà per un attimo ho pensato che potesse succedere, per fortuna non è stato così! Ho tenuto il post in bozze in giorno e poi mi sono detta… io lo pubblico, al diavolo!

  6. Perchè questa precisazione? Si era capito il senso del post precedente.
    Raccontare, raccontarsi, esternare è metabolizzare

    • Era quello che mi sentivo di scrivere, non credo ci sia un motivo particolare. Io non scrivo per gli altri, molto più spesso ho bisogno semplicemente di mettere nero su bianco quello che sento, come per renderlo reale. Solo questo.

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