Scoperchiare vasi di Pandora

Da un paio di anni ormai ho lasciato la mia vecchia digitale a mia figlia Noemi – all’epoca aveva due anni quindi si limitava a incastrare lo zoom spingendo forte con le dita ma ora inizia a capire il meccanismo. Anzi, scaricando le foto della scheda di memoria mi sembra di vedere che scatta foto da più di un anno ormai. Non le avevo mai riguardate in effetti e ce n’è persino un paio di me con Nicolas piccino piccino che mi stupisco siano state scattate da una duenne.

Ma questa mi ha un po’ lasciato senza fiato.

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E’ ovvio che non significa niente, ha fatto mezzo miliardo di foto a un po’ tutto quello che vedeva ma ecco, non ha fotografato nient’altro sulle pareti della loro cameretta, solo il cuore di Nicole.

Ormai non parlo spesso di lei, e il tatuaggio sulla caviglia è un po’ sbiadito. Nella vita sbiadisce tutto, persino il dolore. A volte devo un po’ sforzarmi per ricordare che mi è successo veramente. Noemi la sentivo legata alla sorella, Nicolas no. Nicolas è vita nuova. Che non è dimenticare ma è andare avanti. Comunque Nicole c’è stata, comunque Nicole mi ha cambiato la vita. Comunque Nicole mi ha costretto a cambiare anche il mio modo di pensare. Ed è lei che mi ha reso profondamente madre come sono oggi.

Il lutto però è finito.

Non so spiegarlo senza che sia frainteso ma è così. Lei c’è in un modo molto diverso e in un certo senso leggero. Lei c’è ma non è più una presenza ingombrante. Non ne parlo volentieri fuori dalla rete, quando mi trovo a dover raccontare mi limito a dire che ho perso una bimba al quinto mese. Il mondo non è pronto a capire quello che ho passato e io non ho voglia di sentirmi messa al rogo. Spesso mi chiedo mille cose, non sono mai del tutto sicura di aver fatto la cosa giusta, ma è qualcosa che deve rimanere fra me e la mia coscienza, perchè non c’è nessun altro in grado di rispondere ai miei dubbi.

C’è poi che ora che sono tornata qui ho anche troppo tempo per pensare. Ho capito molte cose, ho finalmente una piccola certezza interiore, ma non è facile venire a capo di tutto. Sono sola, e mi rendo conto di essere stata sola per sette lunghi anni. Già c’è il fatto che dopo i vent’anni è molto raro creare veri rapporti di amicizia, se poi ci metti in mezzo il Mediterraneo e un secolo di storia ciao. Io non sto qui a dire se sia meglio la mia mentalità o quella di questo posto, ma sicuramente sono incompatibili. In spiaggia mi metto nel punto più lontano da tutti, non ho voglia di distrarmi dai miei figli, ho voglia di vivermeli come non riesco a fare quando sono in casa. Tra queste quattro mura, per quanto circondate da campagna e infinito, mi sento assalire dall’ansia. L’ansia di continuare a non capire quale sia il mio posto nel mondo. L’ansia di dover riempire questo vuoto di persone, questo vuoto di cose da fare. Certo, l’idea di togliere il pannolino a Nicolas non è stata male, almeno sono sicura di avere un paio di mutande da lavare ogni cinque minuti, ma tolto questo a volte mi sento un po’ persa.

Quando sono in strada e viaggio verso il mare, mi guardo intorno e non capisco più dove sono. Tutto quello che mi risultava famigliare ora è ostico, tutto quello che amavo mi sembra arido deserto. Penso di aver resistito tanto solo per amore di Salvo, nella cieca convinzione che non potevo portarlo via di qui e che tanto a me Milano non piaceva nemmeno.

Capisco molte cose, ma siamo solo alla prima settimana quindi cercherò di ritrovare la quotidianità che avevo qui, con più mare e meno città possibile. Non sono ancora riuscita a entrare nel centro abitato, se devo essere sincera. Ieri ho comprato due cose all’Eurospin e già mi sembra di aver abbattutto un muro. Ho lasciato un euro a questo ragazzo che se ne stava quasi nascosto dietro ai carrelli senza chiedere niente a nessuno, e quando la moneta è caduta nelle sue mani ho visto negli occhi più paura di quanta ne vedo di solito. Perchè di solito quando sono lì ai carrelli sono ormai bravi a sorridere, a dirti grazie, ad attaccare bottone. No, lui come me se ne stava schivo, in un angolo. Mi ha fatto un inchino, incapace forse di dire grazie nella nostra lingua. Forse uno dei tanti sopravvissuti ai naufragi degli ultimi mesi. Dargli l’euro, che non è niente alla fine, mi ha fatto sentire un po’ meglio.

Forse ricomincio da qui.

O forse ricomincio dal mare e dalla gioia di essere madre che provo quando sono con i miei figli in spiaggia. Perchè purtroppo a casa ho troppi pensieri per essere una buona madre. Ho poca pazienza, avrei voglia di non sentirmi costretta dai loro ritmi, dai loro orari, dai loro bisogni. Avrei voglia di passare un intero pomeriggio a leggere o scrivere o dormire o inebetirmi davanti alla tv.

Non sono una buona madre in questi giorni. Non sono nemmeno una buona moglie. Sicuramente non sono una buona amica.

Ma sono me stessa e al momento non chiedetemi di più.

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4 risposte a “Scoperchiare vasi di Pandora

  1. Un giorno alla volta e pian piano il tempo passa…
    Non farsi troppe domande, evitare di mettersi continuamente in discussione per non perire, per sopravvivere e poi rinascere…

    • Quanto vorrei bloccare il mio cervello! Mi ritrovo a pensare, anzi a rimuginare su un sacco di cose anche quando non vorrei. Ora mi sono fatta una lista di cose che devo fare, giorno per giorno si risale la china. Che poi, non è che io stia così male, è solo che a volte mi blocco un po’ nel pantano dei miei pensieri. Grazie 🙂

  2. Buona madre…buona moglie…buona amica…essere all’altezza ad ogni costo… ma all’altezza di cosa? non ti conosco se non attraverso ciò che scrivi sul tuo blog, eppure le tue parole mi vibrano dentro…sempre…come quelle di conforto che indirizzi alle donne che, come me, “vagano” nel tentativo di trovare conforto al proprio dolore…
    Vorrei raccontarti una cosa…quella che ho confidato stamane alla mia “ancora di salvezza” durante l’ennesima seduta psichiatrica…
    Ieri mia cugina, 24 anni, un problema al sistema linfatico che le ha compromesso una gamba, mi ha scritto “scusa…ma sono andata in crisi…come ogni volta che devo comprare un abito…so che non ho nulla di grave… che c’e’ chi sta molto peggio di me e che sta male sul serio…ma…”
    ma… in quel “ma” il mondo intero…il suo…il mio…quelle di milioni di altre donne…perché la verità è che non esistono dolori più grandi di altri…esistono dolori e basta…così le ho risposto “tesoro…io ho perso la mia bambina…ho interrotto la sua vita…e nonostante il dolore immenso che ha lasciato in me, continuo ad essere terrorizzata dal mio peso….atroce? crudele? forse si…ma questa è la realtà…noi non salviamo il mondo e sapere che dall’altro lato del mondo qualcuno sta peggio di noi, spesso non ci aiuta abbastanza. Viviamo le nostre piccole tragedie nel nostro piccolo mondo …sii clemente con te stessa…fa tuo il DIRITTO di andare in crisi” . Subito dopo mi sono gelata…ho pensato che sarei stata una pessima madre se mia figlia fosse nata…e che per questo l’ ho “mandata via da me”…
    La verità Claudia? non lo so che madre sarei potuta essere…forse pessima…forse buona…chi può dirlo…ma ci avrei provato…con le mie debolezze e con la mia forza…morale?…ti trovo eccezionale…e non perché sei una buona madre, una buona amica o una buona moglie…ma perché “vivi”…ogni cosa…bella o brutta….intensamente…perché sei come sei…(e detto da altra donna!!! vale di più!!!)…
    Buona serata….
    Rossella

    • Grazie Rossella che belle parole… dici delle cose giustissime, le condivido in pieno. Ci viene sempre richiesta una forza che a volte non è nemmeno umana, e non importa che tipo di problemi siano, ci sono cose che ci gettano nello sconforto anche se agli altri sembrano piccolezze. Molti non comprendono come io faccia fatica a trovare il mio posto nel mondo, che non è una frase fatta ma è proprio lo stare bene in un posto, ed ecco, io non sto mai DEL TUTTO bene in nessun posto. Trovo sempre lati positivi ovunque ma alla fine quella serenità che cerco mi sfugge sempre. Quando sono rimasta incinta di Nicole ero al settimo cielo, e quando penso a come l’ho persa mi vedo sempre come un orso a cui hanno tolto un vaso di miele da sotto il naso. Lo so, è una metafora molto infantile eppure spesso mi viene in mente. Io cerco sempre di essere la migliore in tutto (persino nel perdere peso, all’epoca – e comunque non ci sono mai riuscita, non per come volevo 😉 ) e forse è un po’ la pecca di noi donne. Ci hanno insegnato che dobbiamo sempre essere più degli altri e poi alla fine con questo ci scontriamo.
      Rossella, non lo so che madre saresti stata, e non so nemmeno io che madre sarei se avessi Nicole qui con me, so solo che queste cose ci cambiano profondamente. Ognuno dei nostri problemi, delle nostre crisi, ci cambia da dentro. Spesso in meglio, a volte in peggio. Io credo di essere migliorata in molte cose ma sono molto peggiorata nella diffidenza e nell’acidità verso le persone. A volte mi sento di odiare tutti, altre amo chiunque mi rivolga la parola. Hai ragione tu: vivo tutto con intensità e alla fine, sai che ti dico? Che va bene così. Perchè comunque mi sento viva.
      Spero tu riesca a superare le tue crisi, te lo meriti. E’ ora di stare bene.
      Un abbraccio grande!

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