Otto mesi in un minuto

Sono arrivata qui con molta confusione in testa, la tipica confusione di chi sa che deve affrontare un lungo periodo di tempo lontano da tutto e da tutti. Sono arrivata qui nervosa, arrabbiata, delusa. Sono arrivata qui nel panico, in mezzo alla nebbia e all’incertezza, spinta dall’unico desiderio di fare del bene a me e ai nostri figli, consapevole che non sarebbe stato un bene per la coppia. O forse no, allora non ne ero consapevole. L’anno scorso è stato piuttosto duro, per vari motivi, ma soprattutto per l’improvvisa e fulminante consapevolezza che la Sicilia non mi piaceva più. Consapevolezza arrivata con un allarmismo impressionante, visto che ci eravamo appena trasferiti nella nostra nuova casa in campagna, costruita dopo quattro lunghi anni di fatiche e di ulcere e di ripensamenti e di collere e di folle desiderio.

La Sicilia non mi piaceva più. Non solo non mi piaceva più, la odiavo con tutta me stessa. Odiavo ogni singola persona, ogni singola situazione, ogni singolo intoppo che ci capitava sulla strada. Odiavo e mi stavo facendo mangiare viva da questa fiamma che mi bruciava le viscere.

Otto mesi lontani sono tanti. Non siamo riusciti a vederci molto, nè io e mio marito nè io e la Sicilia. Non è stato facile, all’inizio mi chiedevo costantemente che senso avesse avuto la nostra scelta, che razza di famiglia saremmo diventati stando lontani, che pazza idea quella di lasciare la nostra casa nuova, una casa che abbiamo letteralmente costruito mattone dopo mattone. Con i mesi è subentrata la routine e la nostalgia è stata un po’ coperta, un po’ superata. Anche la mia nuova relazione a distanza non mi dispiaceva: sentivo che stavo recuperando qualcosa che avevo perso, e non era solo il tempo per me stessa, dopo anni di assoluta dedizione all’altro, ma era soprattutto il rispetto per ciò che l’altro è e fa nella coppia. Credo che Salvo si sia reso conto del carico di lavoro di una “casalinga” – per modo di dire, visto che in casa ho sempre fatto in modo di starci il meno possibile – e io mi sono resa conto di quello che lui faceva nel tempo che poteva dedicarci. Che magari è meno di quello che faccio io, ma anche solo cambiare il pannolino a Nicolas la sera o alzarsi la notte quando ha un incubo, o lavare i denti a Noemi e metterla a letto dopo una giornata sfiancante era qualcosa che mi permetteva di sedermi cinque minuti.

Ecco, questo più di tutto mi è mancato: sedermi cinque minuti. Da sola, senza dover tendere l’orecchio e aguzzare la vista. Senza dover riprendere nessuno, senza dover rispondere alla curiosità di nessuno, senza dover forzatamente sorridere anche quando l’umore è basso.

Poco fa, dopo essere andata a prendere Noemi all’asilo, la coordinatrice si è complimentata con me per quello che sono riuscita a fare in un anno da sola. Mi dice, tante mamme non sanno gestire due figli contemporaneamente e tu non solo li hai gestiti ma non avevi nemmeno tuo marito accanto. Sei stata bravissima.

Non sono solita prendermi un complimento così facilmente, ma oggi l’ho fatto. Non ho sminuito il mio lavoro dicendo che “sono a casa” ed è tutto più semplice, no. Io il complimento me lo sono preso e me lo porto a casa, perchè credo di meritarmelo. Sono stufa di chi mi dice che la vita da casalinga è più facile perchè decidi tu del tuo tempo. Non è stato così per me: Nicolas non ho potuto mandarlo al nido per questione di soldi e quindi no, non ho mai deciso del mio tempo. Ho sempre fatto tutto incastrandolo nei suoi, di tempi. E quando alle tre e mezza tornava a casa, incastrandolo nei suoi, e in quelli di Noemi.

La doccia per esempio. Sono mesi che non mi faccio una doccia quando ne ho voglia, o più semplicemente bisogno. No: io faccio la doccia quando riesco. Che può significare il pomeriggio alle due, quando il piccolo dorme, o la sera alle dieci, quando sono sicura che entrambi siano ben addormentati. E la sera alle dieci molte volte avrei solo voluto andare a dormire, che a quel punto le forze di lavarmi non le avevo manco più. Non avevo un marito o qualcuno che potesse tenerli d’occhio cinque minuti, quanto meno il tempo in cui sto sotto l’acqua, per cui dovevo concentrare tutto nelle ore dei riposini, o in notturna. Lavare i pavimenti, buttare la spazzatura, o caricare la macchina di valigie come ho fatto ieri. Tutto in quell’ora e mezzo in cui i bimbi dormono, e magari avrei voluto leggere un libro o guardare la televisione o semplicemente dormire.

Io amo fare la mamma, è qualcosa che mi viene dal cuore, che mi dà tanto. Ma otto mesi di solitudine sono stati lunghi. Ho fatto solo la mamma, non sono stata nè moglie, nè amica, nè Claudia. E ho ricevuto tanto, ho ricevuto così tanto in cambio che non oso nemmeno lamentarmi. Posso solo guardarmi indietro e pensare che sì, è stata dura, sì, ci sono stati momenti in cui avrei voluto mollare tutto e fare le valigie e e tornare indietro, sì, come coppia ci siamo messi anche troppo in gioco. Ma alla fine dei conti quest’anno mi ha dato tanto: mi ha riaperto gli occhi su tutte le considerazioni che mi avevano portato a questa scelta, ho rivalutato molti dei miei pensieri, ne ho scartati altri.

Ho sofferto nei mesi invernali e sono rinata con la primavera. Mi sono lasciata trascinare dai miei figli e ho iniziato a conoscere persone, ho iniziato a vivere una nuova vita e a dar vita a nuovi progetti, mi sono buttata a capofitto in quella che forse è stata un’avventura, forse è stato un viaggio, forse è stato un breve intermezzo, non lo so. So solo che domani parto e torno a Modica e ho fatto pace con la Sicilia.

SAM_1707

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12 risposte a “Otto mesi in un minuto

  1. e prenditi i complimenti! e tienili stretti stretti che te li meriti! grande mamma, grande moglie (un pò rompiscatole forse ma ……….. ) grande Claudia! un abbraccisssimo! 😀

  2. Non conosco la tua storia nei dettagli, ma si sente la forza con cui hai affrontato tante sfide dure. Buon viaggio!

  3. Cla!! Sono settimane che aspettavo questa decisione. L’avevo fiutata mentre tu stavi maturandola. Sono felicissima, Cla. Davvero. Ora sei diventata grande. Vi abbraccio forte tutti.

  4. Buon viaggio Claudia, un abbraccio e un bacione a te e ai tuoi bellissimi bimbi

  5. Buon ritorno…è bello fare pace con un posto e riconoscerlo di nuovo come casa.
    Tra l’altro io adoro quella parte di Sicilia.
    Ho un caro amico di Ragusa e ho ricordi piacevoli della zona (ovviamente immagino che viverci possa essere diverso).

    Ps è il mio primo commento ma ho letto tutto il tuo blog.

    Elle

    • Sì viverci è un po’ diverso ma alla fine c’è da dire che stando lontana mi rendo conto che un po’ tutto il mondo è paese… certo, ci sono posti più facili e freddi, posti più difficili ed emozionanti. Mi hai letta tutta!! Complimenti 😀 Un grande abbraccio e benvenuta nei commenti allora!

  6. Buon viaggio clà….ci rivediamo a settembre e ora cerca di goderti un po’ la tua famiglia a 360 gradi…da mamma, da moglie, da donna!!!te lo meriti..un abbraccio grande grande…

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