Rifiuto, negazione… rimozione.

Per Nicole ho potuto soffrire tanto, ho potuto attraversare il mio dolore, ho potuto viverlo e superarlo perché un giorno lei c’era, era dentro di me, era con me, e il giorno dopo non c’era più. Una presenza quotidiana era svanita, la pancia non tirava più, ero stata mamma fino a quel momento e improvvisamente ho smesso di esserlo.

E’ stato atroce, sono stati mesi impossibili perché ricominciare è sempre dura quando ti aspettavi la felicità e quella tutto d’un tratto ti viene strappata. Ma il dolore concreto ti permette di capire in che direzione andare, cosa fare per accettarlo, ti obbliga a metterti di fronte a uno specchio e in qualche modo cambiare.

Mio nonno è morto quando ormai vivevo lontana da anni. Non era una presenza quotidiana nella mia vita, ci sentivamo per telefono una volta al mese. Poi mia mamma un giorno ha chiamato per dirmi che mancava poco, che i medici gli davano massimo una settimana di vita. E io ho preso l’aereo che costava di meno – dieci insignificanti euro di meno – il giorno dopo.

È morto tre ore prima che io mi imbarcassi.

A settembre lei mi ha scritto per dirmi che le avevano trovato una massa, dopo un’estate passata tra dolori e ossa rotte, e che avrebbe di lì a poco iniziato un ciclo di chemioterapia. Le avevo scritto che avrei voluto farle conoscere i bimbi e lei mi aveva risposto che le sarebbe davvero piaciuto conoscere le mie piccole pesti.

Due settimane fa se n’è andata e io non sono mai passata.

Stanotte è venuta a trovarmi in sogno, come le avevo chiesto, e finalmente ho potuto piangere un po’.

Mio nonno non è mai morto se non l’ho più visto. Eppure l’ho visto, in camera mortuaria, ed era morto.

Lei non è mai morta se non l’ho più vista. Eppure sono stata al funerale e le hanno letto tutte quelle belle parole.

Non riesco ad attraversarlo questo dolore. Se chiudo gli occhi e sogno, i sogni che faccio mi ricordano solo il senso di colpa di non essermi sbrigata prima. Come sognavo mio nonno, e gli urlavo “Aspettami! Non ti ho ancora salutato!”, stanotte ho sognato lei, che mi sorrideva e mi prendeva le mani mentre piangevo disperata, e le chiedevo scusa per non essere più passata, e prendevamo la scossa e mi diceva, con quel sorriso che vent’anni fa tanto mi serviva, tanto mi rincuorava, “Hai visto, abbiamo preso la scossa come una volta”. E potevo solo piangere e chiederle di darmi un segno ogni tanto.

Mi sono svegliata di soprassalto e mi sono guardata intorno, aspettando un rumore.

Mi ha risposto solo il silenzio.

Mi sono riaddormentata e sono tornata da lei, a cercarla nell’intervallo di una scuola bloccata nel tempo, con una sigaretta spenta nello zaino che aspettava solo di essere riaccesa. E la trovavo, e mi diceva buttala via, quella mi ha fatto venire una massa qui… qui sulla gamba, ora non la trovo. E prendevamo la scossa ancora e quasi tutto si ripeteva ma stavolta mi pregava di lasciarla andare, che iniziavano a farle male le gengive. Aveva bisogno di andare a dormire, e si metteva in posa, in una fotografia sbiadita nel tempo. E in quella foto c’ero anch’io, quasi vent’anni fa.

Non posso vivere un lutto che non ho avuto il coraggio di affrontare.

Mi scava dentro, il tempo che ho perso. Mi scava dentro, il senso di colpa.

Mi scava dentro, il dolore che provo per non essere passata. Mi scava dentro, il dolore che lei ha provato.

E lo so, da fuori forse sembra più egocentrico che altro, ma se anche ci eravamo riviste anni fa, dentro sento che avrei dovuto esserci, avrei dovuto passare. La mia presenza probabilmente sarebbe stata inutile, non sono una guaritrice e sono sempre scappata dal dolore altrui, ma ho trent’anni e sono grande abbastanza e avrei dovuto passare. Punto.

Allora forse è più facile negare, che se mi costringo a pensare così  –  in fondo non è mai successo.

E i rimpianti, quando arrivano, li scaccio giù. Che ormai a poco servono. Che a dire il vero, i rimpianti non servono mai.

Mi tengo i ricordi. Mi tengo i ricordi e fingo che vada bene così.

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2 risposte a “Rifiuto, negazione… rimozione.

  1. Una mia cara amica lotta contro un cancro da anni. Lei e’ in Italia, ok, sentirci non e’ mai stato facile da quando son qui. Pero’ ecco, ultimamente ho smesso di cercarla. Almeno tu puoi dire di avere il dolore di NIcole vivo dentro di te. Io manco quello. E so che mi sentiro’ in colpa.

    • È un po’ quello che mi è successo adesso, ho smesso di cercarla e ora vorrei averlo fatto. Ed è proprio il senso di colpa la parte peggiore… è una cosa strana, io lo sapevo e sono fuggita nella convinzione che no, lei ce l’avrebbe fatta, avrei avuto tutto il tempo di rivederla. E invece no.
      Non amo dare consigli e non conosco la tua storia nei dettagli ma se riesci cercala. Questo è un senso di colpa che scava veramente a fondo…

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