Irreale

Ogni tanto cammino per strada e mi sento irreale, come se tutto quello che mi circonda non fosse altro che una proiezione di quello che io sto pensando e una volta che l’avrò superato svanirà, come un sogno alle prime luci dell’alba.

Ogni tanto mi avvolgono i ricordi, e magari passo una o due giornate a cullarmi nei suoni del passato, di quel passato che sembra lontano anni luce e che invece basta un incontro a risvegliare.

Ogni tanto provo a pensarmi a un bivio e a chiedermi come sarebbe andata se

Oppure chiudo gli occhi e penso a come sarà quando non ci sarò più.

Ho una paura terribile di morire, tanto che ogni volta che devo prenotare un volo ho sempre la tentazione di rimandare, o rinunciare, o cercare un mezzo alternativo. E’ una paura folle per me che amo viaggiare, anche se da un po’ non lo faccio. E’ una paura viscerale, credo di sentirmi come se mettessero una scimmia allacciata al sedile (e lo fanno, e mica viaggiano così comode le scimmie): sento una paura istintiva che mi prende e riesco a calmare solo focalizzandomi altrove. Figurarsi viaggiare coi bimbi e dover essere felice per non trasmettere a loro la stessa terribile angoscia che mi prende appena l’aereo inizia a rullare in pista.

Noemi stamattina mi ha chiesto quando prenderemo l’aereo, che a me piace tanto, mamma.

Non ci sono viaggi in programma al momento, io e Salvo siamo invitati a un matrimonio a giugno ma abbiamo deciso di non portare i bimbi perchè una due giorni con tanto di volo non è proprio il caso.

Ho davvero voglia di starmene un po’ da sola con lui, è qualcosa che non facciamo da molto. La nostra storia è come un treno impazzito: abbiamo corso come il vento sin dall’inizio e dopo otto anni ci sembra che stiamo insieme da venti. Non so dire se sia bello o brutto, è la nostra storia e a me va bene così. Solo che dopo quattro anni sento l’esigenza di averlo un po’ più mio, e probabilmente lui la sente anche di più.

Ogni tanto, quando mi tuffo nel passato, capisco molte cose di me che all’epoca mi risultavano sfuocate. Ogni tanto capisco che molte cose di quella che sono adesso arrivano direttamente da lì. Che tutta la forza che ho, che tutta la carica, che tutto il mio andare spedita come un treno e non fermarsi di fronte a niente non arrivano dall’aver perso una bambina in gravidanza ma da molto prima. Ed è quel prima che mi ha salvato dal perdere anche me stessa in quella gravidanza.

Chissà quante persone, dopo Nicole, avranno pensato che sarei crollata. Che ci vuole? Un’anoressica guarita che torna anoressica alla prima occasione. Eh no. Non funziona così. Io quando ho deciso di guarire sono guarita, perchè non è guarito il corpo – che nei fatti era guarito già da qualche mese – ma ero guarita io. Si era aperta dentro di me la voglia di vivere e di provare un rimedio nuovo.

Avrei voluto, quei giorni dopo l’aborto, cullarmi in qualcosa che mi facesse star male ma la verità era che l’aborto stesso mi procurava troppo dolore per poterlo alleviare con un altro tipo di sofferenza, magari fisica. Non avrebbe funzionato. Avrei potuto rovinarmi la pelle o digiunare per giorni, ma il dolore di perdere un figlio non si placa così. Il dolore di perdere un figlio lo devi attraversare, e per fortuna il dolore era un campo che conoscevo bene.

Così dicevano i miei terapeuti all’epoca, che io sapevo cosa voleva dire stare male, ma non sapevo cosa voleva dire stare bene, per questo avevo così tanta paura a lasciare quel porto sicuro che poi era la mia malattia.

Ma quando io ho abortito, io sapevo cosa voleva dire stare bene. L’avevo imparato da poco, pochissimo tempo, ma lo sapevo. Mi bastava guardare gli occhi di mio marito, lucidi di pianto, per ricordare quando quegli stessi occhi luccicavano fissi nei miei, pieni di sogni, pieni di futuro, pieni di un amore che non avevo mai conosciuto prima d’allora.

Amore

Quindi quello che teneva in piedi il mio disturbo alimentare era crollato. Il mio porto sicuro non era più la malattia ma era l’amore. E nell’amore sapevo che sarei rinata, ma sapevo anche bene che il dolore andava affrontato, che in quel mare di merda che ci era crollato addosso ci dovevo nuotare fino a che non avessi raggiunto l’altra sponda.

Tutto si incastra come un puzzle. A trent’anni mi chiedo se esista il destino o siano solo coincidenze, mi chiedo cosa ci sia dietro un incontro e cosa ci sia dietro una perdita. Mi chiedo se sono io che do un senso a tutto o se forse tutto ha un senso.

Non sono religiosa quindi non basta sapere che un determinato dio ha prestabilito la nostra strada. No, io la mia strada me la sto spianando da sola. E quanti ostacoli per arrivare non so ancora dove! E quanta voglia di mandare tutto al diavolo.

Eppure no, eppure noi siamo ancora qui. Siamo ancora in piedi.

 

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2 risposte a “Irreale

  1. mi hai commossa. siete bellissimi. meravigliosi. io quell’amore l’ho sentito. così come sento che sei guarita. si due giorni per voi è un’idea magnifica. ti abbraccio claudia.

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