V per vendetta… oppure no?

A volte ci si pensa, ci sono di quei momenti che sto lì che butto via a pensare a come vendicarmi di questo o quel torto subito, di questa o quella frase, di questo o quel tono, di questo o quel rimprovero. Quando mi succede qualcosa, causato da qualcuno, il mio primo pensiero è – cosa fare adesso? Come rispondere pan per focaccia? Come causare all’altro lo stesso male?

Su alcune cose ho meditato vendetta per anni. Quando nel quartiere dove vivevamo mi hanno rigato la macchina prima e strisciato il fianco poi, avevo pensato di uscire alle quattro del mattino a restituire il favore. Ho passato nottate a rimuginare sul modo migliore per ferire chi all’epoca stava ferendo me.

E’ passato un anno, poi due, poi tre. Poi chissenefrega. La mia vendetta è stata in un’unica frase, detta con rabbia ormai cinque anni fa: “Restatevene pure nel vostro piccolo mondo che io la mia vita la so cambiare, voi no”. Ed è stato poi quello che ho fatto.

Allora poi capita che su internet qualcuno ti offenda, che ti arrivi un’email o un commento che ti fa girare il cu che ti fa innervosire e non poco. Magari da una persona che conosci bene e che in due secondi potresti demolire perchè sai molto di lei. Eppure ti trattieni. Pensi che l’indifferenza sia meglio. Che il non rispondere alle provocazioni fa cadere il tutto. Pensi, ma sì, me ne esco da signora. Take a bow the night is over, insomma. E’ stato bello finchè è durato, è finito, pace. Manco me ne importa.

E poi sì, me ne importa quando mi insultano e quando dicono cose di me che non ritengo vere, tipo che i miei figli sono troppo allo stato brado e che sono fortunata che sono bravi, o che sono maleducata e insensibile (io? Già quando dicono così mi viene da ridere) o addirittura pazza, e via dicendo. Mi scoccia che mi venga data una colpa che non è mia e che si guardi a me senza vedere nel proprio. Mi scoccia poi che ci siano persone che si mettano in mezzo, ecco, quello forse mi irrita proprio. Perchè io nei litigi non tiro mai in ballo terzi, e probabilmente sbaglio. Ma meglio perdere due persone finte che tenerne una lì, in riserva, non si sa neanche bene per cosa.

Dico sempre che mi vendicherò, dico che troverò il modo per fare lo stesso male agli altri. Cerco anche vie subdole. Ma poi alla fine le unghie le tiro fuori solo in sogno, e mi sveglio la mattina liberata di un peso. Ma che senso ha nella realtà? Vendicarsi di cosa?

Di una riga sulla macchina che mi è costato venticinque euro rimuovere? Di un insulto che non mi è nemmeno arrivato? Di una persona di cui non me ne frega niente?

La vendetta è un piatto che va servito freddo, ma nel mio caso è così freddo che si è congelato.

Meglio vivere la propria vita e andare avanti sulla propria strada, che poi alla fine è sempre quella giusta.

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2 risposte a “V per vendetta… oppure no?

  1. Anch’io medito vendetta e sarei pure brava con i piani che penso, ma poi non se ne fa mia niente, più che altro mi serve per gestire la rabbia, per sfogarla, finchè scema.

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