A proposito di condivisione

Qualche tempo fa una bambina che tiranneggiava i miei figli mentre giocava con loro è stata giustificata con la spiegazione che i miei figli stavano usando i suoi giochi e che io avevo sbagliato a non presentarmi a casa loro con qualche gioco portato da casa mia.

Non ricordo nella rabbia del momento cos’ho risposto di preciso, ma i rapporti con quella famiglia si sono interrotti quello stesso giorno. Da allora ho frequentato altre persone, altri bambini, altre età ed altri caratteri, ma mai più è successa una cosa del genere. I bambini fra di loro litigano, i miei litigano quotidianamente, si rubano giochi, si spintonano, Noemi ha morso in qualche occasione Nicolas e lui ha imparato a tirarle i capelli, ma poi i giochi sono quelli e nel corso del pomeriggio imparano da soli a gestirseli. L’unica cosa che io non accetto è la violenza, sotto ogni forma, verbale o fisica. Noemi è stata rimproverata prima e punita poi per un morso che ha lasciato al fratello un grosso livido: nessuno sculaccione, nessuna predica – le ho tolto quello che più ama in questo momento: il dvd di Cars. E non per un giorno, ma per un’intera settimana. Un’eternità per un bimbo della sua età. Com’è come non è, ha funzionato. Continuano a litigare per i giochi, continuano a farsi i dispetti, ma alla fine continuano a giocare insieme e non si mordono più.

È però vero che il rapporto tra fratelli è a sé stante, tant’è che Noemi all’asilo è completamente diversa: non litiga, incassa, risponde con l’indifferenza alle piccole lotte quotidiane.

Quel giorno di qualche mese fa, quando ho capito che non avremmo più frequentato quella bambina, Noemi era stata messa a terra da un abbraccio violento, una stretta al collo, che era partita come un gioco ed era finito con una ciocca di capelli nelle mani dell’altra e svariati colpi di tosse da parte della mia che non riusciva a respirare. Mia figlia non piange, non urla. Lei sta lì e ti guarda come se ti chiedesse, mamma ma è giusto così? e no, amore mio, non è giusto. E improvvisamente ci siamo trovate nella situazione in cui mai ci si vorrebbe trovare: la voglia di sgridare una bimba non tua, di rimproverarla, e lo sconcerto di fronte alle parole della madre che la giustificano colpevolizzando te, che non hai portato qualche gioco da casa tua.

Noemi e Nicolas ormai frequentano parecchi bimbi, poche persone vengono a casa nostra ma noi andiamo da molti amici e a parte il cambio del piccolo, io da casa non mi sono mai portata niente, né mai mi sognerei di chiedere a un altro bimbo di venire a giocare a casa mia portando però i suoi giochi. I bambini devono imparare a condividere, devono imparare il senso della parola insieme.

A mio parere, ovvio.

Io sono una mamma così, che fa quello che viene, che impara da quello che vede, che segue la strada che i figli trovano. Io sono una mamma di poche regole e di qualche principio, su cui però sono irremovibile. No alla violenza, in ogni sua forma; no ai cartoni mentre si mangia (e se si può spegnere la tv in favore della radio tanto meglio); no alle parolacce e no a cellulari e computer se non siamo presenti. Più o meno le mie regole sono tutte qua.

Non sono perfetta, specialmente in quest’ultimo periodo. Sbaglio, sbaglio da morire: sbaglio sul cibo, sbaglio su certi rimproveri esagerati quando sono stanca, sbaglio in millemila cose.

Ma su una cosa non mi sbagliavo: non è vero che i bambini non condividono. E non parlo solo dei miei figli.

Ieri eravamo al parco con la nostra palla blu. Non c’è stato nessuno fino a quando sono spuntati tre bimbi con il loro papà da dietro il cancelletto. Noemi mi ha lasciato lì, in mezzo all’erba, ed è corsa da loro, che pure avevano una bella palla, ha fermato il bimbo più vicino alla sua età, gli ha lanciato la palla e gli ha detto, dai vieni a giocare con la mia palla blu! E venti minuti dopo, poco prima che ce ne andassimo, lo stesso bimbo – con cui Noemi ha socializzato in tempo da record, cosa che mai mi sarei aspettata – le ha fatto provare la sua maschera da Incredibile Hulk. Noemi ha detto grazie ed è venuta via con me, tutta contenta.

I bambini condividono. I bambini non sono violenti.

Non per caratteristica innata, sicuramente.

 

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9 risposte a “A proposito di condivisione

  1. Ciao, penso sia normale che un bambino non voglia condividere i propri giochi ma sta a noi genitori fargli capire che deve invece far giocare anche gli altri bambini.
    I primi tempi che veniva qualche bambino a casa nostra a giocare ed il mio non voleva che prendesse i suoi giochi, se, nonostante gli spiegassi che dovevano giocare insieme, lo mettevo in punizione. Alla fine ha capito.
    Certo, non ho mai pensato di far portare i giochi a casa di un amichetto e viceversa, ma se esiste un problema di fondo, bastava parlarne prima, credo.
    Un abbraccio
    Claudia

  2. E’ fenomenale come interpreti la realtà a tuo piacere e gradimento omettendo tante e molte cose che sarebbero da raccontare per descrivere più oggettivamente l’accaduto. Ed è ancora più fenomenale come qualcuno nelle TUE amicizie mi scriva per farmi sapere che parli di mio figlio cambiandogli semplicemente il sesso per camuffare la sua identità. Mi fa piacere leggere che ti era venuta voglia di prendere a schiaffi mio figlio, di due anni e tre mesi, perché non riusciva a condividere i suoi giochi con i tuoi figli. Beh a me invece a leggere queste stronzate viene solo voglia di prendere a schiaffi te, le tue convinzioni estreme, la tua poca apertura mentale e la tua incapacità di ascoltare parole che non escano dalla tua bocca. Io non ho giustificato nessuno: ho solo cercato di dare una spiegazione al comportamento di quel tiranno di mio figlio, che, scusami sai se non lo punisco abbastanza duramente, avendo solo due anni e pochi mesi, ancora non ha ben capito come si fa a condividere, a giocare assieme e a non essere gelosi.

    • È solo che ho conosciuto molte realtà molto diverse e che evidentemente tuo figlio non è la regola ma un’eccezione. Piacere di averti risentito. Non ho altro da aggiungere, hai insultato abbastanza in passato per cui non starò qui a difendere quello che è il mio pensiero. Mio figlio piccolo ha due anni e condivide senza problemi e non fa male a nessuno. Sarà un caso se è come dici tu.

      • Un’ultima cosa. Certo che interpreto la realtà a mio modo, è questo che succede quotidianamente. Ognuno interpreta la realtà a suo modo, anche tu.

      • Nicolas non ha problemi nel condividere e non fa male a nessuno, ed è una cosa molto apprezzabile, ma vedrai che problemi prima o poi te ne darà. Tutti i bambini purtroppo li danno dei problemi, ed è il cruccio di ogni genitore. La cosa assurda è che tu, a trent’anni, metta in croce un bambino di due e mezzo. E metta in croce una mamma che, come me, ha da sempre riconosciuto il problema e si è impegnata, in quei tre giorni passati orrendamente assieme, per cercare di far condividere, mettendosi per terra a giocare con loro, sul letto a giocare con loro, sul divano a giocare con loro. Io ti auguro solo di trovare, nel tuo percorso di madre, una saccente come te che, al primo problema che ti daranno i tuoi figli, si comporterà sia nei tuoi confronti sia e soprattutto nei loro, con la tua stessa insensibile saccenza. E il fatto che tu mi dica che non conosci altri bambini, a parte il mio, che non hanno ancora imparato a giocare assieme, mi par di capire che tutte queste frequentazioni, private e di nidi, tu non le abbia. Ieri il mio al parco si è preso una sberla e dei calci da una sua coetanea che non voleva farlo salire sullo scivolo. Lungi da me il desiderio di prenderla a schiaffi e di voler litigare con la madre, evidentemente imbarazzata e dispiaciuta. Sarà l’aria di Ferrara a essere inquinata di veleno evidentemente…

    • E di problemi coi miei figli ne ho avuti a migliaia, lo sai bene. Non mi sento niente delle cose di cui mi accusi, e giusto per la cronaca Noemi è alla materna e usciamo quotidianamente con bambini della sua età e fratelli piccoli. Incontriamo bimbi sconosciuti al parco e ci giochiamo insieme. È ovvio che dei giorni passati insieme ricordi solo quello che hai fatto tu, non mi aspetto niente di diverso dall’ultima email che mi hai mandato, dove casomai la saccente eri tu, non certo io. Ma il mio blog non è posto dove discutere di cose private. Siamo state insieme tre orrendi giorni, e non hai avuto niente da dirmi in faccia, per cui io ora, mi spiace, chiudo qui. Con saccenza se vuoi. Con arroganza. Con quello che vuoi, ma chiudo perché non devo rispondere a nessuno delle mie opinioni e del mio modo di educare i bimbi, tanto meno a una persona che ha buttato all’aria tre anni di rapporto per non voler essere sincera con me al momento dovuto. Perché potevi dirmelo quando sono partita che il bimbo è particolarmente geloso e che dovevo far portare ai miei figli i loro giochi, non certo dopo, in un’email piena di insulti e cose non vere. Sempre dal mio opinabile punto di vista, va da sé.

  3. Secondo me si tratta alla fine dell’educazione che si da ai bambini. A me è capitato che quando era piccolo il mio primo figlio non voleva condividere i suoi giochi ma per le regole che abbiamo impartito, alla fine le cose cambiarono e il secondo la non condivisione non la ha conosciuta. E mi trovi d’accordo su poche regole ma sulle quali non si intrasige

    • Sì, l’educazione è importantissima. Ovviamente anche i miei figli, specie la grande, hanno giochi che non condividerebbero mai, che so, il pupazzo della notte o la macchinina particolare, ma questo ci sta secondo me, è anche giusto che magari abbiano una cosa a cui tengano e che quella resti tutta per loro, e allora quella non si porta in giro. Ma per tutto il resto mi sforzo di insegnar loro a stare con gli altri e condividere quello che hanno. Un abbraccio a tutti voi!

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