Io, il blog (e gli altri)

Ho iniziato a riscrivere il mio blog più o meno in questo periodo storico:

Ti amo.

… il che la dice lunga sulla nostra condizione psicopatologica di allora, giovani rampanti e senza pensieri particolari.

In realtà ho sempre scritto, qua e là, breve o lungo, lettere (e chi ne ha ricevute sa cosa intendo…) o racconti, dialoghi, sfoghi, tentativi di articoli solo per capire che no, in fondo non mi sarebbe piaciuto fare la giornalista e scrivere di altri. A me piace parlare di me.

I primi articoli del blog erano vaghi, introspettivi e niente di che, va là.

Forse questo mio scrivere ha preso una svolta precisa con l’aborto, con un dolore vero, tangibile. Ho iniziato a scrivere con la precisa intenzione di richiamare l’attenzione su un problema che fuori è tabù, che quando non è sconosciuto è malvisto e soprattutto malgiudicato. Quando ho perso mia figlia inevitabilmente ho passato ore su internet a cercare storie di esperienze simili,ma oltre a un forum, al blog di Laura e a CiaoLapo (che parla di lutto in e dopo la gravidanza) non sono mai riuscita a trovare molto. Quindi, dopo aver vissuto e superato accettato il mio lutto, ho deciso di dare un senso al mio vivere senza mia figlia. E il senso era quello di poter in qualche modo essere d’aiuto a chi si trovava in una situazione simile alla mia.

Quello che non è mai stato troppo chiaro del mio blog è che io non prendo posizione. Io l’ho fatto ma non spingo nessuno ad abortire così come non spingo nessuno a tenere il bambino. Ognuno segue la propria coscienza, il proprio credo, la propria religione, la propria ragione, la propria cultura, e qualunque altra cosa possa influenzare una scelta tanto grande. Odio però che sia qualcun altro a dire cosa si debba o non si debba fare. Decidere di interrompere una gravidanza perchè il bambino sta male è paragonabile alla tanto attuale e discussa eutanasia sui minori. A volte il genitore si trova a dover compiere delle scelte per i propri figli che non saprà mai se sono giuste o sbagliate. Quando si sceglie, non si torna indietro.

Io ho pensato che non fosse giusto mettere al mondo una creatura destinata a vivere di operazioni per pochi mesi – o alla meglio pochi anni – prima di morire.

Naturalmente so solo quello che ho vissuto in prima persona. Non so come sarebbe stato altrimenti.

Per cui non giudico.

Questo per chiarire un po’ la rabbia che spesso passa nei miei post, quando mi schiero apertamente contro gli obiettori di coscienza o i movimenti pro-life. La rabbia è mia, del mio percorso, della mia personale esperienza di vita. Scrivendone non voglio convincere nessuno: voglio parlare di come mi sento io.

Voglio che se qualcuno là fuori si sente solo, sappia che io ho vissuto la loro stessa scelta e che con me mille altre donne hanno dovuto affrontare questo lutto. Voglio che nessuno tolga dignità al nostro dolore, voglio che almeno qui, in questo piccolo spazio, ci si possa sentire meno sole.

Negli ultimi tre anni ho ricevuto vari commenti, specialmente ai post sull’aborto terapeutico. Molte persone sono passate a raccontarmi la loro storia, alcune di loro sono diventate mie amiche nella realtà.

Io, il blog, ho iniziato a scriverlo per caso. Gli altri sono subentrati dopo. Quando mi sono resa conto che il dolore si supera più facilmente se si ha qualcuno pronto ad accoglierci. Io non ho titoli di studio: non sono medico, non sono terapeuta. Io sono me stessa.

E per qualcuno non è niente, ma magari a qualcuno la mia esperienza può essere d’aiuto.

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2 risposte a “Io, il blog (e gli altri)

  1. Ti ammiro e ti ringrazio. ..è successo anche a me di dover scegliere…è stato atroce e trovare qno che mi capisce xche ha vissuto la mia esperienza è molto importante e mi è di aiuto….grazie grazie grazie

    • Grazie a te Mary, rendi il mio scrivere utile… tu e tutte le altre persone che passano di qui e decidono di lasciarmi due parole. Fa bene anche a me… grazie a te, grazie a voi!

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