Se tornassi indietro…

L’altra notte ho fatto un sogno così realistico da essermi svegliata convinta di essere al primo giorno di quinta superiore. Mi capita spesso di sognare di tornare a scuola ma mai con il panico o con l’ansia da esame, come invece sento dire a molti. No. A me capita il contrario.

Perchè in tutta onestà, se potessi tornare indietro, io la scuola la vivrei in modo totalmente diverso. La vivrei come un luogo in cui si impara e in cui si cresce, non come un luogo in cui bisogna dimostrare di essere migliori, o semplicemente dimostrare. E purtroppo, questo era quello che facevo io.

Nello specifico, era il primo giorno di quinta superiore, mi accaparravo il banco in ultima fila, nell’angolo (come ho quasi sempre fatto) e salutavo le mie compagne come le saluterei adesso, con assoluta leggerezza. Probabilmente nel sogno avevo trent’anni e due figli e insomma ero la Claudia di adesso e non quella di dieci anni fa. C’era il prof. di tecnica alla prima ora (sì, lei prof!), che alle medie era un po’ il terrore di tutti, una persona tutta d’un pezzo, distinta, elegante, un professore severo che diceva cose che all’epoca forse non potevamo capire. Uno di quegli uomini che si capiscono con il tempo, e che all’inizio, quandi si è piccoli, si giudica in modo sbagliato.  A onor del vero, sono sempre stata una persona che, portando io stessa una maschera, riconosceva che l’apparenza non era mai definitiva, che ciò che ci appare può o non può essere vero, nel senso più profondo del termine. So che bisogna sempre scavare oltre la superficie, che – come mi è stato suggerito qualche settimana fa – l’iceberg è grandioso sotto, nella parte che noi non percepiamo, e non sopra.

Comunque, lasciando perdere le divagazioni, era il primo giorno di scuola e lui subito mi sottoponeva a uno dei suoi quesiti. Questa volta non ero in ansia ed ero completamente a mio agio pur nella situazione di “sapere di non sapere”. La domanda era semplice (per gli altri): ordinare un mazzo di carte estraendo e sommando tutti i multipli di 3 e non lasciando fuori nessuna carta.

Ah bè. I sogni sono sogni e sfido chiunque nella realtà a rispondere correttamente a questo quesito. Ovviamente nel sogno tutti lo sapevano fare e aspettavano con impazienza che lo facessi pure io, alla lavagna e con il prof. lì affianco che mi fissava incredulo di fronte al mio sguardo vago.

Ero rilassata. Ero sicura di una cosa – che avrei tanto voluto conoscere all’epoca: ognuno di noi ha un diverso tipo di intelligenza, e la mia non è matematica. Per niente. Lo guardavo e in tutta tranquillità, per quanto lui mi spiegasse come risolvere la questione, continuavo a scuotere la testa e a dirgli che non capivo, che poteva spiegarmelo una due cento mille volte e non avrei capito. L’avrei fatto, l’avrei memorizzato (perchè ho sempre avuto un’ottima memoria) ma se me l’avesse chiesto la lezione successiva sarei andata di nuovo a vuoto.

La situazione è quella che vivo ogni volta con Salvo, quando il sant’uomo tenta di spiegarmi come calcolare il tasso del mutuo o come calcolare IVA e plusvalenza o qualunque altro parolone che per me altro non è: un parolone.

Ieri sera ho chiuso lì il discorso, una volta rassicurata su quello che mi interessava – il non essere in torto, dicendogli che ok, va bene. Non c’è bisogno che le cose le capiamo in due, siamo una coppia, l’importante è che almeno uno di noi ci sia arrivato. E nel caso, c’è arrivato lui. Va bene così. Io sono quella da chiamare se ha clienti stranieri, non certo la persona su cui far riferimento sul calcolo dei tassi.

Sembra semplicistico. Tutto sembra semplicistico in me, ma sono soluzioni a cui arrivo ora dopo trent’anni di capocciate al muro e domande tipo perchè non sono come gli altri? Perchè?

Perchè menomale, dico ora.

Perchè menomale che non so fare tutto. Perchè menomale che ho capito che io andavo bene a scuola per compiacere gli altri, mica me stessa.

Perchè menomale che a trent’anni ho capito che se non sai rispondere a una domanda, pazienza. L’importante è capire che non si può conoscere tutto, che non si può comprendere tutto, ma che si vale comunque, indipendentemente da ciò che gli altri pensano o da ciò che sappiamo o non sappiamo fare.

Ognuno ha la sua strada da seguire e io ho un grande merito: aver scoperto la mia.

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2 risposte a “Se tornassi indietro…

  1. bellissimo! una volta lessi una frase “il vero io è quello che sei non quello che ti hanno fatto credere”. Direi che tu Claudia hai raggiunto un traguardo importante. Bellissimo.

    • L’ho letta recentemente questa frase sai? E’ vero, è bellissimo. Credo che ognuno dovrebbe raggiungere questo traguardo, ti fa sentire bene anche quando restano mooooolti altri traguardi avanti, anche quando (come me ora per intenderci) si è in una situazione non prorpio stabile. Ma io sto bene con me stessa e tutto il resto fuori viene dopo – e soprattutto, si può cambiare, anche se con infinita pazienza. Grazie Mimma!

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