Non ho più ambizioni

Mi è capitato spesso nell’ultimo periodo di parlare con persone a cui suona strana la mia scelta di non avere ambizioni professionali. E’ vero, io non ho ambizioni professionali. E suona strano.

Suona strano perchè chi mi conosce da tanto tempo ha sempre visto una persona determinata a studiare, ad ottenere il meglio, una persona che sognava l’università, che si dannava per avere i voti più alti, che piangeva se non li raggiungeva, che immaginava se stessa in un’azienda a sputare sangue per qualcun altro. Ed ecco, è vero, dieci anni fa questa quella ero io.

Avrei voluto fare l’interprete o la traduttrice: avrei ripiegato su quest’ultima scelta a causa di una timidezza ormai patologica – timidezza di cui non è rimasta traccia, paradossalmente.

Ho sognato per molto questo lavoro, anche se come ogni altro adolescente avevo mille idee e progetti. Mi sarebbe piaciuto vivere e studiare all’estero ma sarebbe stato un “di più”, un qualcosa che sarebbe arrivato con la carriera, forse.

La verità è che a un certo punto ho capito una cosa di me stessa che non avevo mai ascoltato, eppure era lì, e urlava da anni.

L’ho capito a piccoli passi, non subito. Avrei dovuto ascoltarmi molto prima, molto prima di farmi mille problemi per la scuola e lo studio e l’essere eccellente.

Perchè io da piccola già lo sapevo.

Perchè l’unica vera cosa che alla fine di tutto mi prendeva il cuore non era il cosa fare, ma il dove vivere e come vivere.

Uno non ci pensa, ormai viviamo nel secolo del “vivo dove trovo da fare”, ma io no, ma io a certi compromessi non sono mai voluta scendere. Così, la mia decisione, sette lunghi anni fa, di andare a vivere in Sicilia. In campagna, questo era il sogno.

Quand’ero piccola e camminavo per arrivare in spiaggia, e con un bastoncino facevo rumore sulle sbarre dei cancelli, pensavo “Io voglio vivere al mare” o “Io voglio vivere a Bobbio” – la campagna, appunto. Lo pensavo così, come da piccola si pensano le cose. Genuinamente, ma timidamente. Come se fosse stupido.

Perchè poi Claudia sei così intelligente, sei una mente geniale, sei diversa, sei matura, sei brava, sei una di quelle che farà strada.

E certo, l’avrei fatta se avessi voluto.

Poi ti svegli un giorno e tutti i pezzi del tuo enorme puzzle si incastrano. E’ vero, sono sempre intelligente, sono sempre matura, sono sempre brava in molte cose – ma in molte no, voglio dire. Sono io, sono io che urlo disperatamente contro quelle sbarre e so di aver trovato il senso della mia vita. E il senso della mia vita non è ammazzarmi di lavoro per ottenere cosa? Un riconoscimento?

Quante volte mi avevano detto che quel 100 alla maturità sarebbe stato gratificante e invece ora quasi mi vergogno a dirlo che mentre gli altri giocavano e vivevano l’adolescenza io morivo per essere quella che forse gli altri, perchè io non lo so, volevano.

E quando sei morta una volta, poi lo capisci cosa vuol dire vivere. 

E per me vivere non è lavorare, non è fare carriera. Ben venga se capita perchè qualcuno nota una delle mie abilità, ma alla fine a me basta poco. A me bastano i miei piccoli sogni, che quelli non li perdo mai e li seguo sempre.

A me bastano le persone.

E non lo dico con retorica, perchè non sono riuscita a raggiungere altro. Perchè in questi ultimi anni io ho capito che posso fare quello che voglio. Ma che se non voglio, non c’è verso di convincermi a farlo.

Quindi, può sembrare strano e perfino stonato, ma a me va bene tutto alla fine dei conti. L’importante è lasciare un segno, e possibilmente positivo. L’importante è arrivare a fine giornata e sentirsi appagata, che sia per un sorriso di un estraneo o per tua figlia che prima di chiudere gli occhi ti dice “Mamma ma io ti voglio bene”.

Se tornassi indietro, forse non cambierei niente, o forse cambierei tutto.

Terrei le persone che ho incontrato e che hanno lasciato un segno – e ci sono persone che non lo sanno, ma un segno l’hanno lasciato e magari ci siamo viste due secondi in un corridoio. Terrei la mia sensibilità e tutte le lettere che ho scritto.

Ma non studierei così tanto a scuola, non mi dannerei più per quel 100 che non mi è servito a niente. Terrei gli insegnamenti, quelli sì. Terrei le parole dette col cuore, quelle che partono dai libri ma arrivano oltre. E che forse la maggior parte degli studenti non nota nemmeno, ma io le ho sentite e anche grazie a queste ora so chi sono.

Io non sono la Claudia che farà strada. Io sono la Claudia che ha trovato la sua strada.

Al di fuori dell’immagine che molti avevano costruito di me.

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4 risposte a “Non ho più ambizioni

  1. mi ritrovo per caso a leggere questo post e mi ci ritrovo al mille per mille. e mi sento meglio perchè allora non sono sola.

    • No no non sei sola. Solo che fa paura dirlo… nessuno riesce a capire veramente, sembra che ti vuoi solo accontentare e invece per me chi si accontenta sono gli altri… 😉

  2. ognuno di noi decide quale sia la carriera migliore, c’è chi decide per il lavoro e chi decide per i figli. non ci si deve pentire se in futuro si pensa l’opposto di quello che si è scelto ….. basta cambiare! il passato serve per costruire un futuro migliore e anche gli errori servono.

    • Ma io non ho nessun ripensamento 🙂 Semplicemente farei alcune cose in modo diverso. Però devi ammettere che al giorno d’oggi decidere che la propria ambizione sono i figli dopo che hai fatto tanto per arrivare in alto suona strano ai più…

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