Seppellire o non seppellire: la speculazione sulle tombe-culla

A me sembra proprio che in Italia non si faccia altro – da una parte come dall’altra – che strumentalizzare il dolore della gente.

Questa è la volta delle madri dei bimbi non nati, e mi ci metto anch’io – anche se molti di voi là fuori, senza avere il coraggio di dirmelo in faccia, pensano che io non meriti questo titolo ma quello più banale di infanticida.

Premesso naturalmente che non mi importa quello che pensate di me, sono altrettanto certa che la quasi totalità della madri che ha abortito, per un motivo o per un altro, abbia comunque sperimentato un vero e proprio lutto.

Non entro nel merito della scelta di ognuno, non entro nemmeno nel merito della questione perchè poi come al solito finisce per parlare la mia rabbia e non il mio cuore di – all’epoca – mamma a metà.

Renzi approva il cimitero dei non nati e si scatena l’inferno.

Io, che una figlia non nata (o abortita, come molti là fuori vorrebbero sottilineare) l’ho seppellita, non capisco dove stia la compassionevole aggressione. Io l’aggressione semmai la vedo negli ospedali con l’alta percentuale di medici e personale obiettore, non nell’istituire una zolla di terra su cui piangere il proprio figlio feto. Per me è stato molto importante nel processo dell’elaborazione del lutto – perchè di lutto si tratta, sia che l’aborto sia volontario sia che non lo sia – poter avere un posto in cui sentirmi vicino alla mia bimba, che per me è sempre stata “bimba” e non “prodotto abortivo” come mi sono trovata scritta sulle carte per la tumulazione. Quello sì che è stato terribile da vedere, quella che è stata un’aggressione – e per niente compassionevole!

Io le femministe a volte non le capisco proprio. Se voi pensate di avere il diritto di scelta sul vostro corpo mentre le madri pensano di avere il diritto di scelta sul proprio figlio, o se voi pensate che il feto non sia altro che un grumo di sangue, sta bene. Ma non obbligate le migliaia di madri che là fuori hanno perso un figlio a pensare che sia così anche per loro.

Io il cimitero dei non nati non lo vedo come un’aggressione o una presa in giro. Lo vedo innanzitutto necessario (e non capisco come non fosse legge prima) e lo vedo quanto meno una scelta da lasciare alla madre. C’è sicuramente chi preferisce non seppellire, ma è un po’ come chi vuole essere cremato e chi vuole essere tumulato. Almeno sulla morte dei propri cari evitiamo di mettere bocca, che già lo scempio dei cimiteri abbandonati è abbastanza duro da sopportare, quando tua figlia è seppellita in mezzo alle erbacce.

L’argomento è sempre molto al limite ma ricordo, quando ho scelto di non far nascere mia figlia, che la cosa terribile da pensare era proprio che fosse buttata nella spazzatura come un rifiuto. E so che a molti è successo perchè semplicemente non sono stati avvertiti che era possibile seppellire e dare dignità al proprio figlio non nato. E magari avrebbero scelto lo stesso lo smaltimento, ma è diverso scegliere da subire. La legge permette di seppellire i feti già dalla diciottesima settimana (se non vado errando) ma molti medici semplicemente non lo dicono, forse perchè non ci credono meritevoli di tale – piccolo – conforto.

A me la tomba-culla dà enorme conforto. La curo come curerei la sua stanzetta, le ho scritto lettere e gliele ho lasciate lì, anche se so che non le leggerà. Le ho scritto quello che nessuno sa della mia scelta. Le ho spiegato perchè, le ho detto come mi sono sentita, ho cercato di urlare il mio amore. La chiamavo piccolo fiore, perchè non è diventata bambina ma forse un piccolo fiore sì.

Quando l’agenzia funebre che s’è occupata di seppellire il bimbo accanto alla mia ha ricoperto la nostra tomba di ghiaia, io ho sentito l’orrenda sensazione di soffocare. La mia bambina, là sotto, stava soffocando.

La mia bambina, là sotto, c’è.

E per me è un grande conforto. Non uno schiaffo in faccia.

SAM_1502

Qui, e nei link riportati nel post, giusti e doverosi chiarimenti.

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15 risposte a “Seppellire o non seppellire: la speculazione sulle tombe-culla

  1. Pingback: Il cimitero dei non nati: parlate sottovoce, per favore - Mammachecasa

  2. ciao Claudia,
    ho subito un aborto terapeutico il 15/04/2013, ero al quinto mese e non l’ho seppellito. Ho preferito proteggermi non l’ho voluto neanche vedere per non ricordare. Però anch’io gli avevo dato un nome, che adesso mi pesa: Francesco!
    Tieni presente che ho già due gemelle di tre anni e quando ho saputo di aspettare un altro figlio ero titubante. Ma poi lentamente l’ho accettato e poi….., di fretta alla 22+3 la sentenza di morte che avrei dovuto infliggere, staccare il suo cuoricino.
    Non è stato difficile scegliere, affrontare tutta la gravidanza nell’attesa che morisse da solo o farlo nascere e poi vederlo morire lo stesso. Ho scelto di staccare il cuore e partorire, quindi abortire.
    Ma in quel momento non ho pensato a Lui ho pensato solo a me e al male che mi sarei fatta se avessi scelto di portare avanti la gravidanza.

    Non c’è giorno che non mi senta in colpa e che non ricordi quel giorno. Non posso dimenticare e non voglio dimenticare mio figlio.
    Mi sento e lo sono stata egoista, mi dico se fosse nato sarebbe morto o sopravissuto come un vegetale, ma non mi basta.
    Non so cosa pensare e se dovessi tornare indietro rifare ancora quella scelta.
    Provo rabbia, disperazione, tristezza e anche se ormai sono passati otto mesi non riesco a rassegnarmi.

    • Monia, ci vuole tempo… tanto tempo. I sensi di colpa, quelli in un angolo del tuo cuore rimarranno sempre ma piano piano faranno meno male e riuscirai ad affrontarli razionalmente. Insomma, non è facile decidere di “staccare la spina” (alla fine l’aborto terapeutico è un po’ come l’eutanasia), non lo è mai, nemmeno quando hai in mano una sentenza di morte. Purtroppo la decisione spetta a noi, e non ai medici, e per una madre decidere di lasciar andare il proprio figlio non è mai facile nè mai è una scelta che si fa pienamente convinte. O meglio, lo si è, ma si hanno sempre dubbi, timori, rabbia, disperazione…
      Il fatto è che nemmeno l’ambiente in cui viviamo ci aiuta, sempre tutti pronti a giudicare, pochi che capiscono davvero e ancora meno quelli che ricordano che quel bambino era tuo figlio, e lo sarà sempre.
      Forza. Sii paziente, vivi questo lutto in ogni sua fase, ti posso assicurare che il tempo renderà il dolore più sopportabile.
      Tomba o non tomba, i nostri bimbi vivono sempre nei nostri cuori.
      Un abbraccio,
      Claudia

  3. che bello questo post. Sono d’accordo su tutto. Ho provato anch’io questo lutto, che come ogni dolore è solo ed esclusivamente di chi lo prova e come tale va rispettato. Un abbraccio

  4. Concordo in pieno. Ho avuto un’amica che sapeva di dover abortire naturalmente il suo “grumo” di vita, la dottoressa le aveva detto che ogni giorno poteva essere quello buono. Ricordo le sue telefonate piene di panico, perchè temeva di non saper gestire quel momento e di potersi “liberare” di quell’essere in modo inappropriato.
    Non è un argomento che possa prestarsi a queste strumentalizzazioni. Qualche volta ho la sensazione che le femministe storiche, tipo la Ravera, abbiano l’abitudine mentale a guardare le questioni sono da un singolo punto di vista, solo di alcune donne, ma pensino di rappresentarle tutte.

    • E’ vero. Io tra l’altro ammetto di non conoscere la Ravera nè tutto quello che ha rappresentato, però davvero a volte si prendono argomenti che andrebbero trattati con le pinze e si buttano lì provocazioni che andrebbero evitate. Si va a fare del male inutile proprio alle persone che teoricamente si vuole proteggere…

  5. dire femminista è troppo generico. io mi ritengo femminista e sono anche atea ma la polemica sul cimitero di Renzi mi ha disgustata. ho anche scritto un post nel mio blog pochi giorni fa. purtroppo non è di femminismo che si tratta ma di mancanza di spirito critico per alcuni, e di onestà per altri. la strumentalizzazione è evidente: qualunque arma pur di gettare fango addosso al candidato che non ci piace. poi tutti gli altri leggono una notizia distorta e non riescono proprio a capire che sono più ottusi del peggiore bigotto pro-life se si accontentano di quel modo di riportare la notizia. ho letto alcune pagine di questo blog ed è proprio l’esempio di come la 194 e il “cimitero dei feti” non abbiano nulla a che vedere e sono entrambi espressione della libertà di scelta, entrambi vanno tutelati e difesi con le unghie e con i denti.

    • Ecco, in maniera più razionale hai spiegato quello che penso anch’io. Tra l’altro il termine femminista era rivolto alle frange estreme, appunto, a chi strumentalizza. Alla fine dei conti ogni strumentalizzazione e ogni estremismo fatto “per fare” o per provocare porta sempre danni, da una parte come dall’altra.
      Aggiungo che sono atea anch’io, però sono una di quelle che vive la tomba della propria figlia proprio come una culla.
      Grazie del tuo commento.

  6. quello che non capisco è….. perchè si condanna la madre dicendo che il feto è già una vita e poi si decide che non serve neppure la benedizione del prete nel momento in cui i genitori (perchè anche dei papà stiamo parlando, anche loro hanno subito una perdita) decidono di sepellire il corpicino della propria bimba? possiamo dire “bigotti” inutili o cattiveria da ignoranti?

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