Del perchè essere mamma a tempo pieno non è facile come sembra

Mi costa scrivere questo post. Mi costa veramente tanto. Per due motivi: il primo è che va a risvegliare il mio orgoglio di donna, e il secondo è che mi ero ripromessa avevo promesso a mia figlia Nicole (che non c’è più) che non mi sarei mai lamentata di alcun aspetto della maternità.

Ho rinunciato a lavorare nel lontano 2007, quando sono stata licenziata in prossimità del matrimonio per timore che io potessi rimanere incinta. Come ovvio, le cose non mi sono state dette esattamente così, ma non ci vuole uno scienziato per capirlo. Sicilia, donna, matrimonio. Che altro aspettarsi? Ironia della sorte, noi un bambino manco lo cercavamo.

Ho lavorato un paio di anni a Milano e un anno qui a Modica. M’è spiaciuto lasciare il lavoro che avevo in Siemens, m’è spiaciuto lasciare i colleghi, m’è spiaciuto lasciare lo stipendio e la prospettiva di un futuro (quasi) sicuro. Un lavoro che sicuramente mi avrebbe permesso di giostrare abbastanza bene la maternità. All’opposto, ho visto il licenziamento qui quasi come una liberazione. In un anno non ricordo un singolo giorno che io mi sia sentita bene entrando in quel posto. Mi sono sentita umiliata, mi sono sentita inutile, mi sono sentita inferiore per il solo fatto di essere donna. Io che poi ho una mentalità che con la mentalità di qui ci prende poco o niente, non mi sono mai risparmiata discussioni o risposte quando le provocazioni andavano oltre.

Va da sè che quando mi hanno lasciata a casa, ne ho parlato con mio marito, ci siamo fatti due conti e abbiamo deciso che non conveniva che io lavorassi.

Sono rimasta incinta di Nicole un anno dopo il licenziamento, perchè a quel punto ero io a fare pressioni a Salvo. Non mi sarei rimessa a lavorare per restare in maternità a due mesi dall’assunzione, non mi appartiene questo tipo di ragionamento. Ma l’idea di lavorare in futuro c’era. C’è e c’è sempre stata.

Quando ho dovuto abortire, ho giurato a mia figlia che se fossi riuscita ad avere altri bambini non mi sarei mai permessa di lamentarmi di niente: della gravidanza, delle nausee, dei dolori, del parto, delle notti insonni, dei capricci… di niente. Niente. Perchè niente era paragonabile al dolore che avevo sofferto lasciandola andare.

Qualche mese dopo ho trovato un piccolo impiego e ho lavoricchiato finchè Noemi ha avuto sette mesi. La portavo con me in ufficio nella stanza in cui lavoravo e riuscivo a gestire tutto piuttosto bene. D’altronde erano un paio d’ore al giorno, niente più.

Quando sono dovuta rimanere a casa ho pensato che tanto non c’era bisogno di uno stipendio in più, per cui la scelta migliore era quella di dedicarsi interamente al ruolo di mamma in cui tanto mi ero immedesimata.

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In effetti non mi sono mai lamentata di niente.

Fino a questi giorni.

Perchè succede – perchè succede nella vita di tutti – che hai un periodo no e che tutto quello che vorresti è stare da sola, riprenderti il tuo spazio, riprenderti il tuo tempo, magari piangere un po’ in sacrosanta libertà.

E qui cado dalle nuvole.

Perchè sì, in questi tre anni ho avuto giorni tristi e momenti di rabbia, ho potuto anche piangere di fronte ai bimbi spiegando loro che ogni tanto capita, capita a tutti di non sentirsi troppo bene.

Ma ora avrei bisogno di stare con me stessa, perchè stanno succedendo delle cose nella mia vita che la cambieranno per sempre, perchè ho avuto difficoltà nella coppia, perchè alcuni progetti mi si sono sgretolati sotto ai piedi, perchè semplicemente la terra ha iniziato a muoversi sotto di me, e si sono aperte crepe, e burroni, e precipizi.

E’ il classico momento in cui si sente il desiderio di lasciarsi andare. Di qualcuno che ci dica, forza, ci sono io, andiamo avanti e vediamo che sarà.

E io sì, ho Salvo, e sì, ho i bambini.

Appunto. Ho i bambini.

Non vi sto a elencare l’infinità di cose che una mamma a tempo pieno sacrifica per stare con i propri figli, perchè è esattamente questa la promessa che avevo fatto a Nicole. E non mi pesa nemmeno fare la pipì con due o quattro occhioni puntati addosso, e non mi pesa giocare con loro, e non mi pesa basare le mie giornate sulla pura e semplice domanda “Cosa faccio fare oggi ai bimbi?”.

Perchè di questo si parla: si parla di mettere loro davanti a tutto. Significa che no, non è vero che noi “casalinghe” (tralasciamo l’odio che provo per questa parola, troppo spesso pronunciata con disprezzo) non facciamo niente o abbiamo un sacco di tempo libero.

Noi non abbiamo tempo libero, è questa la pura e semplice verità.

Non abbiamo nemmeno il tempo di fare la pipì o bere un bicchiere d’acqua il più delle volte. Ma questo non mi pesa e forse rientra un po’ nei luoghi comuni.

E non mi piacciono i luoghi comuni.

Quello che mi pesa – e che rompe il mio orgoglio e la mia promessa – è che non abbiamo più il tempo di essere noi stesse quando siamo tristi, o arrabbiate, o in ansia. Possiamo sicuramente essere felici ma non possiamo lasciarci andare quando intorno tutto crolla.

Nei giorni di nervosismo i miei figli diventano due schizzati. Più io voglio stare sola, più loro lo sentono e mi stanno addosso. Avete presente?

Amare i propri figli più della stessa vita e desiderare di non averli intorno?

Avete presente cosa si prova quando passa una giornata e non hai alternativa, e devi piangere, e devi stare sola… e devi mettere su il loro dvd preferito, magari due volte di fila perchè una non basta, e lasciarli lì, soli, davanti alla televisione?

La mamma che lavora ha sicuramente mille e più cose da gestire, e io ho sempre ammirato queste donne perchè pensavo di non potercela fare. Perchè dev’essere davvero dura dividere il proprio tempo tra i figli e quello che si deve fare.

Ultimamente però mi sono trovata a riflettere su questa cosa:  com’è dividere il proprio tempo tra i nostri figli e quello che si deve provare?

Quant’è duro essere felici a tutti i costi? E quant’è duro spiegare ai propri figli perchè hai le lacrime agli occhi? E quant’è duro trattenersi quando non c’è un solo momento della giornata in cui ti puoi chiudere in bagno e lasciarti andare (presupponendo che la notte sia meglio riposarsi che piangere)?

 

Una sola piccola banale e doverosa postilla: non cambierei per niente al mondo i bellissimi tre anni che finora ho potuto passare con i miei figli. Per niente al mondo. Ogni cosa ha i suoi pro e i suoi contro, anche l’essere mamma a tempo pieno.

 

 

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22 risposte a “Del perchè essere mamma a tempo pieno non è facile come sembra

  1. ciao. trovo oggi il tuo post e casca proprio in un momento in cui mi sento esattamente così, il tutto correlato da un senso di colpa grande come una casa, ovviamente.
    mi dispiace solo tu abbia dovuto aggiungere quella postilla.
    Probabilmente perchè come dici in un commento “noi donne siamo terribili le une con le altre, siamo bravissime a giudicare e pensare di capire cosa prova l’altra, ma raramente ci mettiamo le une nei panni delle altre…”
    ma se siamo sincere con noi stesse di quella postilla non ne abbiamo affatto bisogno.
    grazie per questo post.

    • intendo dire noi mamme.
      ho sempre odiato dirlo ma è vero che sono cose che si capiscono solo quando si diventa genitore.
      un figlio occupa tutto il tuo tempo.e non intendo dire solo che stasera tornata a casa vorrei farmi una doccia di dieci minuti ma saranno solo tre ma che probabilmente il mio tetris non avrà trovato il suo incastro e la doccia la dovrò rimandare a data da destinarsi. così con tutto e io lo trovo molto frustante

      • Grazie a te Elisa… sai, ogni volta che mi arriva la notifica su questo post un po’ mi agito perchè temo sia qualche mamma lavoratrice che viene a scrivermi quante più cose sacrifica lei e non vorrei perdermi nell’ennesima discussione tentando di spiegare che non sto dividendo le categorie ma solo spiegando come a volte mi sento io. La doccia! La faccio nei ritagli di tempo, spesso prima di andare a letto (momento in cui odio farla, preferirei un po’ prima o miraggio, di mattina). A volte vorrei solo inebetirmi davanti alla tv sul divano, non dico tanto, un paio d’ore per liberare la mente da tutto.
        Non è facile. Hai ragione, in fondo quella postilla dovrebbe essere inutile, ma noi mamme, oltre a tutto il resto, siamo piene di sensi di colpa e di bisogno di giustificarci…
        Io piano piano sto imparando a farlo… certo ormai la mia bimba grande ha sei anni ed è anche più semplice spiegarle i miei bisogni ma… piano piano sto facendo pace con me stessa e sto tentando, con l’aiuto di mio marito, di riprendermi un poco del mio spazio.
        In bocca al lupo anche a te! Un abbraccio!

  2. ”Non abbiamo nemmeno il tempo di fare la pipì o bere un bicchiere d’acqua il più delle volte” è verissimo… ma pensa che se lavoravi era ancora peggio, perchè nella giornata dovevi metterci anche quello.Io lavoro part-time e nonostante tutto corro corro corro e sono part time in tutto: impiegata, mamma, moglie e casalinga (come te odio questa parola, per l’accezione negativa che tutti le danno) ed è frustrante. Eppure sono anche fortunata, perchè c’è chi il part-time lo vorrebbe e non glielo danno e allora è solo lavoratrice. E odio chi parla di ‘madri lavoratrici’ xkè con 8 ore a lavoro, si è ‘lavoratrici-madri’.

    • La mia grande difficoltà di mamma a tempo pieno è spesso il senso di solitudine che si prova: noi donne siamo terribili le une con le altre, siamo bravissime a giudicare e pensare di capire cosa prova l’altra, ma raramente ci mettiamo le une nei panni delle altre…
      La mia solitudine deriva da chi ti dice che sei mamma a tempo pieno “perchè ti puoi permettere il lusso di stare a casa” (e mio marito è un dipendente come tanti) o da chi crede che visto che sei a casa il tempo te lo gestisci come vuoi. Quando dico che non trovo il tempo di fare la pipì, non è tanto la pipì in sè o il tempo materiale, è il non avere per nemmeno un minuto la possibilità di stare da sola coi miei pensieri. I bambini mi seguono ovunque e con tutto quello che mi danno non oso lamentarmi, ma a volte si passano giornate intere senza nessuno con cui interfacciarsi, senza nessun adulto con cui scambiare anche solo due chiacchiere. In solitudine, come dicevo prima. Perchè i bimbi riempiono tutto ed in maniera meravigliosa, ma ho trent’anni e a volte avrei bisogno di un adulto al mio fianco. Non solo di sentirmi dire che lavorare è peggio…
      Io ho scelto di stare a casa, ho fatto dei sacrifici che comunque mi sembrano piccoli, sono felice di essere una mamma a tempo pieno e non giudico chi lavora, vorrei solo che si smettesse di pensare che stare a casa coi bimbi sia una passeggiata, un lusso e una fortuna, e che venisse guardato quasi con disprezzo.
      Per farti un esempio…. com’è che molte mamme fuori dall’asilo parlano delle maestre come delle sante, che loro non ce la farebbero? E perchè io che mi dedico ai bambini dovrei essere guardata dall’alto in basso? (Forse perchè sono i miei e allora non vale? Se ti dedichi ai bimbi delle altre e vieni pagata è un conto, se ti dedichi ai tuoi un altro?)
      Ecco, il mio sfogo era uno sfogo di solitudine, di frustrazione in un momento in cui avrei avuto bisogno di spazio per me (ma sì, anche per piangermi addosso!) e invece non riuscivo a trovare un momento di libertà dalle richieste più svariate dei bimbi, dai capricci, dalla loro infinita voglia di fare.
      Questo.
      Non voglio paragonare le cose, conosco molte mamme che lavorano, le vedo come corrono, come devono incastrare tutto.
      Per favore, chiedevo, qualcuno può vedere me?

  3. Posso condividere…vale a dire, questo è il dilemma (e il dramma) delle donne dei nostri tempi, che, se diventano mamme, sono infelici in ogni caso; se stanno a casa (perché, diciamocelo, l’indipendenza economica e moral ormai è imprescindibile, magari dopo anni passati a studiare per formarsi una professionalità) sia che continuiamo a lavorare (perché non vediamo crescere nostro figlio etc). Ma su una cosa proprio non convengo: quando dici “Significa che no, non è vero che noi “casalinghe” (tralasciamo l’odio che provo per questa parola, troppo spesso pronunciata con disprezzo) non facciamo niente o abbiamo un sacco di tempo libero.

    Noi non abbiamo tempo libero, è questa la pura e semplice verità.

    Non abbiamo nemmeno il tempo di fare la pipì o bere un bicchiere d’acqua il più delle volte. Ma questo non mi pesa e forse rientra un po’ nei luoghi comuni.”
    Per quanto indubbiamente una mamma casalinga abbia poco tempo per se stessa, ne avrà certamente di più di una mamma lavoratrice, che quando torna a casa deve ANCHE fare la casalinga, ti pare? Se non altro potrai gestirti la giornata, e non fare la giocoliera fra appuntamenti-riunioni-scadenze-spesa-letti da rifare-cena da fare-figli da portare a scuola etc.
    Non saremo diventate, noi donne, un po’ troppo lamentose?

    • Io ho SCELTO di fare la mamma. Per me l’indipendenza economica e il valore personale non sono necessariamente legati a una professione, non mi sento meno indipendente se divido il conto con mio marito, l’abbiamo scelto insieme come insieme abbiamo scelto di avere figli o di rinunciare al mio lavoro.
      Io non dico assolutamente che le mamme lavoratrici abbiano più tempo di me, ma al momento, con due figli piccoli di cui uno a casa, non ho assolutamente di fare quello che voglio quando voglio. Nemmeno la pipì. E farmi la doccia é un incastro tanto quanto le riunioni o il fare la spesa. Insomma… io mi stavo lamentando perché stavo passando un certo momento (io da sola a Milano con due figli, mio marito in Sicilia)… momento che é durato un anno intero. I miei lavorano ancora entrambi, altri appoggi non ne ho avuti.
      Per cui lamentosa sì, quando ho scritto, e a pieno diritto credo.
      Non per questo io mamma “casalinga” mi ritengo infelice. No. Lavorare per la miseria di stipendio che potrei ricevere ora e rinunciare a vedere i miei figli mi renderebbe infelice. Anche se ho una mente da 100 e lode.
      Però sono stufa di sentirmi dire che sono a casa e posso gestirmi come voglio perché non é così. Chi lavora si gestisce in base alle riunioni gli orari e via dicendo, io mi gestisco in base ai miei figli, che hanno orari e bisogni che vuoi o non vuoi vengono prima dei miei. Ed é il senso di solitudine che ti strazia, quello delle altre donne che lavorano e che ti guardano come una che si é permessa un lusso. Questo ferisce. Perché dietro una scelta c’è sempre una rinuncia. Non significa che non sono felice, ma certe affermazioni mi urtano.

  4. Mi dispiace che tu stia attraversando un momentaccio. Se ci pensi, per una donna che lavora e’ lo stesso, ricacciare indietro le lacrime e magari stamparsi un sorriso finto sulla faccia, soprattutto se si lavora a contatto col pubblico. Il punto e’ che una donna che lavora se ne fotte se quel sorriso suona finto, mentre tu lo sai che stai fingendo ai tuoi bimbi, e che loro vedono benissimo oltre quella maschera li’. Ecco dove sta la fregatura. Ti abbraccio forte Cla, e spero che trovi il bandolo della matassa.

  5. Beh grande stima anche per le mamme a tempo pieno e comunque grande stima alle donne mamme in generale! Io spesso dico che non ce la farei mai a restare a casa tutto il giorno! Ma come fate?!?!?

    • Sai in realtà quando sono molto piccoli è facile, in quel bel momento in cui passi la giornata vivendo del loro respiro, poi crescono e anche loro in qualche modo soffrono a stare in casa, ed ecco, questo è quello che mi sta un po’ succedendo. Ora inizio a voler tornare a lavorare infatti. La cosa bella dello stare a casa è che te li vivi appieno, che puoi portarli al parco, al mare, che non hai orari ecc ecc…. ma come tutto, pro e contro. Il mio contro ora è che mi sento intrappolata, che vorrei fare altro e non riesco. Però è anche vero che fino a poco tempo fa non ne avevo sentito il bisogno…

      • Claudia il tuo rispetto per le mamme che lavorano si capisce.
        E io rispetto chi è casa tutto il giorno con i bimbi, e pure io mi chiedo “ma come fate?!?!”.
        Sarà la storia della volpe e dell’uva?

      • È proprio la storia della volpe e dell’uva! È quello che è venuto in mente anche a me ieri sera alla fine…
        In realtà se avessi avuto un lavoro decente probabilmente non sarei qui a farmi tutte queste domande… o forse ce la faccio proprio in nome di quella promessa. Ma come ogni promessa, ogni tanto ci troviamo a chiedere troppo da noi stesse: non c’è bisogno di essere perfette per essere buone madri…
        Un abbraccio!

  6. la mamma casalinga …… non ha nulla da fare!
    la mamma che lavora ……. è fortunata!
    ma che lavori o che sia casalinga i problemi sono gli stessi ….. quando posso sfogarmi con un bel pianto liberatorio????? Hai ragione Laura ogni cosa a suo tempo ma ……. che difficile quando siamo in mezzo a quel tempo!!! 🙂

    • Ma infatti inizio proprio a pensare che sia anche un po’ frutto delle pressioni che comunque ci sentiamo addosso, quando magari i mariti tornano stanchi e poverini, loro DEVONO riposare…
      A noi donne forse viene chiesto un po’ troppo, e poi noi chiediamo troppo a noi stesse. Ho deciso che spiegherò ai miei figli che la mamma ha bisogno di spazio ogni tanto, non so se capiranno ma sempre meglio che rimanere nervosa con loro tutto il tempo!

  7. Aggiungo una cosa, che mi sono dimenticata…
    Forse a volte il fatto semplice è che la mamma a tempo pieno non è riconosciuta. Mi spiego, alla donna che fa i salti mortali per incastrare tutto si fanno complimenti e le si esprime ammirazione (e ci mancherebbe!) ma a noi che stiamo a casa spesso viene detto che non facciamo niente, ecco. Forse è qui che poi si ricamano i miei pensieri, perchè va da sè che io abbia grande stima per chi lavora e ha dovuto separarsi da suo figlio molto prima di quanto io non avrei fatto…
    Quindi aggiungo e ribadisco, grande stima per le mamme lavoratrici, sempre e comunque.

  8. Tesoro, come ti capisco.. Capisco profondamente quando scrivi che tutto quello che vorresti è stare da sola, riprenderti il tuo spazio, riprenderti il tuo tempo, magari piangere un po’ in sacrosanta libertà….. Dio come lo vorrei, come quando volevo piangere la morte di mio fratello e nn potevo perche avevo gli occhi di mio figlio puntati addosso.
    Io sono quell’altro tipo di donna, quella che per causa di forza maggiore ha lasciato suo figlio a casa dopo 5 giorni averlo partorito e con un taglio cesareo per andare a lavorare. Quella che deve spiegare a suo figlio perche non sta mai con lui e deve andare a lavorare e lavora troppo. Deve deve e ancora deve. Il senso di colpa che non abbandona ma la voglia estrema di trovare la forza proprio in quegli occhi. Perche’ tu sei quello che vedi nei loro occhi, il loro punto fermo e la donna meravigliosa che sei diventata o che in realtà sei sempre stata. Loro te lo ricordano e basta. Sono certa che riprenderai il tuo tempo e in mano te stessa e quello che vuoi/sei. Non mollare. Non sei sola.

    • Vero. Da un estremo all’altro. Noemi qualche giorno fa mi ha chiesto se Salvo veniva con noi a passeggio e quando gli ho detto che doveva lavorare mi ha risposto, ma deve sempre lavorare il papà?
      Anche perchè penso, a volte magari uno lavora tanto, arriva a casa stanco, nervoso o che so, e invece alla fine si ritrova comunque a dover sorridere o a dover trovare le energie anche solo per accompagnarlo a nanna.
      Io ora mi sento stanca, ma è vero, la forza poi la troviamo in loro…
      Un abbraccio!

  9. Ciao, ho letto della tua storia ma non avevo mai commentato.
    Per me, mamma che lavora part time, ti dico che cambia poco. Perché, come dici tu, nei momenti di nervosismo D. si appiccica e quando sono in ufficio non posso mica farmi un bel pianto!
    Mi salvo solo durante i tragitti sola in auto, ma anche lì non mi conviene guidare con gli occhi annebbiati.
    Ti abbraccio!

    • In realtà sono in un momento in cui vedo il lavoro come uno svago (in senso di “stacco”) perchè mi sembra di non avere trenta secondi anche solo per pensare ad altro che non siano i loro bisogni e il loro divertimento… ma è anche vero che sono in un momento delicato e tendo forse a vedere tutto enfatizzato. Probabilmente quando lavorerò rimpiangerò lo stare a casa vero? 😉 Conoscendomi, sì!

  10. va bene cosi,ora! poi quando saranno grandi altri progetti, una cosa x volta! Anch’io ho rinunciato a un buon lavoro e un ottimo stipendio (forse a malincuore) poi entrata nella routine di casalinga e mamma mi sono ritagliata i miei spazi ed è andato tutto quasi bene. Ora, vecchietta , lavoro e sono contenta! e i miei figli sono ultra trentenni!! ciao zia laura

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