I bei momenti che fanno (poco) rumore

C’è un momento preciso dell’anno in cui, qui in zona di mare, si passa bruscamente dall’estate alla fine dell’estate.

La domenica c’è ancora il sole e il pienone in spiaggia e la gente che passeggia sul lungomare e i bambini che giocano nel parchetto – il lunedì cala il silenzio. Assoluto.

Così, senza preavviso. La città frazione si svuota, la gente torna al suo posto, gli stabilimenti balneari sgombrano, il vento soffia e le nuvole si affacciano all’orizzonte. Come se fosse tutto in qualche modo orchestrato.

E’ proprio in questo momento che amo scendere al mare.

Che amo assaporare il silenzio, quello cercato e non imposto.

Che amo stare con i miei figli e lasciarli liberi di fare ciò che preferiscono.

Perchè tanto non ci sono altri bambini che tirano sassi o che corrono in bicicletta, non ci sono masse di gente che si spostano all’unisono, non ci sono persone che si fermano e non ci sono persone e punto.

E’ come se non fosse finita la stagione, ma fosse proprio iniziato l’inverno.

Penso. Mi fermo anche se sto correndo dietro ai due biondoni, che ora più che mai fanno comunella e a volte persino mi escludono.

Fine estate

Penso.

Ai miei momenti felici. A quelli che nell’ultimo periodo ho trascurato perchè ero impegnata a scacciare le mosche dagli occhi.

Il primo abbraccio di Salvo. Il primo forte abbraccio di Salvo, che non aveva capito che non ero sua. Che mi aveva chiesto di farmi dare il suo numero di telefono dalla persona a cui appartenevo. Quell’abbraccio forte che avrei dovuto capire e invece non avevo capito. Ma me lo ricordo bene.

Quando scendevo dall’aereo e lui era lì fuori e io ricordo ancora l’odore dei suoi abbracci, e la voglia di amarci, e la voglia di non appartenere al mondo ma solo ai noi stessi.

Quando l’ho visto fuori dalla chiesa il giorno del matrimonio, quel ragazzo così grande e così piccolo, quello sguardo così pieno e così timido

Il primo anniversario allo stabilimento bruciato, un mazzo di rose, crackers e un goccio di spumante sugli scogli, che avevo la nausea e mi scappava la pipì, che Nicole era con noi e il sole era arancione sul mare.

La gravidanza di Noemi, gli ultimi mesi finalmente liberi dall’ansia, le risate, la voglia di vivere, la voglia di ricominciare nonostante tutto.

Il progetto della casa, il terreno finalmente nostro, un sogno grande in cui credere, un futuro splendente anche se qualche nube iniziava a intravedersi.

La scritta 46xx sul risultato dell’amniocentesi.

Il suo primo calcio il lunedì di pasquetta, quel movimento sulla pancia come a dirmi, ehi sono qui!

Il bagno in mare in mezzo ai cavalloni a pochi giorni dal parto, con la gente che quando m’ha visto uscire con quella pancia pensava fossi pazza. Ma alla fine la gente ha sempre pensato che fossi pazza.

Le notti prima di partorire, l’insonnia, quell’acidità persistente, le ore passate a vedere Bear Grylls perchè non potevo dormire. Fino a quella contrazione, alle tre del mattino del 30 luglio, qualche ora dopo aver pianto silenziosamente perchè non voleva arrivare. E le contrazioni regolari dopo e Salvo che mi chiede hai le contrazioni?

Sì Amò, forse è meglio che andiamo. E mi sono lavata i denti, e mi sono fatta il bidet. Non si può mica partorire con l’alito cattivo! (Che importa se alla fine ho vomitato e il lavoro è stato inutile?)

E la gioia, e la paura, e il ricordo.

E lei tra le mie braccia, e i suoi occhi blu che mi fissano e i miei che non sanno più guardare altrove.

Le passeggiate al mare, noi due sole.

Noi due, sempre.

La lettera al dottore, lui che mi dice farete sempre parte della mia vita.

La vacanza in Sardegna, l’estate al mare.

Il giorno in cui ho comprato il test perchè sentivo che qualcuno si stava facendo strada dentro di me, e ho aperto la porta del bagno con il test in mano e amò sono incinta. E quel bacio, quel sorriso, e quel ti amo sussurrato.

Il parto di Nicolas, con il dottore che spiega all’ostetrica che questo sarà un parto più naturale possibile, che io non voglio intromissioni. Le mie risate durante le contrazioni, l’improvvisa sensazione di essere capace.

Il suo pianto, e Salvo che mi dice ha il naso di tuo padre e io che scoppio a ridere e che dico poverino!

Noemi fuori dalla sala parto che grida mimmo, mimmo!

Salvo che me lo mette accanto, quel rospetto che devo ancora imparare ad amare.

Noemi che lo guarda estasiata e che chissà forse capisce più di tutti noi.

Lei che, mentre mi preparo nel bagno dell’ospedale per tornare a casa andare nella casa affittata dai miei, guarda Nicolas nell’ovetto e improvvisamente, prima ancora di aver imparato a parlare, lo chiama Chìcola, Chìcola!

I due mesi nella casa affittata a Marina, il rumore del mare di sottofondo, la stanchezza, la televisione su rtl 102.5 tutto il giorno, le canzoni, la colazione con latte e quattro biscotti e quattro fette burro e marmellata perchè ho fame perchè ho sonno perchè sono stanca ma sono maledettamente viva.

Noemi che mi corre incontro.

L’incontro con una delle poche vere amiche che ho qui, la gioia di non sentirsi più sole, la gioia di avere qualcuno accanto.

E nell’inverno freddo tornare, essere accolti e sentirsi più a casa lì che altrove.

I cavalli nel terreno in fondo alla strada, la primavera che torna, che ogni anno torna.

La strada per il mare, la musica.

Il trasloco. Io e Salvo che mangiamo scacce seduti sulla veranda non ancora finita, con il sole caldo e la voglia di ricominciare per l’ennesima volta.

Il primo risveglio in questa casa, camminare a piedi nudi sul parquet.

Il muratore che passa ogni sera e si vede che vuole stare con noi.

Il silenzio della campagna, Noemi che passeggia qui fuori come se ci fosse sempre stata.

Stendere sui fili in veranda.

Raccogliere le more come quando ero bambina io.

Noemi che mi abbraccia prima di dormire e mi dice ti voglio.

Nicolas che mi abbraccia e prova a darmi un bacio umidiccio.

Noemi che prende Nicolas per mano e prova a farlo camminare. I loro abbracci così, dal niente.

Il rumore della loro risata.

La faccia di Salvo quando ha scoperto le valigie in camera da letto.

Avicii che canta I can’t tell where the journey will end but I know where to start.

Il giorno in cui abbiamo finito di svuotare gli scatoloni.

I miei libri sulle mensole.

Lasciarsi tutto alle spalle e riuscire di nuovo a fare l’amore.

Noemi che sa chi è Nicole e dove “vive”.

La sua nuova tomba che stamattina sono riuscita finalmente a sistemare.

E se poi alla fine conti, i momenti felici sono di più.

E’ solo che qui fanno meno rumore.

noemi e nicolas

Annunci

8 risposte a “I bei momenti che fanno (poco) rumore

  1. Grazie grazie grazie….è meraviglioso leggere tutto questo….tu mi aiuti a capire che se pur ora mi sento incastrata in questo baratro di dolore la vita mi ha dato tanto ed ha ancora molto da offrirmi….grazie Claudia.

  2. Stupendo questo post, veramente emozionante

  3. fanno poco rumore ma rimangono per sempre….

  4. Lasciatelo dire anima speciale, mi tocchi il cuore nel profondo. Grazie…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...