Sto diventando sicilianofoba

C’è una cosa che molte persone non capiscono quando parlo della Sicilia.

Io amo la Sicilia intesa come paesaggi, natura, possibilità. Io non mi sono trasferita qui piena di pregiudizi e idee razziste, perchè non avrebbe avuto senso. Non mi sarei mossa, non mi conveniva nemmeno, se stiamo a guardare le cose da quel punto di vista. Avevo un lavoro che sarebbe presto diventato fisso, e lavoravo in Siemens, non in “vattelapesca &co.“. Avevo uno stipendio normale, e la possibilità negli anni di crearmi la mia indipendenza.

Ma amo Salvo sin dal primo momento che ci siamo rivisti e sapevo che lui, da buon siciliano, avrebbe sofferto a lasciare la sua isola. Io no. Che sofferenza potevo avere a lasciare Milano quando non mi sono mai nemmeno sentita milanese?

Non è una questione di superiorità, non è che io me la prendo con i siciliani (oh, ma mica tutti eh!) a prescindere. Io me la prendo con quello che vivo, che provo sulla mia pelle, e che non ha niente a che vedere con il pregiudizio o il razzismo.

Quando in preda alla rabbia grido “Questo posto di merda!” non è nè più nè meno quello che gridavo quando mi arrabbiavo a Milano. Quando vai in Comune e gli impiegati ti fanno aspettare le mezz’ore perchè stanno chiacchierando dei fatti loro, o non ci sono perchè stanno facendo la spesa; quando il vigile urbano ti vuole portare in caserma perchè hai chiesto di poter parcheggiare un metro oltre la transenna (strada chiusa per il funerale di un noto medico modicano – se morivo io col cazzo! – N.d.A.) per entrare dal veterinario, che poi saresti tornata indietro nel giro di due minuti perchè a casa hai un gatto che miagola come un dannato dal dolore; quando ti arrabbi perchè il tuo vicino di palazzo, manco di appartamento, ha la radio a tutto volume e ti risponde “Ma tu chi cazzo sei? Quant’è che vivi qui?” con il fare mafioso che troppo spesso tra i ragazzini sembra avere la meglio; quando ti svegli la domenica mattina terrorizzata dall’odore di gomma bruciata che hai in casa e ti accorgi un’ora dopo, passandoci davanti, che a un chilometro hanno dato fuoco a due cassonetti della spazzatura; quando dopo un mese non hanno ancora pulito i resti di quei cassonetti; quando la domenica mattina ti svegli e l’impiegato comunale s’è dimenticato di aprire il rubinetto dell’acquedotto per servire acqua (non caramelle, acqua!) al tuo quartiere; quando il vigile urbano fa due chiacchiere con il proprietario del macchinone in sosta vietata e invece di fargli la multa gli sorride e va via; quando chiami i carabinieri perchè è buio e qualcuno (si presume un cacciatore) ha prima illuminato casa tua e poi sparato nel tuo terreno e loro ti rispondono “ma noi non possiamo fare niente“… ma cosa dovrei dire io?

Ma certo che è un posto di merda se lo guardiamo da questo punto di vista! Lo dicevo di Milano e lo dico di qui, con la stessa onestà che mi ha sempre contraddistinto.

Se poi penso alle magnifiche spiagge (deturpate troppo spesso dai rifiuti, aggiungiamolo alla lista sopra), ai panorami che ho visto, alla bellezza della campagna, alla ricchezza della storia (lasciata cadere in rovina, altra cosa da aggiungere), alle splendide persone che ho conosciuto, al sogno in cui ho creduto, alla gente che a Palermo sfila contro la mafia, allora ok. Questo è un altro punto di vista, e c’è. Alla gente che a Pachino è scesa in mare ad aiutare i migranti a scendere dal barcone, allora ok.

Ma io non mi spavento a dire che non mi trovo bene qui. Che per una cosa positiva che sperimento ce n’è una che mi atterrisce. Anzi, che mi atterra proprio, se mi passate il termine.

E’ vero che ci sono siciliani arroganti e lascivi e siciliani che lottano per la loro terra, ma non venite a dire a me di lottare perchè sinceramente ho già lottato abbastanza per rimanere. La Sicilia può essere cambiata solo dai siciliani. Non dal Governo, non dai turisti, non da chi ci viene a vivere.

La Sicilia è dei siciliani. Se vi va bene così, non lamentatevi. Se non vi va bene, cambiatela.

Non è necessario partire dai grandi sistemi: un posto si cambia partendo dallo stereo a un volume tale che gli altri non siano obbligati a sentire la tua musica.

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E ripeto: io sono venuta qui con il massimo dell’entusiasmo. Il massimo. Non mi ha obbligata nessuno. Sono venuta io, con la voglia di trovare un posto migliore per me.

Purtroppo, non tutti i sogni rimangono tali al risveglio.

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2 risposte a “Sto diventando sicilianofoba

  1. Condivido in pieno. Il problema è che non riuscirei a fare a meno della luce e della bellezza di questa terra. Proprio nei giorni scorsi riflettevo se aveva un senso sorbirci un clima caldo umido per diversi mesi dell’anno o magari non andare a vivere in trentino. Ma lo scrittore Camilleri scrive :”Lo scirocco è uno dei momenti più belli che possano essere concessi all’uomo, in quanto l’incapacità di movimento in quei giorni ti porta a stare immobile a contemplare una pietra per tre ore, prima che arrivi un venticello. Lo scirocco ti dà questa possibilità di contemplazione, di ragionare sopra alle cose, anche se è un po’ difficile, in quelle circostanze, sviluppare il pensiero che è un po’ “ammataffato”, colloso, come la pasta quando scuoce.” Chissà.. forse questa riflessione sul clima si potrebbe estendere in generale alla vita in Sicilia.. una vita di ricerca di un ordine superiore in questo clima di ingiustizie e di disordine.

    • Questo è anche vero, ed è il lato bello della Sicilia. Quando viaggio verso Catania mi fermo sempre a contemplare i magnifici paesaggi che mi si aprono di fronte e mi perdo nel tempo e nello spazio. Questo è sicuramente qualcosa che questa terra ha saputo regalarmi, terra di cui ho persino imparato ad apprezzare il vento, a volte tremendo ma così… catartico.
      Però è anche vero che a volte non si ha la possibilità di stare soli e in silenzio e la goccia piano piano scava dentro di noi, portandoci al limite della pazienza.

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