Io me e gli altri

Ieri ho fatto un sogno che mi ha lasciato una bella sensazione al risveglio, ma un gran bel po’ da riflettere per quello che rappresentava.

La verità è che non ho bisogno di risposte o di capire qualcosa in più, perchè so perfettamente che senso ha quel sogno e come mai proprio adesso.

La mia vita nell’ultimo periodo è stata un continuo saliscendi di emozioni, situazioni, persone. Persone più o meno importanti che lasciano un segno più o meno importante. Inteso: non è detto che il segno lo lasci l’amica di una vita, magari lo lasciano due parole dette con il cuore o un come stai? nel momento giusto.

Ma voi lo chiedete spesso come stai? alla gente? E ascoltate mai la risposta che sta dietro alle parole?

Io chiedo raramente come stanno alle persone. O meglio, lo chiedo, lo chiedo quando lo sento. Quando sento che la risposta è diversa dal sorriso che vedo. Faccio fatica, perchè per un mio esagerato senso del pudore, ho sempre paura di essere invadente. Mi viene molto più facile scrivere.

Ecco. A volte vorrei che qualcuno mi chiedesse come sto e aspettasse la risposta vera, quella che non è il solito frettoloso bene.

Insomma l’altra mattina una persona che non è esattamente parte della mia vita mi ha detto che si vede che sono stanca. Che sono dimagrita.

Uh. Oooh. Allarme rosso.

Chi ha vissuto quel mio periodo non oserebbe mai dirlo. Per pudore, vergogna o imbarazzo che sia.

Sì, perchè l’anoressia crea imbarazzo in chi ci si trova vicino. Ci avete mai fatto caso? Non si usa mai la parola anoressia. Si usano una marea di parole insulse, stupide e vuote, e questa provoca un senso di imbarazzo, non so.

L’ho sentita, certo. L’ho sentita un miliardo di volte a sproposito.

Comunque, non soffro di anoressia al momento. Sono solo dimagrita. Capita a tutti. Capita anche a me, che di anoressia ho realmente sofferto ma no, uh-oh allarme rosso rientrato.

Però lei me l’ha chiesto, se sono dimagrita. E non l’ho mangiata viva come invece farei con altri. Generalmente la gente insinua che io sia dimagrita. Oppure invidia il fatto che io sia così magra.

Mai nessuno mi chiede.

Non c’è mai tempo per chiedere.

Non c’è mai tempo per una carezza. Per quel famoso come stai?

O non c’è voglia? O non c’è la profondità, la predisposizione d’animo, la sensibilità – chiamatela un po’ come vi pare.

Sono stanca di essere quella forte.

Sono forte e mi ammirano perchè ne ho superate tante. Prima ero io a mettere le persone sui piedistalli, ora la gente ci mette me. Perchè ho superato un disordine alimentare, perchè ho superato la depressione, perchè ho superato l’aborto terapeutico.

E mi mettono là, su un bel piedistallo.

E mi guardano, e mi ammirano.

Da lontano.

Ed è bello essere ammirati, ed è bello che ti dicano che sei forte e che sei un esempio.

Ma a volte ho bisogno di sostegno anch’io. Di una persona che sia più di me. Con cui io mi possa sentire piccola, come se per una volta non fossi io a guidare.

Come se per una volta potessi essere guidata io. Per inerzia. Perchè c’è qualcun altro che tiene il mio timone. E lo tiene saldo. Così che io mi possa, per un momento, abbandonare.

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7 risposte a “Io me e gli altri

  1. Pingback: Il meglio della settimana #54 | ero Lucy

  2. Arrivo dal blog di Anna. Mi rispecchio molto in ciò che dici. Anche io a volte mi freno per senso del pudore con la consapevolezza però che forse non dovrei farlo cisto che magari dall’altra parte si aspettano un lembo di solidarietà. Il problema è mio mi sento inadeguata difronte al dolore e alle sofferenze altrui. Quasi le sento addosso e questo non mi fa essere l’amica che vorrei e per la lealtà che metto nel mio quotidiano ho paura di sembrare finta e quindi mi freno nell’esternare! Grazie per questo post.

    • Grazie a te del commento! Sai che penso? Che alla fine nel mondo d’oggi comunicare è spesso difficile e si creano mille malintesi… persino quando una pensa di agire nel modo migliore. Tu però non devi sentirti inadeguata: anche quando il dolore degli altri è troppo grande e pensi di non saperlo affrontare, sappi che basta un sorriso, uno sguardo… niente più.

  3. Io lo chiedo. Mi fermò ad ascoltare, spesso mi faccio carico del male altrui senza essere in grado di filtrare. Ho però vicino delle persone forti e capisco quello che dici. Spesso è proprio a loro, voi, che dimentichiamo di chiederò perché pensiamo di conoscere la risposta.
    Raffaella

  4. Capisco perfettamente quello che dici. Anche io, sono sempre considerata quella forte, quella che ce la fa e che non ha bisogno di aiuto. Mio marito e’ stato il primo nella mia vita a guardare oltre.
    Pero’ “come stai” io lo chiedo sempre. E mi interessa davvero. Qualcuno elude la domanda, qualcuno non ricambia, ma io chiedo.

    • Io chissà perchè faccio fatica, davvero a volte mi sembra di essere invadente. Sarà perchè ho sempre (o spesso) avuto a che fare con persone che mi hanno concesso poco del loro privato, per cui alla fine ho anche messo da parte la domanda, aspettando che fossero loro a volermi raccontare…

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