C’è chi dice no. Pure l’impiegata.

L’anno scorso, dopo la nascita di Nicolas, mi sono decisa a fare dei documenti seri ai miei figli, perchè il semplice certificato d’identità mi sembrava ridicolo. Mi sono informata e il caso vuole che era da poco uscita la legge che permette anche ai minorenni di avere una vera e propria carta d’identità.

Bingo!

Fatte le foto, fatte le carte d’identità.

Non ci abbiamo fatto troppo caso quando l’impiegata ci aveva chiesto se ci serviva per l’espatrio, perchè tanto i tempi non sono dei migliori e non era prevista alcuna gita all’estero. Per cui la sua spiegazione è andata bene così com’è arrivata.

Mi raccomando, nel caso in cui doveste andare all’estero, dovete fare un certificato di maternità e uno di paternità.

(Che non so nemmeno se sia gratuito o a pagamento, come i 16 centesimi che allora avevamo pagato per il certificato d’identità di Noemi.)

Ho viaggiato quattro volte da allora. Sempre con Airone, sempre senza alcun problema. Mostro le carte d’identità, mi danno le carte d’imbarco. E via, tranquilli. Io e i miei pistolini di meno di tre anni.

Arriva poi il fatidico venerdì 14 giugno, il giorno che Noemi aspettava da gennaio: dovete sapere che la mia femminuccia è appassionata di motori, e cosa meglio di un aereo?

Tutta la mattina divento scema al computer perchè proprio quel giorno c’è uno sciopero nazionale del traffico aereo, ma per fortuna pare che il nostro volo sia in fascia oraria garantita. Arriviamo a Catania – dobbiamo partire, come quasi sempre, solo io e i pargoli – e i voli sono più puntuali del solito. Bene! Meglio così.

Check in.

L’hostess guarda i documenti, gli stessi dei quattro viaggi precedenti, mi guarda e mi dice “Ma qui non c’è il suo nome”. E grazie, ho pensato, i figli hanno il cognome del padre, mica il mio.

Non so se posso farla partire.

Silenzio.

Come?

Eh, non so se posso farla partire. Qui non c’è il suo cognome.

Ho capito, le rispondo anche seccata, ma io è un anno che viaggio così e nessuno mai mi aveva detto niente, anzi, all’anagrafe mi hanno detto che per viaggiare in Italia è sufficiente la carta d’identità senza alcun certificato di maternità allegato.

No, ribatte. Ci devono essere scritti i cognomi sul retro della carta d’identità dei suoi figli.

Ma come? Ma quando mai?

Inizio a innervosirmi e non so bene con chi.

Troppo facile prendersela per l’ennesima volta con il Comune di Modica. E’ come sparare sulla Croce Rossa cavolo!

Aggiunge, saccente, che la legge è del giugno 2012.

La guardo, a quel punto con l’odio negli occhi, e le mostro la data in cui è stata fatta la carta d’identità ai bimbi: 23 agosto 2012.

Forse in quel momento è diventata una discussione inutile, perchè Salvo aveva già prontamente tirato fuori il suo documento e gli aveva fatto vedere che lui era il padre, che il cognome insomma era lo stesso.

Allora l’hostess, vedendomi soffiare come una pentola a pressione (e ancora non sapevo bene con chi prendermela), mi dice, pacata – lei! – “Eccezionalmente vi faccio partire”.

Mi fa un favore capito? Prima mi spiega che è una legge per la tutela dei minori, ma eccezionalmente – sulla fiducia allora – ci fa partire.

Eccezionalmente un caxxo mi viene da dire. Ma sto zitta per ovvi motivi.

La legge è così, in Italia. Eccezionalmente.

Naturalmente, arrivata a Milano, corro su internet a cercare quanto possibile per chiarirmi la situazione. E non chiarisco un tubo, perchè la legge dice che non c’è bisogno di indicare il cognome dei genitori se si resta entro i confini, che i cognomi si possono eventualmente aggiungere in secondo momento (gratuitamente), ma se la Polizia ti ferma potrebbe farti storie.

No allora, fatemi capire: questi cognomi dei genitori servono, o non servono?

Non avendolo ancora capito, venerdì mattina – dovendo passare da Modica bassa – decido di andare in Comune e farli scrivere. Che eccezionalmente non voglio più partire.

Prima l’impiegata fa i sorrisini ai due pazzi che mi sono portata (ovviamente) dietro e che stanno mostrando il meglio di loro, poi, quando le dico che voglio aggiungere i nostri nomi dietro le carte d’identità dei miei figli, si ritira nel guscio.

Perchè?

(Perchè sì, dovrebbe bastarle come risposta, perchè in fin dei conti sono affaracci miei.)

Perchè mi era stato detto che non era necessario ma mi hanno fatto storie per partire.

Per dove?

(E anche qui, che caxxo te ne frega? Mi sta interrogando? Perchè sto solo chiedendole di farle qualcosa che avrebbe dovuto fare un anno fa.)

Per Milano.

E allora non è necessario.

Ho capito, e quindi? Non me li vuole scrivere? Le costa troppa fatica? Il suo tempo è troppo prezioso per perdere trenta secondi per scrivere due nomi?

Non è necessario, le ripeto, ma me li hanno chiesti in aeroporto. Per cui li voglio scrivere.

Non servono per viaggiare in Italia.

Aridaje. Io ho il vaffanxxlo facile e mi sto trattenendo, ma questa sta davvero mettendo a dura prova i miei buoni propositi.

Ho chiesto alla Polizia, mi hanno detto che servono.

Si gira (uh, ho detto la parola magica – e tra l’altro non è vero che ho parlato con la Polizia, ho solo letto sul loro sito internet), prende nervosamente le carte d’identità, il nostro fascicolo, scrive i due nomi e mi dà indietro i documenti.

Ci ha messo più tempo a fare domande che non le competevano che a concludere il tutto.

Non mi saluta nemmeno e si rivolge alla persona dopo di me.

Ma pensa te.

Tra l’altro, ormai la carta d’identità valida per l’espatrio la dovrebbero fare di default, dal momento che il costo è identico all’altra.

Mi fai perdere un anno di vita in aeroporto e ti permetti anche di farmi storie se chiedo di aggiungere i nomi dei genitori sui documenti dei miei figli? E quando lo fai, sei pure seccata?

Ma sai che ti dico?

Che te ne puoi andare a… ops. I buoni propositi.

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5 risposte a “C’è chi dice no. Pure l’impiegata.

  1. Gia’, poi non parliamo del poterucolo dei dipendenti pubblici. Hai ragione, fai quello che ti chiedo e non impicciarti del perche’! Che poi, vedi mai dovessi andare a Lugano??? 😀

  2. L’anno scorso, io ero arrivata qui da pochi mesi, usci’ questa legge proprio in periodo vacanziero (scelta idiota, direi, no?). Su fb si scateno’ un finimondo di amiche che sapevano/non sapevano vero/non vero, e la piu’ straniata era proprio l’impiegata comunale che non sapeva. Alla fine e’ vero, ma serve per l’espatrio.
    Resta il fatto che secondo me averlo e’ sempre meglio.

    • Alla fine ho chiesto a una hostess quando sono rientrata e anche lei mi ha spiegato che non serve ma possono non farti partire – e anche qui, come al solito la legge è molto vaga. La cosa che mi ha innervosita è che se io vengo in Comune a chiederti di aggiungermi i nomi, non devi nemmeno chiedermi per quale motivo (visto che a quanto pare l’unica legge rilevante in Italia è quella sulla privacy – degli altri, mai la nostra), ma fare quello che ti chiedo. Potrei aver bisogno di andare all’estero o potrei semplicemente farlo per una maggior tutela dei miei figli. Poi, tra parentesi, secondo me non dovrebbero nemmeno chiedertelo, ma metterli e via. Anni fa, quando ho rifatto la carta d’identità per la prima volta, mi avevano detto che me l’avrebbero fatta direttamente valida per l’espatrio, che tanto il costo era lo stesso e non aveva senso farla solo per il territorio nazionale… non capisco perchè non hanno applicato lo stesso ragionamento ai miei figli.
      E’ solo che devono sempre farmi girare le balle 😀

      • PS. E dovevi vedere la faccia nera che ha fatto quando mi ha ridato indietro i documenti… manco le avessi chiesto di firmarli col suo sangue…

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