Ebbene sì, ho letto “Fate la nanna”. (Crocifiggetemi.)

Premessa. Io mal sopporto e mal digerisco qualsiasi tipo di intromissione esterna ai miei metodi educativi. Ovvero: io faccio quel che l’istinto mi dice di fare e non permetto a nessuno di dirmi se è giusto o sbagliato.

Detto questo, con Noemi non ho mai avuto problemi di nessun tipo per la nanna, e più in generale un po’ su tutto. Tornate dall’ospedale ha iniziato a dormire tutta la notte, ad avere le coliche serali e a crescere al normale ritmo dei bimbi sani. Io ho avuto tre mastiti nel giro di un mese, ma lei stava bene, e in linea di massima ha sempre dormito otto-dieci-dodici ore di fila, fino a quattordici quando la sera aveva avuto colichette particolarmente fastidiose. Non l’ho mai svegliata per darle da mangiare nè mai ho interferito nel suo ciclo naturale di sonno-veglia. Se dormiva cinque ore la mattina, tre il pomeriggio e quasi nessuna la sera fino a mezzanotte, bene, recuperavo poi, quando si faceva la sua tirata notturna.

Naturalmente, in quanto mamma, ho avuto mille dubbi su ciò che facevo, ma non le ho mai dato a vedere di avere alcuna esitazione. Ero sicura di fronte a lei, serena e felice. Stanca ma appagata.

Nicolas.

Ah, Nicolas. Lui no. Lui è stato un bambino normale, con mille risvegli e poco sonno diurno. Prendeva il mio latte ogni tre ore massimo di giorno e anche ogni due ore la notte. Gli piaceva particolarmente fare la cacca alle due o tre del mattino, per mia immensa gioia. Ma a due mesi e mezzo, come per incanto, ha iniziato ad addormentarsi da solo nel lettino verso le dieci di sera e dormire fino alle quattro o anche le sei. Prendeva un po’ di latte e dormiva ancora un po’.

Ero piacevolmente stupita. Improvvisamente il tutto diventava più gestibile, anche di giorno.

Ma non è tutto oro quello che luccica, e il bimbetto, a ormai quattro mesi, complice una mia ingiustificata ansia nei suoi confronti, ha iniziato a non voler più dormire nel lettino, a voler prendere il latte ogni tre ore di notte e preferibilmente a starmi attaccato, come una prolunga del mio corpo.

Chiariamo: io non so nè pro nè contro il co-sleeping. Ognuno faccia un po’ quel che crede. Io non amo dormire con i bimbi nel lettone, o meglio, amo dormire con loro nel lettone, ma non come abitudine. Io ho bisogno dei miei spazi, di riposare in posizioni umane, di condividere momenti con il mio compagno.

Dopo tre mesi di ansia, di nervoso, di rabbia nel non capire che diavolo gli stava succedendo, su suggerimento di una mia amica, ho ceduto e con fare colpevole ho tirato fuori dallo scaffale della libreria di un centro commerciale il pericolosissimo “Fate la nanna”.

E l’ho anche letto.

E l’ho anche seguito (quasi) alla lettera.

Arriviamo al dunque. Come detto e stradetto, ribadito e straribadito, io non leggo manuali e non accetto consigli, guardo Sos Tata e Jo Frost ma più come confronto che come metodi da applicare.

Ero sfinita. Nicolas non dormiva più, nè di giorno nè di notte. Avevo Noemi nel pieno della frenesia dei suoi due anni. Avevamo una miriade di problemi con la costruzione della casa nuova. Ero in piena crisi esistenziale.

Ogni sera, ogni pomeriggio, ogni volta che dovevo metterlo a letto, mi saliva l’ansia e il nervoso. Sono arrivata a strattonarlo, a detestarlo, a volerlo lanciare lontano da me.

Qualcuno di voi sa cosa significa? Non dite di no, perchè lo sapete. Anche se fingete che vada bene che vostro figlio a un anno e passa si svegli ancora tre o quattro volte a notte. Ve lo dite perchè se no pensate di essere delle cattive madri.

Non c’è niente di male a rendersi conto di essere arrivate al limite perchè c’è qualcosa che non va nelle abitudini di vostro figlio.

Sapevo di aver sbagliato qualcosa. Quando un bimbo così piccolo ha delle difficoltà o dei comportamenti strani, non è mai colpa sua. Mai.

Così ho letto il satanico Estivill.

E mi ha salvata.

Che lui chiami il bambino marmocchio, o moccioso, o diavolo, o furbo, o quel che gli passa per la testa, non mi sconvolge per niente. Ho sentito madri – madri! – dare dei cretini o degli stronzi ai propri figli, che lui dia del marmocchio a un bambino non suo non mi tange, se proprio devo dirlo. Non solo non mi tange, ma credo che usi una sorta di forte ironia per arrivare al punto: siamo noi genitori che sbagliamo, non i bimbi che non sanno.

E alla fine del tutto, un libro va letto, ma non è obbligatorio accettarlo in ogni sua parte. Io ho praticato il suo metodo, mi sono attenuta (e ho fatto attenere gli altri) alla regola dei minuti, alla regola del non prenderlo in braccio ma parlargli con calma e dolcezza e al contempo fermezza. In tre giorni Nicolas è tornato a dormire. (E ora che ha quasi quattordici mesi continua a dormire che è una meraviglia.)

Tornato a dormire.

Perchè lui sapeva dormire. Ero stata io a interferire con il suo ciclo sonno-veglia. Avevo bisogno di capire cos’avevo sbagliato, e seppur con forti parole, il libro satanico di Estivill me l’ha fatto capire.

Quindi care mamme, crocifigettemi. Crocifiggete Estivill e chiunque vi parli senza mezzi termini. Ma uscendo di casa e confrontandovi con voi, non voglio sentire nessuna che mi dica “Sono disperata mio figlio non dorme”. Non è un libro che vi salverà, e non è detto che il metodo sia giusto. Quello che è giusto è questo: la mamma deve fare la mamma, non solo con dolcezza, a volte anche con fermezza, con rimproveri.

Perchè quando vostro figlio avrà otto o nove mesi e tenterà di infilare le dita nelle prese della corrente, voi non lo coccolerete tentando di spiegargli che non va bene (d’altronde vi sorriderebbe e non capirebbe) ma gli griderete un secco “No!” e probabilmente gli tirerete una sberla sulle candide manine.

Seguire l’istinto non vuol sempre dire essere buoni e cari e cedere a tutto ciò che vostro figlio vi chiede (mi confermerete, voi mamme moderne, che i bimbi di adesso sono molto più svegli di quanto non fossimo noi). Seguire l’istinto e fare i genitori implica il mettersi in gioco e saper decidere anche le regole, non solo i giochi.

E non sono certo i manuali da incolpare se qualcosa non va.

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6 risposte a “Ebbene sì, ho letto “Fate la nanna”. (Crocifiggetemi.)

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  3. ho fatto come te. E sono strafelice di averlo fatto.
    Se ci sono mamme che sopportano bene non dormire per anni facciano pure. Io sento che non e’ per me.

    • Infatti.
      Tra l’altro io sono una persona che non ha problemi a lasciar piangere i bimbi e non ci trova niente di male se capisco che sono “capricci” o comunque non c’è niente che li fa stare male (e noi mamme lo capiamo). Faccio loro un sacco di coccole e passo la maggior parte del mio tempo con loro, cercando nuovi modi di stare insieme. Ma quando il sonno manca… è tutto diverso: si perde stabilità, emotiva e fisica in un certo senso, si perde la razionalità.
      Insomma, non si può crocifiggere un libro e definire il metodo “nazista”: mi sembra proprio esagerato….

  4. Bello questo post, interessante il tuo punto di vista. Sono sempre stata convinta che esista una soluzione per ciascuna mamma/bimbo, tu hai trovato la risposta in un libro che ti ha convinto e l’hai fatta tua.
    Io sono arrivata a meta’ del libro della Hogg, provato ad applicare il metodo, poi mi sono stufata e ho deciso che bimba arrivera’ ad addormentarsi da sola quando sara’ pronta, come ha gia’ fatto per tutto il resto. Anche perche’ non ero affatto sfinita ne’ disperata. Ero solo una rompic.. :DDDD e magari avrei peggiorato le cose come in parte e’ successo a te.

    • Io con Noemi ho aspettato i miei e i suoi tempi (questo per insegnarle a dormire da sola nel lettino quando non si addormentava più al seno… tieni conto che l’ho allattata fino all’anno). Purtroppo con Nicolas non sono riuscita, ero troppo nervosa, troppo presa da mille cose e ovviamente lui ha assorbito tutto il mio nervoso e tutta la mia ansia.
      Il “Fate la nanna” è un libriccino minuscolo, ci ho messo meno di due ore a leggerlo, ma sono arrivata lì solo perchè ero sfinita, se no… zero! Fai quello che riesci finchè puoi, io sono convinta che ogni mamma ha dentro di sè una soluzione, anche perchè la bimba la conosci tu e solo tu. Quando ho letto il libro Nicolas aveva otto mesi… hai ancora tempo! E in linea di massima io non lo consiglio se proprio non c’è qualcuno di fronte che riconosco essere disperato come me 😉

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