Dormire

Io ci provo, e ci riesco spesso, ad essere una madre buona, paziente, autorevole e quant’altro. Non mi piace risolvere le cose con le sberle e mi sono ben resa conto che i bambini capiscono molto più di quanto noi adulti crediamo.

Guardo Tata Lucia, Jo Frost e simili e cerco di farmi un’idea su cosa mi va a genio e cosa no. Apprezzo molti dei loro suggerimenti, ne ignoro altri. Sono una mamma che ragiona molto a istinto: non c’è consiglio che accetto se il mio cuore non lo approva.

Un’unica volta ho ceduto alla lettura e alla riproduzione di un metodo: ebbene sì – voi che ora vi rivolterete davanti allo schermo del pc – ho letto e ho messo in pratica il famoso metodo Estivill. Mettetemi in croce ora, ma non solo non l’ho trovato nazista come la maggior parte delle persone crede (e poi finisce per far dormire i propri figli nel lettone fino a 20 anni, che personalmente è qualcosa che va oltre la mia comprensione) ma con Nicolas ha funzionato alla perfezione.

Avevo provato di tutto – e badate bene che per due mesi l’ho fatto dormire nel lettone senza problemi (per comodità mia e sua, visto che l’allattavo ogni tre ore, giorno e notte) e che allo scattare del terzo mese ha voluto da solo il lettino e da solo ha imparato a dormire otto ore – ma al settimo mese, quando ormai la mia sopportazione era al limite e il mio cervello spappolato tra la voglia di sbatterlo al muro e quella di tenermelo per sempre nel lettone, pur di riuscire a riposare, ho ceduto. Ho preso il libriccino magico e l’ho messo in pratica senza pietà.

Tre giorni e il pupo ha ricominciato a dormire tutta la notte e due ore la mattina e due ore il pomeriggio. Non per questo mi ha odiata, anzi. E’ il solito mammone di sempre.

Con Noemi non ho avuto di questi problemi: lei è nata dormigliona e tale è sempre rimasta.

Fino ad ora.

Non c’è Tata Lucia o Jo Frost che tengano: lei il pomeriggio mi deve tirar scema per chiudere occhio. Ho anche pensato che non avesse più bisogno del riposino pomeridiano, ma a tre anni mi sembrava un’idea poco convincente. Tanto più che quando poi si addormenta è capace di dormire anche quattro ore di fila. O cinque. E non è che questo influisca poi sulla notte, perchè la notte dorme comunque.

E quindi mi trovo spesso a farla addormentare dopo uno scapaccione e un bel pianto da parte sua.

“Non si picchiano i bambini! Per l’amor del cielo sono metodi antichi e controproducenti!”

Grazie. Non è che il darle uno sculaccione mi fa poi sentire bene, tutto il contrario. Mi sento uno schifo io e ottengo ben poco. A volte. A volte invece ottengo.

Ma ci sono pomeriggi, come oggi, che i due marmocchi sembrano essersi fatti di prozac perchè hanno la risata incontenibile, sono incontrollabili, irrefrenabili… sono assolutamente privi di sonno.

Non sono una persona che rinuncia, chi mi conosce lo sa fin troppo bene. Io non rinuncio mai, e anche ai miei figli, tendo a non darne una vinta, perchè sono piccoli sì, ma ho già capito di che pasta sono fatti. Dai loro un dito e si prendono la mano. Oggi non li faccio dormire, domani sarà peggio di prima.

Oggi non li ho fatti dormire.

Non c’è stata punizione, minaccia o scapaccione che siano serviti a calmare lo stato d’eccitazione in cui versano.

Il risultato? Io mi sento una madre di merda, e non devo farlo vedere, loro si sentono invincibili.

Sono i momenti come questo che mi fanno perdere la bussola: sto facendo giusto? Sto facendo bene? Perchè mi prendono in giro? Cosa c’è stato nella mia espressione che non è andato a segno?

Io non ho un modello da seguire, sono mamma “così, come viene”, con una sola cosa chiara in testa: io sono la mamma. Non sono un’amica. Sono amichevole, gioco con loro, me li abbraccio, li lancio in aria, li faccio girare, li lavo, li vesto, li porto in giro, assecondo la creatività, propongo il possibile.

E poi tiri una sberla, un’unica sberla. E tutto cade. E’ come se in quell’attimo perdessi la fiducia in ogni mia capacità, perchè mi dico, non è possibile che io abbia come unica alternativa la sberla.

E invece, a quanto pare, sì. Perchè sono umana anch’io. Perchè mi arrabbio anch’io. Perchè una bambina di tre anni sa portarti all’esasperazione. Sa portarti in alto quanto una nuvola leggera, ma sa anche portarti giù, nel fango.

I bambini sanno tutto. I bambini capiscono tutto.

I bambini in fondo ne sanno più di noi. E chissà come, alla fine vincono loro.

Oggi.

01_Fuga dallo zoo_Bovisio

 

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