Non lo so perchè

Come un cane che si morde la coda.

Chissà perchè c’è sempre un periodo dell’anno in cui vado in crisi, e nella mia crisi trascino persone che poi ne vengono a far parte.

Mi hanno chiesto “Nasce prima l’uovo o la gallina?” e io non lo so. Non lo so perchè, ma se mi fermo tutto traballa. Metto in discussione tutto, e l’unica cosa che poi alla fine non si può mettere in discussione è l’essere mamma.

Per cui mi ci aggrappo.

Sbaglio a dare quest’immagine di me. Quella della mamma perfetta, della mamma saccente. Risulto presuntuosa, e chi non conosce la mia storia e non ha voglia di chiedermi perchè non può capire.

La mia vita è spezzata in tanti piccoli frammenti. Come se a ogni evento fosse corrisposta una nuova nascita.

Perdita, e nascita. Rinascita. Cento mille rinascite. Uno nessuno e centomila.

Ma chi mi conosce veramente se fatico io per prima a ricondurmi a un’immagine di me stessa?

Prima di essere mamma dei miei due figli, sono stata mamma a metà di un’altra bambina. Una bambina di cui ora è rimasta una piccola croce di cemento e una piastrella decorata. Un tatuaggio e il desiderio di un altro, per completarlo.

Molti ridurrebbero il tutto alla parola aborto, chiudendo gli occhi e storcendo il naso. Ho imparato a raccontarlo solo alle persone di cui sento di potermi fidare, ma lei c’è.

Volevo essere mamma quando sono rimasta incinta di lei, ma non avevo la vocazione che ho sentito quando mamma non ho potuto esserlo.

Non ho abortito perchè non la volevo. Ho abortito perchè la vita non voleva lei. Non l’ho persa come dico sempre. Ho scelto di non farla venire al mondo. Perchè stava male, perchè in fondo non avrei potuto darle neanche un millesimo di quella che noi chiamiamo “vita”.

Ma certo, una scelta così ti cambia ogni tipo di progetto, di prospettiva. Non si può decidere di lasciarla andare quando è di fatto già una bambina, e non cambiare nel profondo. E non diventare più acida, più critica, più esigente.

Chi ha avuto a che fare con me sa che amo criticare. Non so fino a che punto la mia sia solo una critica e non un giudizio tagliente. A volte sconfino, lo so. In realtà poi di quello che fanno o sono gli altri mi importa poco, fin tanto che quel loro fare o essere non viene a disturbare me o chi mi sta intorno.

Ho delle aspettative molto alte sul mio essere madre. Ho delle aspettative molto alte perchè l’ho promesso a Nicole. Gliel’ho promesso quando già non poteva più sentirmi. L’ho promesso a me stessa, perchè non puoi lasciare andare via una bambina e non fare promesse a te stessa.

Quello che invece mi aspettavo dal mio essere madre di lei era solo una cosa: insegnarle che i sentimenti non si nascondono. Che tutto può essere mostrato, che niente dev’essere trattenuto: se sei felice, ridi; se sei triste, piangi; se sei arrabbiato, urla.

Io faccio così nella mia vita.

E purtroppo i fatti mi portano a tendere sempre verso la rabbia, perchè non solo ho alte aspettative nei miei confronti, ma le ho anche nei confronti degli altri.

La gente pensa che io viva male, ma non è così. Io vivo benissimo, perchè nei momenti in cui sono felice, sono felice. E quei momenti alla fine ripagano di tutto.

Io la felicità la rincorro ogni giorno, e la rincorro anche con rabbia.

Che poi è quello di me che più salta agli occhi. Perchè certo chi ci fa caso al resto? Spesso mi vedono solo quando mi infurio. O ridono di me, o mi guardano strano, quando in mezzo a decine di persone mi metto a fare le facce ai miei figli o grido rumorosamente con loro.

E quanti non mi vedono quando gioco con loro. Non mi vedono perchè in mezzo ai bambini, io sono bambina. E in mezzo ai grandi non mi piace stare.

Io amo vivere tutto di pancia. Che è il contrario di quello che si insegna ai bambini ormai. Magari a parole, ma poi nei fatti si insegna loro che bisogna vestirsi in un certo modo, parlare in un certo modo, comportarsi in un certo modo, studiare in un certo modo, lavorare in un certo modo…

No. Io ai miei figli insegno solo una cosa: l’educazione. L’educazione non è “non si parla con la bocca piena”, l’educazione è il rispetto verso gli altri e verso noi stessi.

Il resto, sceglieranno loro cosa imparare.

Io posso solo mostrar loro quello che ho scoperto in questi (quasi) trent’anni che sono al mondo.

E in trent’anni mi sembra di aver vissuto anche troppo.

La solitudine, il senso di esclusione, la malattia, la rinascita, l’amore, l’aborto, la rinascita, l’amore materno, la solitudine, il senso di esclusione, la rabbia, l’energia, il non senso di appartenenza.

E la felicità. A sprazzi, un po’ ovunque.

La felicità delle piccole cose. La gioia di una giornata al mare. Una corsa sulla spiaggia inseguita da bambini sconosciuti. Una bimba che mi prende per mano senza sapere chi sono. Il parto di Noemi. Il parto di Nicolas. Rivedere Salvo dopo un mese.

E però ora sono qui. E il cane si morde la coda.

Sono in una delle mie mille crisi. Non so perchè e non so chi ho trascinato con me. Non so se sono io o se sono gli altri.

So solo che all’improvviso tutto mi va stretto, e ho voglia di un cambiamento, e ho voglia di andar via, e ho voglia di un altro figlio, e ho voglia di vedere rinascire un amore che sta diventando quotidianità, seppur con tutta la fatica che abbiamo fatto ad arrivare fino dove siamo arrivati.

E ti si sgretola la terra sotto i piedi perchè quello che vuoi e quello che fai viaggiano su due binari paralleli.

Vorrei fermarmi ad aspettare che si incontrino, e chissà, forse si incontreranno in una stazione di scambio, forse si sfioreranno, forse non si toccheranno mai.

binari

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