Eternamente insoddisfatta

E’ così che a volte mi sento. Sono qui e vorrei essere lì, sono lì e vorrei essere qui. Vado da qualche parte ma immancabilmente poi viene la voglia di andare ancora un po’ più in là.

Sono eternamente insoddisfatta. In realtà ora che ho due bimbi sono a un punto in cui le cose stanno così: tutto potrebbe cambiare purchè loro restino così come sono. Il che non è malvagio, anzi. In qualche modo significa che ho dei punti fermi, che quello che realmente volevo c’è.

Il fatto di aver ottenuto, a suon di botte sui denti, quello che desideravo non mi ferma però dal cercare altro. Non mi ferma, punto.

Non ho ancora trovato il mio posto nel mondo. Ho trovato quello della mia famiglia, ma non il mio. Non so se è facile distinguere questa sottile differenza. Per me lo è, anche se sono proprio io che mischio le mie esigenze con quelle degli altri. Sono io che decido di non muovermi di casa perchè per ora per loro è più uno strapazzo che un divertimento. Sono io che rinuncio ad andare in centro a immergermi in libreria perchè non me la sento di lasciarli soli per troppo tempo.

Sono io che decido.

Sono io che trascuro me stessa per soddisfare, finchè posso, i loro bisogni.

Sono io che scappo, sono io che non sento “casa”.

Noemi ce l’ha ben chiaro il concetto di casa. E purtroppo non è lo stesso che ho io. Per fortuna forse lei, di noi, è quella che si adatta più facilmente ai cambiamenti. Dicono che i bimbi soffrono per i cambiamenti, ma la verità è che lei no, lei in fondo si diverte. E’ Nicolas quello più esigente. E’ per lui che evito di uscire troppo spesso. Noemi la portavo ovunque quando aveva otto mesi. Le bastava poco, si adattava ad ogni situazione. Lui no.

E così, è buffo. Mi trovo incastrata tra loro e me. E suppongo che Salvo si trovi incastrato tra loro, se stesso e… me.

Me, questa cosa ingombrante. Questa cosa pensante.

Questa cosa eternamente insoddisfatta.

Non ho mai amato i discorsi mielosi, quelli che ruotano solo intorno ai figli, nel bene e nel male. Non amo chi mette al mondo figli e poi si lamenta perchè la vita è cambiata (forse è questo lo scopo del mettere al mondo figli: farsi cambiare la vita, no?). Non amo chi fa con i figli tutto quello che faceva prima, senza di loro. Non amo chi mette al mondo figli perchè in qualche modo si sente in obbligo, perchè bisogna farlo. Perchè è il ciclo della vita che si ripete.

Ho messo al mondo i miei figli con una profonda consapevolezza. Ognuno di loro tre è stato concepito in un preciso momento della mia vita, con un preciso scopo.

Nicole, Nicole era la mia rinascita. Nicole significava che ero guarita, ed ero guarita anche attraverso un anacronistico desiderio di maternità. E lei, però, era profondamente malata. Quante volte mi sono chiesta se sia stato giusto! Se in fondo era quello che si doveva aspettare da un corpo apparentemente sterile come il mio! E quindi lei, che doveva ridare la vita, per breve tempo mi ha tolto persino la voglia di respirare.

Ma non la voglia di essere madre.

Noemi, Noemi è stato il mio più grande desiderio di felicità. E “felicità”, è proprio quello che il suo nome significa. Noemi è stato il mio miracolo, la mia forza, la mia lotta, la mia ansia, le mie paure, la mia voglia di credere che in tutto c’è un significato supremo. Lei è un po’ la bimba del destino, la bimba che ci ha salvati, la bimba che viene “dopo”.

Nicole è lo spartiacque, lei è la prima vita dopo la morte.

E Nicolas. Nicolas.

Lui è il primo figlio spensierato forse. La prima gravidanza vissuta (tranne per le prime due settimane) con i semplici sentimenti di chi si è scoperta mamma all’improvviso, ma non troppo all’improvviso. Lui è in qualche modo la normalità. La stabilità. Il bambino normale, che piange la notte, che si sveglia ogni tre ore, che mi fa aprire gli occhi la mattina con il pensiero che “no, è troppo presto!”. Il bambino che non è un angelo, che non è perfetto, che ogni tanto mi fa diventare matta.

Nicolas è la normalità.

Ma non è il completamento.

La mia vita non sarà mai completa.

Ci sarà sempre qualcosa che dovrò ancora fare, qualcosa che rimanderò e qualcosa che non farò mai. Ma non perchè non voglia, solo perchè alla fine non c’è tempo per tutto.

E bisogna decidere. Decidere quale cuore seguire. Quale desiderio accantonare, momentaneamente o per sempre.

Quale vita vivere.

Ora sto (ri)vivendo la vita dei miei figli. Sto (ri)nascendo attraverso di loro.

Cosa mi manca allora?

Mi manca un posto da chiamare casa.

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Una risposta a “Eternamente insoddisfatta

  1. casa è …… i tuoi figli …… tuo marito …….. la ricerca del nuovo del diverso del di più del non mi basta è …….. la vita!!!!!

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