Caldo afoso.

Non si muove un filo di vento, l’unica cosa che si muove è “la piccola insolente” dentro la mia pancia. Ormai è grande abbastanza da farsi vedere: un gomito, un ginocchio e improvvisamente mi volta le spalle deformando il mio ventre. Ora singhiozza, e tutto mi balla.
Fa un caldo terribile in questi giorni, non so neanche come io riesca ad avere la forza di sopportarlo. O forse in fondo è solo il sudore che asciugandosi riesce a rendermi un po’ più fresca.
Ma l’unico mio pensiero è rivolto alla visita di lunedì, non ho neanche bisogno di vederla, la mia bimba. Ormai è così presente nella mia vita, nella nostra vita, che un’ecografia non mi cambia molto. E’ come se potessi già vederla. La porto a spasso come un koala, o come un piccolo canguro. La sento avvinghiarsi a me, a volte sento braccia e gambe ovunque, quasi volesse davvero tenersi. Facciamo tutto insieme: dalle pulizie, al lavoro, alle spese, alle passeggiate. Soltanto il bagno in mare non ci è ancora riuscito. Forse non era abituata al freddo dell’acqua di giugno, e così ho preferito uscire dopo un minuscolo tentativo di nuotare. Tutto il suo corpo s’è rannicchiato sotto l’ombelico e la mia pancia è diventata un sasso. Meglio uscire, ho pensato.
Va tutto così bene che a volte mi chiedo se siamo davvero in due, o è solo la mia sensazione, quella di averla qui dentro.
I momenti a tre sono i più belli. Quando lei e il suo papà giocano pur senza essersi ancora visti.
L’unica cosa che mi angoscia sono le imbarazzanti incursioni dei medici nel mio corpo. Vorrei solo essere lasciata in pace in questo mio idillio, e ancora sono qui a scervellarmi per trovare una soluzione, per tentare di imporre la mia volontà al medico. Se non fosse che ormai è tutto per lei, non per me.
Penso e ripenso a come sconfiggere le paure, ma temo sia impossibile.
Al sistema sanitario non può fregare di meno di quello che provo, di quello che sento. A cosa importa loro di profanarmi, o di chi sia a farlo? Se uomo, donna, macellaio o ostetrica? A loro interessano le analisi per tutelarsi.
Mica per tutelare per me. Se fosse per tutelare me farebbero in modo di mettermi a mio agio. Non mandarmi da uno sconosciuto.
E’ tutto quello che riesco a pensare. A lunedì, a come imporre la mia volontà.
Perchè oltre a Noemi, ci sono io.
E ci dev’essere un modo per conciliare il suo bene con il mio.
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