Con le lacrime agli occhi…

Mi trovo a scrivere una nota nel pieno di un attacco di ansia, forse così le poche persone che ho tra gli amici capiranno che non sono pazza, ma che le circostanze mi stanno facendo uscire di me.
Inizia tutto con uno stereo troppo alto che chiedo venga abbassato.
Due anni e due aborti per arrivare a stamattina e tutto ricomincia daccapo.
Allora stavolta lo alzo io lo stereo. Madonna urla in salotto e io in camera tremo dal nervoso, dall’ansia, dalla voglia di spaccare la faccia a qualcuno – perchè c’è gente che capisce solo la violenza, fisica o psicologica che sia.
Faccio di tutto per trattenermi e non andare a citofonare per sprecare per l’ennesima volta parole inutili. Sto qui, con il mio stesso stereo che mi dà un fastidio inconcepibile, con l’unico preciso scopo di dare fastidio agli altri.
Prima di questo stavo piangendo per la mia bambina, perchè qualcosa non mi fa vestire e non mi fa andare al cimitero perchè… è morta. Tanto se mi sente, mi sente anche quando piango di fronte alle notizie della televisione, perchè ogni bambino che muore è lei.
E non basta il fatto che stai male a far capire alla gente che ti deve lasciare in pace. Ma lasciare in pace non significa, come molti di noi erroneamente credono, farsi i fatti propri e non salutarti quando ti incontrano, lasciare in pace significa rispettare la propria libertà. Significa che se abiti in un groviglio di palazzi e tieni lo stereo al massimo tutti saranno costretti ad ascoltare la tua musica, a rinunciare al proprio silenzio.
Io devo rinunciare al mio lutto perchè devo pensare a diventare matta dietro a questo tipo di persone, che non solo non capiscono, ma innanzitutto non rispettano. Eppure pretendono il tuo rispetto.
Allora se io devo rinunciare al mio lutto, il mondo intero deve rinunciare ad avere una persona rispettosa. Perchè io non posso esplodere ogni volta che sento uno stereo. Perchè io non posso andare in tachicardia ogni volta che vedo certe persone. Perchè io non posso aggredire verbalmente ogni tipo di persona che mi fa uno sgarbo.
Ora, ai telegiornali si chiedono il motivo di tante stragi condominiali. Io non arriverò mai a tanto, perchè – per fortuna o purtroppo – ho un autocontrollo e una valvola di sfogo che mi permettono di rimanere al mio posto e di rivolgermi ad altri per farmi giustizia. Ma quando la gente si chiede come mai, io a volte capisco.
Perchè se io mi sento svenire mentre lo stereo di altri entra nel mio lutto, e chiamo Salvo invece di scendere con un martello, ciò non toglie che ci sia gente che non ha un Salvo da chiamare.
Quindi, quando accendete lo stereo – o fate qualsiasi altra cosa che potrebbe arrecare disturbo agli altri – pensateci.
Perchè io ho i soldi per pagarmi un avvocato, altri no.
E soprattutto quando qualcuno vi chiede di smetterla perchè sta male, smettete di pensare egoisticamente a voi stessi, perchè quando avrete bisogno di aiuto tutti vi gireranno le spalle.
E quindi, con le lacrime agli occhi, mi trovo a scrivere una nota perchè capiate che non sono pazza, ma le circostanze mi stanno portando a impazzire. Il traffico e lo specchietto rotto, le strade interrotte, la gente maleducata, le ingiustizie profonde di ogni giorno… io non ho il pelo nello stomaco adeguato per affrontare tutto questo. Non ce l’ho.
Perchè disgraziatamente sono nata con una cosa dentro che si chiama sensibilità.
E maledico ogni giorno della mia vita per questo.
Perchè le mie lacrime non si asciugano mai.
La mia forza è credere profondamente che la ruota gira, gira per tutti. E se ora sono sotto io, prima o poi sotto ci sarà chi se lo merita davvero.
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