Attesa, ansia, desiderio e paura

Basterebbero queste quattro parole per descrivere come mi sento. Ma in realtà tutto quello che ho dentro è talmente contorto che non riesco a fermarlo. So che non dovrei preoccuparmi, so che non dovrei essere in ansia, so… un sacco di cose che mi dicono gli altri. Ma non è possibile, non dopo quello che mi è successo, non dopo che il destino mi abbia strappato la gioia più grande che potessi provare. Aspetto una goccia di sangue, perchè una parte di me preferisce pensare così e non illudersi troppo. Dolore. Fisico, inconfondibile. Anche se cerco di non pensarci, è fisso e non so, oppure so, oppure non voglio sapere. Che strazio essere donna in certe situazioni. La mia bambina è al cimitero. Formiche sulla sua tomba. Le formiche sono animali nobili, Nicole. Non ti preoccupare se camminano sul tuo corpicino esanime. E improvvisamente penso alla sua decomposizione. E come puoi non urlare a Dio che questo è ingiusto? Ed è ancora più ingiusto che ora io sia qui ad aspettare, disperandomi. Pensando che forse passeranno settimane, mesi, anni… prima di poter rimanere di nuovo incinta. Nessuno sostituirà la mia Nicole. Nessuno. Però avrei voluto che restasse con me più a lungo… e invece no. Mi chiedo che cos’ho fatto di male. Me lo chiedo davvero.
Che sia quel che sia, ma che arrivi in fretta.
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