Ogni momento.

Ogni momento è permeato di lei. Ogni sorriso è permeato di lei. Ogni malinconia è permeata di lei.
E’ come se non riuscissi a vivere completamente le mie emozioni, perchè parte sono risucchiate dal pensiero che lei non è qui con me. Che lei però avrebbe dovuto esserci.
Ho paura di incontrare le persone che sapevano che ero incinta. Mi chiudo in un muro di silenzio ripetendo soltanto, io non scendo, ti aspetto in macchina.
Io non scendo, ti aspetto in macchina.
E la gente è molto più sensibile di quanto io pensi.
Ma non voglio vedere i volti delle persone che sanno, ma non dalle mie parole. Non voglio sentirmi chiedere come sto, perchè sto che potrei crollare.
Sono in un equilibrio precario, un equilibrio appeso al filo di un ciclo. Cammino sulla fune, e finora ho fatto passi da gigante. Sono a metà, e quando ti coglie la paura, inizi a tremare, la corda si fa instabile, e ci vuole un attimo a cadere.
Trattengo a fatica le lacrime, in onore di una forza che non ho, ma che devo avere.
Mi sento a un passo dal salto nel vuoto. Mi sento letteralmente appesa a un filo che dà sull’abisso.
L’abisso di una minuscola tomba al cimitero.
L’abisso che s’è inghiottito mia figlia.
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