Funeral blues. (#1)

La testa mi scoppia, sono le 15.45 di una giornata al limite dell’assurdo. Non riesco a stare in piedi per più di due minuti, vorrei teletrasportarmi dall’altro lato dell’universo per non dover pensare a tutto quello che sta succedendo in questi giorni. E come se non bastasse la bara di mio nonno all’altare, una sua cugina è praticamente morta sotto i miei occhi increduli. Sembra che l’abbiano ripresa poi, in ospedale. Ma io non sono rimasta in chiesa. E come? Il prete imperterrito parlava e la gente si chiedeva soltanto se la signora che i paramedici stavano rianimando nel corridoio centrale stesse morendo. E alla fine ho mandato tutto al diavolo, sono uscita e ho pensato che tanto l’ultimo saluto non ho fatto in tempo a darglielo, vedere la bara chiusa sotto un prete sconosciuto che diceva cose insensate in un momento al limite del surreale non aveva senso per me.
Mille pensieri si accavallano nella mia testa, forse è per questo che fa tanto male.
Non ho voglia di vedere nessuno, non ho voglia di sentire nessuno. Ho voglia di sentirmi debole per un po’. E poi chissà, arriverà il mio principe azzurro a trarmi in Salvo.
Per ora no. Per ora non ho voglia di parlare, di spiegare, di dire come mi sento. Perchè sono troppo confusa, perchè vorrei qualcuno e poi alla fine non voglio nessuno.
Perchè mio nonno non può essere morto. E non mi consola sapere che non soffre più. Non mi consola proprio.
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